Catalogna: i retroscena della dichiarazione d’indipendenza “sospesa”

Pubblicato il 13 ottobre 2017 alle 5:50 in Europa Spagna

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Sarebbe stato Artur Mas, ex presidente della Catalogna e architetto del referendum indipendentista, a convincere Carles Puigdemont della necessità di sospendere l’indipendenza appena proclamata, aprendo una frattura in seno al movimento secessionista. Fondamentale il ruolo del Partito Democratico Catalano, la formazione del Presidente.

La decisione di Carles Puigdemont di proclamare l’indipendenza della Catalogna e di sospenderla 44 secondi dopo averla proclamata è frutto di una serie di riunioni e incontri molto tesi, che hanno causato una frattura in seno alla galassia secessionista. È quanto riporta il principale quotidiano catanano, El Periódico, che riferisce i retroscena della “dichiarazione d’indipendenza sospesa” che prolunga la situazione di incertezza che attraversano la regione e la Spagna intera.

Il quotidiano riferisce che già il 2 ottobre, il giorno dopo il referendum, in seno al Partito Democratico Catalano (PDECat) erano sorti dubbi sulla proclamazione uniltarale d’indipendenza, e l’ex capogruppo parlamentare Francesc Homs aveva dichiarato che i risultati del referendum non rappresentavano una base sufficientemente valida per dichiarare l’indipendenza da Madrid.

Nei giorni successivi, la grande fuga delle banche e delle grandi imprese da Barcellona aveva messo in allarme la leadership del PDECat, storicamente legata alla borghesia commerciale e agli industriali catalani. Il Partito Democratico Catalano nasce nel 2016 dallo scioglimento di Converència Democrática de Catalunya che, assieme ad Unió Democrática ha governato la Catalogna per moltissimi anni (1980-2003 e 2010-2015) sotto l’emblema della coalizione Convergència i Unió (CiU).

Convergència i Unió ha rapprsentato per un trentennio il catalanismo “moderato e pattista” cui ha fatto riferimento alle Cortes Mariano Rajoy lo scorso 11 ottobre. La coalizione catalanista ha partecipato alla commissione che ha redetto al costituzione spagnola ed ha consentito in diverse occasioni la formazione di maggioranze parlamentari a Madrid, tanto a guida socialista come a guida popolare. Molti ex leader della coalizione hanno infatti preso la parola contro la proclamazione d’indipendenza e rivendicando il ruolo “classico” che il catalanismo moderato assegnava alla Catalogna, quello di locomotiva economica e avanguardia culturale della Spagna.

Il partito, di centro-destra, si è sentito, insomma, appiattito sulle posizioni dell’alleata Sinistra Repubblicana di Catalogna e, ancor di più, della sinistra antisistema, la Candidatura d’Unitat Popular (CUP).

Il 7 ottobre Puigdemont si è riunito con l’ex presidente Artur Mas, che dal 2012 ha condotto il processo che avrebbe dovuto portare all’indipendenza della Catalogna, e che a gennaio del 2016 ha dovuto passare il testimone a Carles Puigdemont proprio su pressione della CUP. Mas avrebbe riferito a Puigdemont le sue perplessità su un’eventuale proclamazione d’indipendenza unilaterale e le pressioni ricevute da quei settori imprenditoriali catalani storicamente vicini aConvergència i Unió. Artur Mas, che non ha mai nascosto la propria ambizione di diventare il primo Presidente di una Catalogna indipendente, ha sottolineato come la Catalogna non fosse pronta per una “indipendenza reale” e probabilmente neanche per affrontare le conseguenze della reazione di Madrid.

Il 9 ottobre Puigdemont avrebbe espresso le sue perpessità agli alleati, concordando con Sinistra Repubblicana e con la CUP una proclamazione d’indipendenza da firmare solennemente in Parlamento, e di sospenderla poi per due settimane. Solo un’ora prima dell’intervento in aula il presidente catalano, d’accordo con il leader di Sinitra Repubblicana e vicepresidente Oriol Junqueras, ha informato la CUP che non avrebbe letto la dichiarazione d’indipendenza in sede parlamentare e che non avrebbe posto limiti di tempo alla sospensione.

La formazione antisistema ha protestato con Puigdemont, assicurando di essere stata “tradita” dal Presidente. In molti hanno visto nello sviluppo della vicenda una “vendetta” dell’ex presidente Mas sul partito di estrema sinistra che lo ha costretto ad abbandonare la guida della Catalogna nel gennaio 2016. Mas, applaudito in più occasioni dalla camera catalana nel corso dell’intervento di Puigdemont lo scorso 10 ottobre, avrebbe convinto infatti tanto Puigdemont come Junqueras a sottrarre alla CUP il ruolo di protagonista del processo indipendentista che la formazione gioca da oltre un anno.

Mas, forte delle prese di posizione della Commissione Europea e di altri attori internazionali, ha sottolineato come la remota possibilità di una mediazione internazionale, o comunque di un qualche dialogo con Madrid, si poteva poggiare esclusivamente sul fatto che Puigdemont non proclamasse l’indipendenza in forma radicale e unilaterale. L’ex presidente ha fatto presente anche che a dialogare con il governo spagnolo e con la comunità internazionale avrebbe dovuto essere un governo moderato e non un ostaggio della sinistra radicale.

Puigdemont, pertanto, ha sospeso la proclamazione d’indipendenza meno di un minuto dopo averla solennemente annunciata, e si è detto aperto ad un dialogo “senza condizioni e senza limiti di tempo”.

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Traduzione dal catalano e dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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