Continua il braccio di ferro tra Stati Uniti e Corea del Nord

Pubblicato il 20 ottobre 2017 alle 12:11 in Corea del Nord USA e Canada

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Gli Stati Uniti sono sempre più convinti che la Corea del Nord stia sviluppando un missile capace di raggiungere il suolo americano.

Il direttore della CIA, Mike Pompeo, ha riferito che l’intelligence americana, da lungo tempo, monitora le mosse di Pyongyang in campo militare e, adesso, sembra che il regime di Kim Jong-un abbia acquisito competenze tali da produrre un razzo intercontinentale. Sia Pompeo, sia il consigliere per la sicurezza nazionale, H.R. McMaster, hanno spiegato che Donald Trump preferirebbe utilizzare mezzi diplomatici per risolvere la questione piuttosto che ricorrere all’uso della forza. Tuttavia, entrambi i funzionari hanno precisato che l’intervento militare rimane nella lista delle opzioni, nel caso in cui la minaccia contro gli Stati Uniti diventasse ancora più imminente.

Dall’altra parte, nel corso di questa settimana, il vice ambasciatore nord-coreano alle Nazioni Unite ha dichiarato che Pyongyang non scatenerà né il proprio arsenale nucleare, né i propri missili, a meno che Washington non abbassi i toni.

La situazione è quindi giunta ad un punto di stallo: nessuno vuole attaccare per primo, ma nessuno ha nemmeno intenzione di cedere alle richieste dell’altro. Gli Stati Uniti non vogliono colpire, ma esigono che la Corea del Nord interrompa ogni sua attività missilistica e nucleare. La Corea del Nord continua a mostrare i denti eseguendo test missilistici, ma promette di non intervenire se gli Stati Uniti smetteranno di essere così ostili.

In un articolo pubblicato su The Diplomat, Franz-Stefan Gady spiega che, nell’eventualità di un conflitto con gli USA e la Corea del Sud, la Corea del Nord sarebbe destinata a soccombere. La guerra sarebbe “perfida, brutale e breve” ma, pur senza l’uso di armi nucleari, potrebbe costare le vite di 20,000 persone al giorno. Analisti militari sono giunti a tale conclusione sia ponendo a confronto l’arsenale nordcoreano, all’arsenale di Seoul e Washington, sia valutando le forze di intelligence dei due Paesi. Al di là delle capacità nucleari e missilistiche in termini quantitativi, ovvero il numero di armi e munizioni, Pyongyang non combatte una guerra da più di 60 anni. Le sue carenze a livello di intelligence sono talmente grandi da non poter essere soppesate nemmeno con un’ingente quantità di artiglieria.

La recente decisione di Trump di de-certificare il patto nucleare iraniano, resa nota il 13 ottobre, ad avviso di molti ufficiali dell’amministrazione, avrà conseguenze negative sui rapporti con la Corea del Nord. John Kerry, segretario di Stato sotto la presidenza di Obama, ritiene che la mossa di Trump rischi di incentivare la proliferazione nucleare, invece che ridurla, e di danneggiare la credibilità degli Stati Uniti. Questo ultimo aspetto, in particolare, potrebbe portare Pyongyang a diffidare ulteriormente da Washington, allontanando e complicando una soluzione diplomatica alle tensioni tra Stati uniti e Corea del Nord.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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