Iran: 435 esecuzioni capitali dall’inizio dell’anno

Pubblicato il 12 ottobre 2017 alle 11:07 in Iran Medio Oriente

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In Iran sono state eseguite 435 pene capitali dall’inizio del 2017. Tra le persone che sono state condannate a morte 5 sono minori.

In occasione della giornata mondiale contro la pena di morte, che si è tenuta il 10 ottobre 2017, l’organizzazione umanitaria Iran Human Rights ha pubblicato un report nel quale rivela che almeno 435 persone, di cui 5 minori, sono state giustiziate in Iran dal gennaio 2017. Tra queste, 219 sono state condannate a morte per crimini legati alla droga.

In questo contesto, l’Iran ha approvato una legge che emenda la normativa antidroga. La norma era stata approvata dal Parlamento, ma deve ancora essere approvata dal Consiglio di Guardia della Rivoluzione per diventare legge.

Secondo quanto si legge nel report, quando la legge verrà introdotta, più dell’80% di circa 4000 prigionieri che sono stati condannati alla pena capitale con l’accusa di crimini legati alla droga verrà salvato dalla condanna a morte. Si consideri che in Iran, circa il 50-60% delle condanne a morte sono dovute ad accuse per crimini legati alla droga. All’inizio del 2017, i membri del Comitato di Giustizia del Parlamento avevano chiesto alla magistratura di sospendere le esecuzioni dei prigionieri accusati di tali crimini fino a quando il destino della nuova legge fosse divenuto più chiaro. Nonostante ciò, sembra che queste esecuzioni continuino. Fino ad oggi, 219 persone sono state giustiziate con tali accuse.

Nel 2002, il World Coalition Against the Death Penalty (WCADP) aveva fissato il 10 ottobre come appuntamento annuale per la giornata mondiale contro la pena di morte. Quest’anno l’argomento principale della giornata è stata la povertà, dal momento che l’organizzazione ha riscontrato un collegamento tra le vittime della pena di morte e le persone che vivono nelle aree più povere e marginalizzate del mondo.

Nonostante il legame tra povertà e pena di morte non sia stato ancora approfonditamente studiato nel caso dell’Iran, il report dell’Iran Human Rights suggerisce che la maggior parte delle vittime delle esecuzioni capitali, in particolare condannate per crimini legati alla droga, appartengono alla parte più povera e marginalizzata della società iraniana. Le ragioni potrebbero essere almeno tre. La prima è che le persone si dedicano al traffico di droga per sfuggire alla povertà. La seconda ragione è che coloro che vivono nella povertà non hanno un alto grado di istruzione e, dunque, non conoscono i propri diritti legali. La terza ragione per cui le vittime della pena di morte sono le persone che vivono negli strati sociali più poveri e marginalizzati è che questi individui non possono permettersi un avvocato che li salvi dall’ottenere la condanna capitale.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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