USA: primo raid in Yemen contro l’ISIS

Pubblicato il 17 ottobre 2017 alle 14:30 in USA e Canada Yemen

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Il Dipartimento della Difesa americano ha annunciato che gli USA hanno bombardato due campi di addestramento dell’ISIS in Yemen, nel governatorato di al Bayda, uccidendo decine di jihadisti. Si è trattato del primo raid degli Stati Uniti contro i miliziani dello Stato Islamico in Yemen.

I campi colpiti venivano utilizzati dai terroristi per l’addestramento dei foreign fighters, i quali si preparavano a compiere attacchi con pistole, granate a propulsione e altre armi. Secondo quanto riportato da The New Arab, alcuni residenti della provincia di Bayda hanno rivelato che i campi di addestramento erano chiamati Abu Bilal al-Harbi e Abu Mohamed al-Adnani, nomi di due leader dell’ISIS.

Lo Yemen, uno dei Paesi più poveri al mondo, è dilaniato da una violenta guerra civile, iniziata nel marzo 2015, che è combattuta tra i ribelli sciiti Houthi, alleati con le forze fedeli all’ex Presidente yemenita, Ali Abdullah Saleh, ed i sostenitori dell’attuale presidente Mansour Hadi. Grazie a questa situazione di forte instabilità, l’ISIS ha sfruttato alcune aree non controllate del Paese per pianificare e dirigere attentati in tutto il mondo, e per reclutare nuovi seguaci. Per di più, i jihadisti dell’ISIS compiono attacchi contro le forze di sicurezza yemenite e i ribelli sciiti, considerati eretici. Il 29 agosto 2016, lo Stato islamico ha rivendicato un attacco suicida contro un campo di addestramento militare dell’esercito yemenita a Sana’a, uccidendo 71 persone e ferendone altre 33.

Le forze americane, in collaborazione con il governo yemenita di Hadi, stanno conducendo operazioni anti-terrorismo contro l’ISIS e al-Qaeda nella Penisola islamica (AQAP), per danneggiare la loro operatività. Attualmente, gli USA sono l’unica forza in Yemen che compie raid per mezzo di droni. Secondo quanto riportato dal New York Times, il 21 settembre 2017, sembra che l’amministrazione Trump voglia eliminare le restrizioni ai bombardamenti al di fuori dei campi di battaglia convenzionali che erano state introdotte dal precedente presidente, Barack Obama, nel maggio 2013. In base a tali limitazioni, le operazioni delle forze di sicurezza speciali e della CIA erano obbligate a colpire esclusivamente quei gruppi di militanti considerati “una minaccia continua e imminente” agli interessi dei cittadini americani. Grazie alle modifiche che la nuova amministrazione vorrebbe applicare, le operazioni militari americane potranno colpire anche quei membri delle organizzazioni che non ricoprono un ruolo di militanti o di leader, che si trovano nelle zone più remote dei Paesi.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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