USA all’Egitto: interrompere relazioni con Pyongyang o adotteremo misure più stringenti

Pubblicato il 12 ottobre 2017 alle 9:56 in Egitto USA e Canada

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L’amministrazione Trump ha reso noto che, se l’Egitto non interromperà i rapporti con la Corea del Nord, verranno adottate ulteriori misure punitive.

La notizia è stata riportata da alcune fonti diplomatiche, le quali hanno rivelato al quotidiano The New Arab che gli Stati Uniti hanno messo in guarda l’Egitto circa il regime di Pyongyang. “Il ritardo del Cairo nel chiudere le relazioni con la Corea del Nord ha fatto arrabbiare i servizi di intelligence americani, tanto che l’amministrazione Trump potrebbe adottare misure molto dure nei confronti dell’Egitto”, ha spiegato la fonte.

Le tensioni tra Washington e il Cairo sono iniziate lo scorso 22 agosto, quando l’amministrazione Trump ha deciso di imporre restrizioni a un pacchetto di aiuti del valore di 96 milioni di dollari destinati al Cairo e di rinviare l’erogazione di un altro finanziamento militare da 195 milioni di dollari. Le accuse vertevano intorno alla violazione dei diritti umani e all’intrattenimento di relazioni controverse con la Corea del Nord. La mossa di Trump è stata una sorpresa dal momento che, solo lo scorso 3 aprile, il presidente americano aveva accolto alla Casa Bianca il leader egiziano, Abdeh Fattah al-Sisi, lodando le forti relazioni tra i due Paesi.

L’Egitto è sempre stato uno degli alleati più stretti degli Stati Uniti nell’area nordafricana, ricevendo circa 1,3 miliardi di dollari all’anno dagli USA. A causa dell’instabilità economica, aggravata dalla presenza di gruppi armati estremisti legati all’ISIS, soprattutto nella zona della penisola del Sinai, l’Egitto, nel corso degli anni, ha negoziato aiuti del valore di miliardi di dollari con vari Stati e organi, come il Fondo Monetario Internazionale e la World Bank.

Il 28 agosto, sono state rese note 6 condizioni che l’Egitto avrebbe dovuto rispettare per il ripristino degli aiuti economici americani, tra cui la cancellazione di una legge ratificata a fine maggio dal presidente al-Sisi, che bandisce l’attività delle organizzazioni non governative in territorio egiziano, maggiori libertà politiche, e l’interruzione dei rapporti con la Corea del Nord. Dagli anni ’70, il Cairo intrattiene relazioni amichevoli con Pyongyang. Prima della guerra con Israele del 1973, i piloti nordcoreani addestrarono i piloti degli aerei da guerra egiziani e, nel 2015, le Nazioni Unite riferirono che il porto egiziano di Said era stato utilizzato da alcune compagnie nordcoreane per il traffico di armi.

Lo scorso primo ottobre, il governo egiziano ha negato che un carico di armi inviato durante l’estate in Egitto dalla Corea del Nord fosse destinato alle proprie forze armate. Tale carico, intercettato dall’intelligence americana nel mese di agosto, conteneva 30,000 razzi a propulsione e 79 casse contenenti copie dei missili sovietici RPG-7, di produzione nordcoreana e destinate all’esercito egiziano. Secondo quanto riferito dal Washington Post, un’indagine dell’Onu avrebbe rivelato l’esistenza di un accordo militare segreto tra Cairo e Pyongyang del valore di 23 milioni di dollari. Nonostante ciò non sia stato confermato, ad avviso del quotidiano americano l’episodio ha messo in luce le difficoltà riscontrate dai leader mondiali nel cercare di isolare economicamente la Corea del Nord. Alcuni analisti hanno spiegato che Kim Jong-un, noncurante delle sanzioni degli USA e delle Nazioni Unite, sta continuando a trarre profitto dalla vendita di armi a basso costo a una serie di clienti, che includono diversi Paesi, tra cui alleati chiave degli Stati Uniti, come l’Egitto.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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