Crisi del Golfo: Tillerson in visita in Arabia Saudita e Qatar

Pubblicato il 21 ottobre 2017 alle 5:58 in Medio Oriente Qatar

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha iniziato il proprio viaggio in Ararbia Saudita e Qatar, per tentare nuovamente di trovare una soluzione alla crisi del Golfo.

Il 5 giugno 2017, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto avevano interrotto le relazioni diplomatiche con il Qatar, accusato di sostenere e finanziare le organizzazioni terroristiche. Il 23 giugno, i quattro Paesi avevano inviato a Doha, attraverso la mediazione del Kuwait, una lista di 13 richieste che il Paese avrebbe dovuto accettare entro dieci giorni per porre fine all’embargo. Il Qatar aveva rifiutato le richieste, giudicandole in contrasto con il principio di sovranità nazionale, affermando, però, di essere pronta al dialogo per trovare una soluzione alla crisi. Nonostante ciò, la crisi del Golfo è ancora lontana dall’essere risolta. Tra le richieste presentate attraverso il Kuwait vi erano l’interruzione dei rapporti con l’Iran, la chiusura immediata della base militare turca in Qatar e la chiusura dei canali di Al Jazeera Media Network.

Secondo quanto si legge in un comunicato del Dipartimento di Stato americano, a Riad, Tillerson prenderà parte a un incontro del Consiglio di Coordinamento tra il Paese del Golfo e l’Iraq e incontrerà numerosi leader sauditi per affrontare alcune questioni di interesse comune, tra cui il conflitto in Yemen, la crisi del Golfo e l’Iran. A Doha, discuterà con i leader qatarini e gli ufficiali militari americani gli sforzi comuni in materia di lotta al terrorismo, la crisi del Golfo e argomenti regionali e bilaterali, tra cui la situazione dell’Iraq e dell’Iran.

Prima dell’inizio della visita di Tillerson nel Golfo, la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, aveva riferito che il Segretario si era detto contrariato per il fatto che i Paesi del Golfo non avessero ancora trovato una soluzione alla crisi e ha aggiunto che avrebbe “incoraggiato gli Stati a sedersi al tavolo delle trattative”.

Giovedì 19 ottobre 2017, in un’intervista all’agenzia di stampa americana Bloomberg, Tillerson aveva dichiarato: “Non ho molte aspettative sul fatto che la crisi verrà risolta a breve” e aveva aggiunto: “Siamo pronti a giocare qualsiasi ruolo per riunirli, ma, a questo punto, dipende tutto dai leader di questi Paesi”.

Il precedente tentativo di risolvere la crisi del Golfo da parte del Segretario di Stato americano risale al luglio 2017. L’11 luglio Tillerson si era recato a Doha, dove aveva incontrato l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al-Thani, e il ministro degli esteri qatarino, Mohammed bin Abdul Rahman Al-Thani. L’incontro si era concluso con la firma di un memorandum d’intesa che poneva le basi per la cooperazione dei due Paesi nella lotta al terrorismo. Il giorno successivo, il 12 luglio, a Gedda, in Arabia Saudita, il Segretario aveva incontrato i ministri degli esteri dei quattro Paesi dell’embargo per discutere gli ultimi sviluppi della crisi del Golfo.

Il 30 agosto 2017, durante un colloquio telefonico con il monarca dell’Arabia Saudita, re Salman, anche il presidente Trump aveva sollecitato tutte le parti coinvolte nella crisi ad adottare una soluzione diplomatica, nel rispetto di quanto concordato durante la visita del presidente americano a Riad, che si era tenuta il 21 maggio 2017.

Gli Stati Uniti temono che la crisi del Golfo abbia come conseguenza il rafforzamento dei rapporti tra Qatar e Iran. L’Iran è considerato il principale nemico degli Stati Uniti in Medio Oriente. Il Paese è dotato di risorse economiche e militari di rilievo, soprattutto se paragonato ad altri Stati della regione. Inoltre, in tutti i conflitti mediorientali, l’Iran si contrappone agli Stati Uniti e ai suoi alleati. In Siria, combatte a fianco del presidente Bashar Al-Assad; in Libano, sostiene le milizie sciite di Hezbollah e in Yemen quelle degli Houthi; in Palestina sostiene Hamas contro Israele. A differenza di Obama, che aveva cercato una conciliazione con l’Iran, Trump persegue una politica di scontro.

Un chiaro segnale di riavvicinamento tra Qatar e Iran era stata la riapertura della missione diplomatica del Qatar a Teheran, il 23 agosto 2017, dopo che, nel gennaio 2016, Doha aveva richiamato il proprio ambasciatore dall’Iran, in una mossa di solidarietà con l’Arabia Saudita. Quest’ultima, infatti, aveva tagliato i rapporti diplomatici con l’Iran, accusandolo di non aver protetto la propria ambasciata a Teheran, che era stata presa d’assalto dopo l’esecuzione in Arabia Saudita di 47 persone considerate terroristi, tra cui un importante leader religioso sciita, Nimr Al-Nimr.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.