Congresso USA minaccia di sospendere invio di armi all’Iraq

Pubblicato il 19 ottobre 2017 alle 8:37 in USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Congresso americano sta minacciando di sospendere l’invio di armi all’esercito iracheno, se questo non impedirà che gli equipaggiamenti militari finiscano in mano alle milizie sciite appoggiate dall’Iran.

Lunedì 16 ottobre, le truppe federali irachene hanno preso il controllo di Kirkuk e dei giacimenti petroliferi circostanti, sottraendoli ai curdi. Gli scontri si sono verificati in seguito al referendum del 25 settembre scorso per l’indipendenza del Kurdistan dall’Iraq. In tale contesto, i Peshmerga hanno accusato le Popular Mobilization Units (PMU), organizzazione locale sciita sostenuta da Teheran, di aver utilizzato armi di produzione americana. Tale notizia ha provocato diverse critiche, soprattutto da parte di quegli ufficiali statunitensi che, da lungo tempo, temevano che gli equipaggiamenti americani finissero nelle mani di gruppi sponsorizzati dall’Iran.

Il presidente dell’Armed Services Committe del Congresso, John McCain, ha emesso un comunicato in cui ha chiesto alle forze irachene di chiarire immediatamente la situazione, riferendo che “ci saranno conseguenze severe se le armi americane verranno utilizzate da milizie appoggiate dall’Iran”. Allo stesso modo, il repubblicano Trent Franks, il quale siede nell’Armed Services Commitee della Camera dei rappresentanti, ha commentato esortando il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, a evitare qualsiasi attacco esterno o interno contro i curdi, e a “dimostrare che Baghdad non è una marionetta di Teheran”.

Dall’altra parte, le autorità irachene hanno negato le accuse, riferendo che le Popular Mobilization Forces non sono in possesso degli equipaggiamenti militari americani, i quali, al contrario, sono nelle mani dell’esercito di Baghdad. Al momento, l’ambasciata dell’Iraq a Washington ha riferito che i curdi stanno portando avanti una campagna di disinformazione per distogliere l’attenzione dalle loro azioni sinistre, che mirano a portare lo scompiglio tra le forze di sicurezza irachene e gli altri movimenti locali.

In un articolo pubblicato su al-Monitor, il corrispondente americano Bryant Harris spiega che tale questione potrebbe portare il Congresso a tagliare gli aiuti militari al governo iracheno. Washington, annualmente, invia aiuti militari a Baghdad del valore di 1 miliardo di dollari. La legge americana impone al segretario della Difesa di certificare che le autorità dell’Iraq facciano in modo che le armi americane non vengano acquisite da organizzazioni estremiste violente, tra cui quelle appoggiate dall’Iran. L’anno scorso, nel tentativo di porre fine ai legami tra l’esercito di Baghdad e le milizie irachene sostenute da Teheran, il Congresso minacciò di fornire 50 milioni di dollari alle forze sunnite e ai Peshmerga curdi. Tuttavia, a 12 mesi di distanza, continuano a sussistere le stesse problematiche.

Le motivazioni per cui gli Stati Uniti non vogliono che le armi inviate all’esercito iracheno finiscano in mano alle milizie filo-iraniane è presto detta. Teheran è la principale rivale di Washington in Medio Oriente, poiché si contrappone agli Stati Uniti in tutti i conflitti in corso: in Siria, sostiene il presidente Bashar Al-Assad; in Libano, supporta le milizie sciite di Hezbollah; in Yemen, quelle dei ribelli sciiti Houthi; in Palestina sostiene Hamas contro Israele. Il timore degli USA è che l’Iran riesca a estendere ulteriormente la propria influenza nella regione, attraverso l’Iraq dove, in seguito al rovesciamento del regime di Saddam Hussein per mano americana, si è instaurato un regime sciita.

Un articolo del New York Times del 15 luglio 2017, spiega che, in Iraq, le milizie sciite locali appoggiate dall’Iran stanno cercando di stabilire un corridoio tra i due Paesi, per attivare un traffico di militanti e armi per appoggiare le forze sciite del presidente Bashar al-Assad in Siria, e di Hezbollah in Libano.

Nel corso dei tre anni passati, gli USA hanno concentrato le loro forze nella lotta contro l’ISIS, collaborando con il governo di Baghdad per eliminare i terroristi. Nel contempo, l’Iran si è approfittato della situazione estendendo la propria influenza nel Paese vicino, al fine di creare un corridoio con la Siria per avere uno sbocco sul Mediterraneo.

Nonostante la rivalità, sotto l’amministrazione di Barack Obama, gli USA e l’Iran avevano vissuto un importante momento di dialogo, culminato nella firma, nel luglio 2015, dell’accordo nucleare, Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), che prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Tale spiraglio è stato chiuso dall’attuale presidente americano, Donald Trump, il quale, venerdì 13 ottobre, ha de-certificato il patto, da lui definito “un imbarazzo per la nazione”, e sostenendo che l’Iran avesse violato il suo spirito.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.