Barcellona: Alessandro Orsini risponde ai suoi critici

Pubblicato il 19 ottobre 2017 alle 21:41 in Il commento

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Cari lettori,
replico alle critiche rivolte all’editoriale in cui ho invitato a non credere alle parole della ragazza di Barcellona che parla di repressione brutale da parte della polizia spagnola.
Dopo avere ringraziato tutti coloro che hanno letto e commentato l’articolo, il mio suggerimento è di seguire tutti i giorni ciò che accade in Medio Oriente o in Africa per avere migliori criteri di comparazione. Potrebbe essere utile studiare il modo in cui sono state represse le manifestazioni popolari in Egitto, Libia, Siria e Bahrein nel 2011. Gli europei sembrano poco abituati a documentarsi quotidianamente su quello che accade fuori dall’Occidente.

Per avere un’idea precisa di che cosa sia un contesto sociale caratterizzato da violenza brutale, ecco la mia proposta: poniamo a confronto il video della ragazza catalana con il video di questo bambino siriano.  La ragazza catalana e il bambino siriano si rivolgono a noi con la stessa voce disperata. In Siria ci sono stati 400,000 morti; in Spagna zero. È possibile definire entrambi i contesti con il medesimo aggettivo “brutale”?

La comparazione in sociologia serve a diventare più consapevoli, più informati e, di conseguenza, meno manipolabili.

Grazie di leggere Sicurezza Internazionale

di Alessandro Orsini

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