La radicalizzazione jihadista: il modello DRIA

Pubblicato il 21 ottobre 2017 alle 9:19 in Il commento

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NessunoIl modello DRIA è il frutto delle mie ricerche sui processi di radicalizzazione verso il terrorismo islamico nei paesi occidentali. È basato sullo studio della vita di tutti coloro che sono riusciti a realizzare una strage o un omicidio nelle nostre città dal 2001 a oggi in nome dell’Islam. Il modello DRIA non spiega il processo di radicalizzazione di tutti i terroristi nel mondo, che sono migliaia. Si concentra unicamente su coloro che ho proposto di chiamare “terroristi di vocazione” perché seguono una “chiamata” nel senso che ambiscono ad appagare un bisogno interiore. Ho analizzato le loro vite e, dopo averle posto a confronto, ho trovato che, nella maggioranza dei casi, il loro processo di radicalizzazione segue quattro fasi fondamentali riassunte nell’acronimo DRIA. Il modello DRIA è sviluppato in modo approfondito nel mio primo libro sull’Isis. 

             D=Disintegrazione dell’identità sociale

A causa di una serie di traumi, o di esperienze fallimentari, l’individuo entra in una fase di disagio esistenziale che lo spinge a mettere in discussione i valori in cui aveva sempre creduto e, di conseguenza, il suo posto nel mondo. Alcuni individui assumono un atteggiamento passivo. Altri, invece, si rendono disponibili ad abbracciare nuovi valori in contrasto con quelli precedenti. Questa predisposizione mentale, che i sociologi chiamano “apertura cognitiva”, non rappresenta la soluzione del problema. Rappresenta la disponibilità ad abbracciare un nuovo sistema di idee con cui iniziare una nuova avventura esistenziale.

            R=Ricostruzione dell’identità sociale

L’ideologia jihadista è una delle tante concezioni del mondo che consente la ricostruzione dell’identità sociale di un individuo alla ricerca di nuovi punti di riferimento esistenziali. Coloro che abbracciano l’ideologia jihadista scoprono di avere una grande missione esistenziale da compiere. Può essere utile citare la storia di Mohammod Youssuf Abdulazeez, il ragazzo di ventiquattro anni, laureato in ingegneria nel 2012, che ha ucciso cinque soldati americani a Chattanooga, in Tennessee, il 16 luglio 2015. Prima di abbracciare l’ideologia jihadista, Abdulazeez era precipitato in una condizione esistenziale molto penosa. Era convinto che la sua vita non avesse alcun valore. Un familiare racconta che Abdulazeez aveva sofferto per anni di depressione e di un probabile disturbo bipolare, aggiungendo che aveva abusato di alcool e di pasticche sedative e che, per di più, era passato da un lavoro all’altro, subendo numerosi licenziamenti. Un altro familiare, che ha voluto rimanere anonimo, ha detto: “Abdulazeez sapeva che stava andando alla rovina. […]. Parlava della sua vita che non valeva niente.”

Abdulazeez, abbracciando l’ideologia jihadista, iniziò a percepirsi come un eroe investito di una missione assoluta.

            I=Integrazione in una setta rivoluzionaria

Una volta abbracciata l’ideologia jihadista, l’individuo radicalizzato va alla ricerca di un gruppo di persone con le sue stesse idee. In alcuni casi, riesce a stabilire un contatto diretto con gli altri “Mujahideen”. In altri casi, no. Alcuni individui si dichiarano soldati dell’Isis o di al Qaeda, anche se non hanno mai incontrato i loro membri. Questo fenomeno può essere compreso grazie al concetto di “comunità immaginata” elaborato dall’antropologo Benedict Anderson, il quale ha spiegato che alcuni individui diventano membri di un gruppo attraverso il potere dell’immaginazione.

            A=Alienazione dal mondo circostante

La fase dell’alienazione dal mondo circostante è molto importante perché aiuta i membri della setta rivoluzionaria ad accettare l’idea di uccidere. Per diventare terroristi di vocazione occorre andare incontro a una “trasformazione antropologica” che è favorita da alcune forme estreme di isolamento sociale.

L’alienazione dal mondo circostante svolge una funzione manifesta e una funzione latente. La funzione manifesta è quella di impedire il contatto con il mondo occidentale, ritenuto moralmente corrotto, appagando il bisogno psicologico di sentirsi moralmente superiori. La funzione latente è quella di impedire alla società circostante di esercitare la sua “autorità morale” sulla setta rivoluzionaria, provocando dubbi o rimorsi nei suoi membri. Grazie all’alienazione dal mondo circostante, nessuno potrà mostrare a un ragazzo radicalizzato i punti deboli e le contraddizioni del suo modo di ragionare.

Grazie di leggere Sicurezza Internazionale

 

 

di Alessandro Orsini

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