Catalogna: un minuto di indipendenza

Pubblicato il 11 ottobre 2017 alle 6:03 in Europa Spagna

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Il presidente catalano Carles Puigdemont proclama l’indipendenza della Catalogna sulla base dei risultati del referendum del 1 ottobre, ma un minuto dopo sospende la secessione in attesa di negoziati con Madrid. Delusione in piazza, l’opposizione insorge. Il governo centrale respinge la richiesta definendo “inammissibile” la secessione.

19.41 del 10 ottobre 2017: Carles Puigdemont, presidente della Generalitat de Catalunya, proclama solennemente, sulla base del voto referendario del 1 ottobre, la nascita della Repubblica Catalana e la secessione dalla Spagna. Un minuto dopo lo stesso Puigdemont sospende la dichiarazione d’indipendenza in attesa di ulteriori negoziati e convoca il parlamento per la prossima settimana.

Il presidente della Generalitat ha dunque assunto il “mandato del popolo” per proclamare l’indipendenza della Catalogna. “Con il referendum – ha affermato Puigdemont in un lungo discorso al Parlamento di Barcellona – la Catalogna si è guadagnata il diritto di essere uno Stato indipendente, la Catalogna deve essere ascoltata, stiamo vivendo un momento storico e come Presidente assumo il mandato del popolo affinchéché la Catalogna si converta in Stato indipendente di forma repubblicana”.

“È un momento critico e serio e dobbiamo prenderci le nostre responsabilità per eliminare la tensione e non incrementarla – ha aggiunto il leader catalano, che ha accusato le forze di sicurezza di Madrid di avere influito sil voto. Secondo Puigdemont, che ha ringraziato tutti coloro che gli si sono rivolti in un senso o nell’altro in questi giorni, “è evidente che quella della Catalogna non è una questione interna ma europea”.

Nel corso dell’intervento Puigdemont ha sottolineato il ruolo della Catalogna nel ristabilimento della democrazia in Spagna dopo la morte del Generale Franco ed ha elencato una lunga serie di torti che – a suo dire – la regione ha subito in nome della Costituzione. “La Costituzione spagnola è indubbiamente democratica – ha dichiarato – ma c’è democrazia anche al di là della Costituzione”.

“Non siamo delinquenti, non siamo pazzi, non siamo golpisti, siamo gente normale che chiede di poter votare” – aveva affermato il Presidente catalano nel corso del suo discorso, nel quale aveva riconosciuto che la gente che ha votato e quella che la scorsa domenica ha manifestato per l’unità della Spagna fanno parte dello stesso popolo. “Dobbiamo trovare il modo di intenderci” – ha sottolineato.  Pertanto la Catalogna “sospende la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione”.

Grande delusione nella folla radunata nei pressi del parlamento di Barcellona dalle associazioni indipendentiste. Delusa anche la CUP, Coalizione di Unità Proletaria, la sinistra anti-sistema che chiedeva indipendenza subito.

Insorge l’opposizione. Inés Arrimadas, leader di Ciudadanos in Catalogna e capo dell’opposizione, ha accusato il Presidente di aver portato a termine un golpe, mentre il socialista Miquel Iceta ha sottolineato “il problema non è dell’Europa o della Spagna, il problema è nostro” ed ha accusato Puigdemont di allungare la tensione e l’incertezza.

Dopo le parole di Puigdemont il gruppo Planeta, che possiede oltre cento case editrici spagnole, ha deciso di spostare la sua sede da Barcellona a Madrid, come hanno già fatto decine di imprese. Puigdemont ha minimizzato la fuga di banche e aziende, mentre Iceta ha ricordato come in occasione del referendum separatista del Québec le grandi aziende si trasferirono da Montréal a Toronto, senza fare ritorno dopo il fallimento della consultazione.

Il governo centrale ha definito “inammissibile” la dichiarazione di indipendenza catalana, ed ha reso noto che Rajoy ha convocato un Consiglio dei Ministri straordinario e parlerà alle Cortes alle 16:00 di oggi pomeriggio, riservandosi di assumere tutte le misure necessarie per far rispettare l’ordine costituzionale.

Solo Podemos, tanto a livello nazionale come in Catalogna, ha apprezzato il discorso di Puigdemont definendolo sensato ed ha invitato Rajoy a rispettare la democrazia e a sedere al tavolo delle trattative, appellandosi nuovamente ad una trattativa internazionale.

La mediazione internazionale, tuttavia, sembra fallita prima di nascere. Il presidente francese Macron, da Francoforte, ha dichiarato che né la Francia né la UE sono disposte a sottomettersi al “ricatto” catalano, mentre il ministro degli esteri Angelino Alfano ha dichiarato: “L’Italia ritiene inaccettabile la dichiarazione unilaterale di indipendenza e rigetta ogni escalation. Esprimiamo la nostra fiducia nella capacità del governo spagnolo di tutelare l’ordine e la legalità costituzionali e, di conseguenza, di garantire il rispetto dei diritti di tutti i cittadini”. Anche il Messico ha reso noto che non riconoscerà alcuna Repubblica Catalana.

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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