USA-Sudan: i benefici della sospensione delle sanzioni

Pubblicato il 14 ottobre 2017 alle 17:29 in Sudan USA e Canada

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Il 6 ottobre, gli Stati Uniti hanno annunciato di essere pronti a eliminare le sanzioni al Sudan, in risposta ai progressi compiuti dallo Stato africano nell’ambito dei diritti umani e della lotta al terrorismo.

Si è trattato di un passo molto importante, in quanto le sanzioni erano in vigore al 3 novembre del 1997. Dagli anni ’90, il Sudan è governato da un regime corrotto che porta avanti pratiche brutali contro i propri cittadini. Dopo aver concentrato tutto il potere nella capitale Karthoum, le aree circostanti sono state marginalizzate ed è stata attuata una violenta repressione contro i residenti non musulmani, soprattutto nella regione del Darfur e nel sud del Paese. Nel 1997, l’allora presidente americano Bill Clinton, ordinò l’imposizione di sanzioni contro il governo del Sudan. Tra le accuse c’erano il supporto al terrorismo internazionale, i continui tentativi di destabilizzazione dei governi vicini e le violazioni dei diritti umani all’interno del Paese, dove era diffusa la pratica dello schiavismo e la negazione della libertà religiosa. Dal momento che tali attività del Sudan vennero considerate come una grave minaccia contro la sicurezza degli gli Stati Uniti, l’amministrazione Clinton impose un embargo sul commercio e sull’intero territorio sudanese, insieme al congelamento di tutti i beni del governo locale.

Grazie al grande impegno del Sudan nelle operazioni anti-terrorismo, lo scorso 24 settembre, l’amministrazione Trump lo ha rimosso dal bando anti-immigrati che impedisce ai cittadini provenienti da determinati Paesi di entrare negli Stati Uniti, per motivi di sicurezza nazionale, lodando il governo di Khartoum per la collaborazione tra le agenzie di intelligence sudanesi e americane. Durante la sua visita in Sudan, nel mese di agosto, il direttore della US Agency for International Development, Mark Green, ha incontrato il primo ministro sudanese, Bakri Hassan Sale, in carica dal 2 marzo 2017. Nell’occasione, Green ha riferito di aver riscontrato un effettivo progresso da parte delle autorità sudanesi, spiegando che Khartoum ha eliminato una serie di misure restrittive nei confronti di alcune aree remote del Paese, rimaste isolate fino a quel momento. La sospensione delle sanzioni, potrebbe incoraggiare ulteriormente il Sudan a riprendere il dialogo con le ultime zone controllate dai gruppi dell’opposizione, in prossimità dei confini del Sud Sudan.

Yasir Zaina, associato dell’Institute of Tomorrow, in un articolo pubblicato su Foreign Affairs spiega che, con la sospensione delle sanzioni, gli Stati Uniti dovrebbero cooperare con il Sudan per portare avanti operazioni anti-terrorismo e riportare la stabilità nel Paese. In primo luogo, Washington e Khartoum potrebbero unire le forze per contrastare la Lord’s Resistance Army, un gruppo di ribelli attivo nelle aree di confine tra il Sudan e la Repubblica Centrafricana. In secondo luogo, i due Paesi potrebbero impegnarsi nel sedare la violenza nella regione del Darfur, e nelle regioni della South Kordofan e Blue Nile, dove le milizie governative hanno dovuto reprimere la ribellione del movimento Sudan People’s Liberation Movement-North. In terzo luogo, la sospensione delle sanzioni permetterà l’invio nel Paese africano di aiuti umanitari nelle aree più remote.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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