USA de-certificano patto nucleare con l’Iran: la svolta di Trump

Pubblicato il 16 ottobre 2017 alle 15:01 in Iran USA e Canada

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Venerdì 13 ottobre, gli Stati Uniti hanno segnato un punto di svolta nelle relazioni con l’Iran.

Il presidente Donald Trump, in linea con quanto annunciato nelle settimane precedenti, ha de-certificato l’accordo nucleare, chiedendo al Congresso di modificare la legislazione riguardante l’accordo per contrastare il programma missilistico iraniano. Durante il discorso tenuto alla Casa Bianca, Trump ha riferito che la nuova strategia americana mira a contenere un’ampia gamma di comportamenti destabilizzanti dell’Iran in Medio Oriente: “Prima di tutto, lavoreremo a stretto contatto con i nostri alleati per contrastare le attività nocive di Teheran; in secondo luogo, imporremo ulteriori sanzioni per bloccare il finanziamento del regime iraniano ai gruppi terroristici; in terzo luogo, cercheremo di fermare lo sviluppo del programma missilistico e di armi che sta minacciando l’intera regione. Infine, impediremo definitivamente all’Iran di riuscire a produrre la propria bomba nucleare”. Il presidente americano ha altresì ordinato al Dipartimento del Tesoro di elaborare un nuovo ordine esecutivo contro la Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC), per il loro supporto al terrorismo anche se, ad avviso di alcuni esperti, ciò potrebbe non produrre l’effetto desiderato, in quanto tale organo è già stato sanzionato più volte.

In un articolo pubblicato su Foreign Affairs, Payam Mohseni e Sahar Nowrouzzadeh, direttore e ricercatrice dell’Iran Project, spiegano che, con la de-certificare del patto nucleare, Trump ha essenzialmente vanificato tutti gli sforzi dell’amministrazione precedente per dialogare con l’Iran. L’accordo nucleare, Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), è infatti stato concluso sotto la guida della presidenza di Barack Obama, nel luglio 2015. Le mosse di Trump hanno altresì posto Washington in una posizione di contrasto diretto con Teheran. Tale aspetto, ad avviso degli autori, è quello più problematico, in quanto dimostra che gli USA non sono riusciti a mantenere aperti importanti canali di comunicazione con l’Iran, rischiando di arrivare ad un punto di rottura definitivo. Alla luce di ciò, gli Stati Uniti potrebbero andare incontro a due rischi.

Il primo rischio potrebbe essere quello di aumentare il proprio isolamento e perdere credibilità di fronte ai partner internazionali. Quando il 14 luglio 2015, Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito e Unione Europea firmarono l’accordo nucleare, credevano che gli USA avessero in mente una chiara strategia nei confronti dell’Iran. Con questa svolta, Washington potrebbe non riscuotere più il supporto degli alleati e, senza un fronte unito, permetterebbe a Teheran di rafforzare la sua posizione in medio Oriente. Inoltre, se l’Iran dovesse decidere di non voler più rispettare il JCPOA, gli altri leader internazionali punterebbero subito il dito contro Washington, incolpandolo del fallimento dell’accordo.

Il secondo rischio della decisione degli USA potrebbe essere quello di dare il via a cambiamenti interni all’Iran, nocivi per gli interessi americani. Nonostante il presidente Hassan Rouhani abbia detto di voler prendere tempo prima per formulare una risposta, la de-certificazione dell’accordo, nel lungo periodo, creerà un dibattito tra l’ala moderata iraniana e l’ala più conservatrice riguardo al modo di relazionarsi con gli Stati Uniti.

Payam Mohseni e Sahar Nowrouzzadeh concludono spiegando che, a loro avviso, l’Iran continuerà a costituire una grande sfida per gli interessi americani in Medio Oriente, sia attraverso l’appoggio a determinati attori ostili agli USA, come il regime di Bashar al-Assad in Siria, Hezbollah in Libano e i ribelli sciiti in Yemen, sia attraverso lo sviluppo del proprio programma missilistico. Se il patto nucleare dovesse essere annullato, potrebbe altresì verificarsi una crisi nucleare in Medio Oriente. Per questo motivo, è necessaria una strategia efficace contrasti l’Iiran ma che, allo stesso tempo, renda possibile un dialogo con le sue autorità.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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