Sud-Est Asiatico: Pattuglie aeree anti-terrorismo

Pubblicato il 12 ottobre 2017 alle 21:02 in Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Indonesia, Malesia e Filippine hanno avviato un pattugliamento aereo congiunto sul Mare di Sulu per controllare i movimenti di sospetti terroristi. Si tratta di un’iniziativa che mira a evitare la diffusione a macchia d’olio delle organizzazioni estremiste islamiche nel Sud-Est Asiatico.

Dopo l’assedio della città di Marawi, nel sud delle Filippine, da parte del gruppo Maute formato da terroristi locali che hanno giurato fedeltà all’Isis, il 23 maggio scorso, i paesi del Sud-Est Asiatico hanno iniziato a temere la diffusione di movimenti estremisti nella loro regione. Per questo, nel mese di giugno Malesia, Indonesia e Filippine hanno avviato un programma di pattugliamenti navali congiunti nel Mare di Sulu, a cui il 12 ottobre si sono aggiunti quelli aerei.

L’obiettivo comune dei paesi del Sud-Est Asiatico è quello di monitorare i movimenti dei militanti estremisti che negli ultimi mesi si sono spostati da Malesia e Indonesia per unirsi alle fila del gruppo Maute nell’isola meridionale delle Filippine di Mindanao, l’unica grande zona a maggioranza islamica nelle Filippine cattoliche.

Il ministro della difesa delle Filippine, Delfin Lorenzana, ha dichiarato che i pattugliamenti aerei – il cui avvio è stato ritardato a causa dei combattimenti prolungati a Marawi – saranno di grande utilità per monitorare meglio i gruppi estremisti che si muovono tra i diversi paesi del Sud-Est Asiatico. I controlli aerei permetteranno ai tre paesi di evitare che altri militanti giungano a Mindanao e controlleranno i tentativi di fuga verso Malesia e Indonesia di quelli arrivati negli ultimi mesi.

I controlli aerei trilaterali verranno svolti a turno di mese in mese dall’aviazione dei paesi coinvolti, la Malesia ha avviato l’operazione e verrà poi dalle Filippine e dall’Indonesia.

I paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico – di cui Malesia, Indonesia e Filippine fanno parte, sono preoccupati – anche per il rientro di molti foreign fighters partiti dalla regione e unitisi alle fila dell’Isis in Medio Oriente che ora cercano di tornare nei loro paesi di origine. La preoccupazione maggiore dei governi è che questi combattenti esperti possano unirsi ai gruppi terroristici presenti nella regione e portare a una maggiore diffusione dell’estremismo.

Nella città di Marawi, nelle Filippine meridionali, il conflitto tra militanti ed esercito si è protratto per 5 mesi ed è ora nella sua fase conclusiva, secondo quanto riferito dall’esercito filippino. L’assedio di Marawi, durante il quale i militanti hanno tentato di instaurare un califfato islamico nel Sud-Est Asiatico, ha dimostrato che la presenza di gruppi estremisti nella regione è capillare e allarmato i governi. Al contempo, l’emergenza umanitaria e le violenze portate avanti dal governo birmano ai danni della minoranza etnica islamica Rohingya in Myanmar preoccupano tutti i paesi dell’area. Discriminazione e operazioni di pulizia etnica ai danni dei musulmani possono condurre alla radicalizzazione e all’emergere di gruppi estremisti come la Arakan Rohingya Salvation Army (ARSA). L’ARSA ha condotto una serie di attacchi coordinati alle stazioni di polizia di confine con l’obiettivo di attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla crisi umanitaria dei Rohingya, ma ciò che ha ottenuto è stata una violenta repressione da parte dell’esercito e l’esodo di 519 mila persone verso il Bangladesh.

Sicurezza Internazionale quotidiano di politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.