Siria: pochi giorni alla liberazione di Raqqa

Pubblicato il 10 ottobre 2017 alle 18:11 in Medio Oriente Siria

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Il portavoce delle Syrian Democratic Forces, Jihan Sheikh Ahmed, ha dichiarato che le milizie curde “annunceranno la liberazione di Raqqa entro pochi giorni”.

Un comandante delle Syrian Democratic Forces ha riferito che le milizie hanno iniziato la fase finale della battaglia contro lo Stato Islamico nella serata di domenica 8 ottobre 2017. L’assalto dei curdi, sostenuti dalle forze della coalizione internazionale, a guida americana, colpirà il centro della città e sarà mirata a circondare lo stadio di Raqqa. Lo stadio, insieme all’ospedale e a una rotatoria, nella quale venivano esposte le teste mozzate dei nemici dell’ISIS, sono le ultime zone della città ancora sotto il controllo dell’organizzazione.

Raqqa era la capitale de facto dello Stato Islamico in Siria, un centro operativo dal quale l’organizzazione monitorava la gestione delle aree orientale, centrale e settentrionale del Paese e dal quale l’ISIS pianificava i propri attacchi. L’offensiva per liberare la città è iniziata il 6 giugno 2017 e vede coinvolte le Syrian Democratic Forces, che combattono via terra, e le forze della coalizione internazionale, a guida americana, le quali intervengono nel conflitto attraverso attacchi aerei. Il 1 settembre 2017, le milizie curde avevano annunciato di aver preso il controllo della città vecchia, una delle aree maggiormente presidiate dai jihadisti.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le Syrian Democratic Forces hanno svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le operazioni delle Syrian Democratic Forces sono sostenute dagli Stati Uniti, che armano le milizie curde e combattono dal cielo, mentre queste ultime avanzano sul campo. L’amministrazione Trump, come pure in precedenza quella di Obama, ha sempre considerato i curdi un alleato fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico.

Nonostante i successi militari ottenuti dalle milizie curde, le organizzazioni umanitarie hanno più volte espresso la propria preoccupazione per la situazione dei civili a Raqqa. Nella città, infatti, continuano le morti collaterali causate dai raid aerei della coalizione internazionale, a guida americana, che combatte contro lo Stato Islamico. Il 2 ottobre, 45 civili sono morti in un raid della coalizione internazionale, a guida americana, che ha colpito la città. Il 26 settembre, un attacco della coalizione aveva colpito un edificio residenziale nel quartiere di Al-Badu, a Raqqa, nel nord-est della Siria, uccidendo almeno 30 persone.

Lunedì 25 settembre, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha reso noto che, soltanto nel marzo 2017, i bombardamenti americani a Raqqa avevano ucciso almeno 84 civili, tra cui decine di bambini. Il 20 marzo, gli aerei della coalizione guidata dagli USA avevano colpito la scuola di Badia, presso Mansoura, uccidendo 40 persone, tra cui 16 minori. Due giorni dopo, altri 44 civili, di cui 14 bambini, erano morti in un bombardamento contro il mercato di Taqba.

Infine, il coordinatore regionale per i rifugiati siriani, Panos Mumtzis, ha dichiarato che la lotta contro il terrorismo ha reso i civili degli “scudi umani” e ha aggiunto: “In questo momento, le persone, a Raqqa, si trovano in una situazione molto brutta. Ottomila persone si trovano in uno stato di assedio, senza elettricità, acqua o cure mediche e non possono fuggire. Se provano a fuggire, mettono in pericolo le loro vite, se rimangono, sono comunque in pericolo”.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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