Israele: l’accordo di conciliazione palestinese allontana la pace

Pubblicato il 13 ottobre 2017 alle 11:10 in Israele Medio Oriente

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Hamas e Al-Fatah hanno raggiunto uno storico accordo di conciliazione. Il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, si è espresso contro il patto, accusandolo di costituire un ulteriore ostacolo al raggiungimento della pace con Israele.

Giovedì 12 ottobre 2017, durante una conferenza stampa congiunta a conclusione della prima sessione di dialogo tra le due parti, Hamas e Al-Fatah hanno dichiarato di aver raggiunto un accordo di conciliazione. Si tratta dell’implementazione del patto firmato dalle due parti il 4 maggio 2011, per porre fine alle divisioni. L’accordo, mai entrato in vigore, mirava a formare un governo ad interim che governasse nella Striscia di Gaza, in attesa delle successive elezioni.

Secondo quanto concordato dai due movimenti, giovedì 12 ottobre 2017, Hamas e Al-Fatah si impegneranno a facilitare l’introduzione di misure che consentano al Governo di accordo nazionale palestinese di assumersi le proprie responsabilità e di governare su tutto il territorio palestinese, sia nella Striscia di Gaza sia in Cisgiordania.

Da parte sua, il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, si è espresso contro l’accordo tra Hamas e Al-Fatah, affermando che “la riconciliazione con un’organizzazione omicida che mira a distruggere Israele non rende la pace più vicina, ma la allontana”.

In un post sulla propria pagina Facebook, Netanyahu ha dichiarato che Tel Aviv “si oppone a qualsiasi riconciliazione nella quale l’organizzazione terroristica Hamas non si disarmi e non ponga fine alla sua guerra per distruggere Israele” e ha aggiunto “non c’è niente che Israele desidera di più della pace con tutti i suoi vicini. La riconciliazione tra Hamas e Al-Fatah rende la pace difficile da realizzare”. Netanyahu ha continuato affermando che “la riconciliazione con gli assassini è parte del problema, non parte della soluzione”. Israele fa riferimento al fatto che il destino delle brigate Ezzedin Al-Qassam, il braccio armato di Hamas, rimane un punto non chiaro dell’accordo di conciliazione.

I rapporti tra Israele e Hamas sono sempre stati molto tesi. Nell’ultimo mese, si sono ulteriormente inaspriti a causa degli scontri nella spianata delle moschee. Dal 2008 ad oggi, Israele e Hamas hanno combattuto tre guerre. L’ultima, meglio nota come “Operazione Margine di protezione”, si è conclusa il 26 agosto 2014, con il raggiungimento di una tregua tra le due parti. L’intento dichiarato dell’operazione israeliana era quello di fermare il lancio di missili dalla striscia di Gaza verso il proprio territorio. Nonostante ciò, gli scontri tra le due parti continuano. L’ultimo risale al 9 ottobre 2017, quando Israele ha bombardato una postazione di Hamas nella Striscia di Gaza, in risposta al lancio di un missile verso il proprio territorio.

In un comunicato emanato dall’Ufficio del Primo Ministro israeliano, poco prima della pubblicazione delle dichiarazioni di Netanyahu su Facebook, il governo israeliano aveva espresso una posizione più mite in merito all’accordo di conciliazione palestinese, affermando che avrebbe rispettato l’accordo internazionale e le condizioni del Quartetto. Il Quartetto per il Medio Oriente è un raggruppamento di nazioni e organismi internazionali e sovranazionali coinvolti nella mediazione del processo di pace nel conflitto israelo-palestinese, che comprende Nazioni Unite, Unione Europea, Russia, Stati Uniti e Regno Unito. Tuttavia, l’Ufficio aveva anche sottolineato che “fino a quando Hamas non accetterà di disarmarsi e continuerà a inneggiare alla distruzione di Israele, Gerusalemme considererà l’organizzazione responsabile per tutti gli atti terroristici che provengono da Gaza”.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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