Giudice federale blocca bando anti-immigrati di Trump

Pubblicato il 18 ottobre 2017 alle 16:00 in Immigrazione USA e Canada

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Il giudice federale delle Hawaii, Derrick K. Watson, ha temporaneamente bloccato in bando anti-immigrati emesso dall’amministrazione Trump lo scorso 24 settembre.

In base all’ordine esecutivo del presidente americano, il terzo emesso dall’inizio del proprio mandato presidenziale, a partire dal 18 ottobre, la maggior parte dei cittadini provenienti da Iran, Libia, Siria, Yemen, Somalia, Ciad e Corea del Nord non avrebbe potuto più entrare negli USA, mentre gli individui originari dell’Iraq e alcuni gruppi venezuelani sarebbero dovuti andare incontro a dure restrizioni e a controlli più ferrati. L’obiettivo dell’ordine è quello di salvaguardare la sicurezza nazionale, impedendo l’entrata di potenziali individui pericolosi, in quanto provenienti da Paesi in cui è diffuso il terrorismo. Le due versioni precedenti del bando, emesse rispettivamente il 28 gennaio e il 6 marzo 2017, sono state entrambe bloccate da altri due giudici federali, i quali sostenevano che gli ordini violassero la Costituzione americana.

Ad avviso di Watson, l’ultimo bando emesso da Trump “presenta gli stessi problemi di quelli precedenti, poiché effettua discriminazioni sulla base della nazionalità degli individui”. Il giudice federale è altresì convinto che il governo americano non abbia dimostrato in che modo tali individui potrebbero arrecare danno agli interessi degli Stati Uniti. Dall’altra parte, l’amministrazione ha denunciato la mossa di Watson, riferendo che le restrizioni imposte dall’ordine esecutivo anti-immigrati sono state formulate “in seguito a una profonda analisi sulla sicurezza”. Nel comunicato emesso dalla Casa Bianca, si legge che la decisione del giudice federale sta ostacolando il tentativo di Trump di rendere gli Stati Uniti un Paese più sicuro attraverso un bando che è “legale e necessario”.

Il Washington Post spiega che, secondo gli analisti legali, stavolta, gli oppositori del patto non riusciranno ad annullarlo facilmente, dal momento che le misure messe in atto dall’amministrazione sono state formulate in seguito ad uno scambio di informazioni con i Paesi interessati. Un nuovo duello legale per alleviare le restrizioni, probabilmente, aiuterebbe la Casa Bianca a dimostrare di aver avuto le giuste ragioni per introdurre il bando.

Fin dalla propria campagna elettorale, Trump aveva annunciato di voler adottare una linea dura nei confronti dell’immigrazione, promettendo di voler costruire un muro ai confini con il Messico per limitare il passaggio illegale di migranti. Al di là dei bandi, tale promessa si è concretizzato, il 6 settembre scorso, con l’abolizione del programma Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA), volto a evitare la deportazione dei giovani clandestini giunti negli Stati Uniti da bambini, dando al Congresso sei mesi di tempo per trovare una nuova soluzione legislativa. Il DACA, conosciuto anche come “il programma per i sognatori”, era stato adottato nel 2012 dalla precedente amministrazione di Barack Obama, con l’intento di permettere ai giovani immigrati di poter lavorare legalmente negli USA.

La decisione del giudice Watson ha bloccato temporaneamente il bando proprio alla vigilia della sua entrata in vigore, il 18 ottobre 2017.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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