UE vuole riaprire la propria ambasciata in Libia

Pubblicato il 12 ottobre 2017 alle 6:01 in Europa Libia

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L’Unione Europea ha intenzione di riaprire la propria ambasciata in Libia, non appena miglioreranno le condizioni di sicurezza del Paese nordafricano.

La notizia è stata annunciata martedì 10 ottobre dagli ufficiali europei, i quali hanno offerto il proprio supporto politico al governo di Tripoli, guidato dal premier Fayez Serraj, sostenuto dall’Onu. In occasione di un summit previsto per il 19-20 ottobre a Bruxelles, l’Unione Europea riferirà di voler velocizzare l’apertura di una propria sede permanente in Libia. Tuttavia, non sono ancora stati resi noti dettagli circa le tempistiche di tale iniziativa.

L’UE aveva spostato la propria missione dalla Libia alla Tunisia a metà del 2014, in concomitanza del peggioramento delle condizioni di sicurezza libiche. L’Italia è l’unico dei 28 Stati membri dell’Unione ad avere riaperto la propria ambasciata nel Paese nordafricano, lo scorso febbraio. L’UE è impegnata a sostenere la Libia non sono nel raggiungimento dell’unità politica, ma anche nella gestione dei flussi migratori che attraversano il mediterraneo per raggiungere le coste europee. In tale ambito, nel luglio 2015, l’UE ha lanciato l’Operazione Sophia, con lo scopo di contrastare l’attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo la rotta Mediterraneo centrale e meridionale. Dall’inizio delle attività, sono stati arrestati 117 scafisti, e sono state sequestrate 282 imbarcazioni. Inoltre, dall’ottobre 2016, l’UE è impegnata nel sostegno e nell’addestramento della Guardia Costiera e della marina libica.

Dall’ottobre 2011, anno in cui il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è giunto nuovamente sull’orlo di una guerra civile. Attualmente, sono presenti due governi rivali, uno a Tobruk e l’altro a Tripoli. Entrambi si rifiutano di riconoscere l’autorità dell’altro. Questa situazione di instabilità ha reso il Paese nordafricano un terreno fertile al traffico degli esseri umani, dove i migranti sono soggetti ad abusi continui e, spesso, vengono costretti in centri di detenzione per mesi.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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