The New Arab denuncia la ricetta europea per limitare i flussi migratori dall’Africa

Pubblicato il 10 ottobre 2017 alle 12:21 in Europa Immigrazione

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Mossa dalla necessità di limitare gli arrivi dei migranti, l’Unione Europea sta penalizzando la difesa dei diritti umani. 

E’ quanto ha denunciato il quotidiano The New Arab, il quale rende noto che l’UE sta pagando il Sudan per limitare i flussi migratori verso l’Europa, aiutando indirettamente il regime di Khartoum a rafforzarsi, anche se è noto per le brutalità che commette contro i propri cittadini. La notizia è stata diffusa in seguito alla decisione degli USA, comunicata il 6 ottobre, di sospendere le sanzioni economiche contro il Sudan. Tali misure erano state adottate il 3 novembre 1997 dall’allora presidente americano Bill Clinton che aveva accusato il Sudan di sostenere il terrorismo internazionale, destabilizzare i governi vicini e violare i diritti umani nel Paese, dove era diffusa la pratica dello schiavismo e la negazione della libertà religiosa. Dal momento che le attività del Sudan vennero considerate come una grave minaccia contro la sicurezza degli Stati Uniti, l’amministrazione Clinton impose un embargo sul commercio e sull’intero territorio sudanese, insieme al congelamento di tutti i beni del governo locale, con l’obiettivo di raggiungere un cambio di regime che desse il via a una transizione democratica. Il presidente sudanese Omar Bashir, salito al potere con un colpo di stato nel 1989 e eletto presidente nel 1996, è ancora oggi alla guida di un regime caratterizzato da una profonda corruzione. Bashir è altresì ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità, ed i suoi funzionari sono accusati di essere collusi con i trafficanti di esseri umani nei rapimenti e nelle torture di centinaia di rifugiati eritrei.

The New Arab continua la propria denuncia spiegando che, nonostante la consapevolezza delle massicce violazioni dei diritti umani da parte di Khartoum, l’UE sostiene il Sudan e altre nazioni del Corno d’Africa attraverso il programma Khartoum Process, inaugurato il 22 dicembre 2015, il cui obiettivo è quello di rafforzare i confini di questi Paesi, combattendo i traffici e limitando i flussi di migranti illegali. Il Regno Unito, in particolare, ha ricevuto numerose avvertenze da parte di compagnie del settore civile che hanno denunciato la diffusione di centri adibiti per le torture in tutto il Sudan, dove spesso spariscono numerosi attivisti. Tuttavia, stando alla denuncia del quotidiano, Londra e gli altri Paesi stanno pompando fondi nelle tasche di “note milizie armate criminali”, che praticano stupri e altre azioni violente contro i rifugiati e i migranti.

In un articolo pubblicato su Foreign Affairs, Jerome Tubiana, ricercatore presso lo Small Arms Survey, ha spiegato che, nell’ambito del Karthoum Process, in cambio dei fondi europei, il governo sudanese ha posizionato ai confini con la Libia le truppe delle Rapid Support Forces, reclutate tra le milizie della regione del Darfur, area del Sudan in preda ad un conflitto civile tra le milizie locali ed il governo centrale dal 2003. Il leader delle Rapid Support Forces, il Brigalier Generale Dagalo, ha dichiarato di aver arrestato 20,000 migranti e ha minacciato l’UE di riaprire i confini se le autorità europee non avessero fornito ulteriori aiuti economici. Per questo motivo, ad avviso di Jerome Tubiana, i Paesi dell’Unione Europea devono essere molto cauti nel fare accordi con i leader tribali e con i governi africani.

Dal giugno 2016, sotto la pressione dell’Unione Europea, e con la promessa di supporto finanziario, anche le autorità del Niger hanno iniziato a contrastare i flussi di migranti, arrestando i trafficanti e confiscando i veicoli, per limitare gli arrivi in Europa. L’Italia, appoggiata dall’UE, dallo scorso febbraio a oggi, ha concluso diversi accordi in materia di immigrazione con la Libia, fornendo il proprio supporto economico al governo di Tripoli, guidato da Fayez Serraj, e addestrando gli agenti della Guardia Costiera libica.  Il 21 settembre scorso, The New Arab ha altresì denunciato che le autorità di Tripoli, nonostante il supporto italiano, non sono in grado di controllare il territorio nazionale e, pertanto, ricorrono all’appoggio delle milizie armate locali. In particolare, nel corso dell’estate passata, è stato riportato che il gruppo armato Anas al-Dabbashi ha stretto un patto con il governo di Serraj per impedire alle imbarcazioni di migranti di salpare verso l’Italia e gli altri Paesi europei, in cambio dell’amnistia per le attività criminali della milizia legate al traffico di esseri umani. Alla luce di ciò, continua il quotidiano, se l’Italia appoggia il governo di Tripoli – che scende a patti con i gruppi armati – significa che è disposto a chiudere un occhio sulla violazione dei diritti umani.

Nonostante le accuse di The New Arab, occorre ricordare che il nostro Paese ha accolto il maggior numero di migranti che hanno attraversato il Mediterraneo, registrando rispettivamente 181,000 sbarchi nel 2016, e 107,028 dal primo gennaio al 9 ottobre 2017. Allo stesso modo, l’Europa intera è stata interessata da una grave crisi migratoria che, nel 2016, ha portato allo sbarco nel continente di 361,000 migranti. Nel tentativo di far fronte alla situazione, il governo italiano, così come gli altri governi dell’Unione Europea, ha dato la priorità al raggiungimento di accordi bilaterali con i Paesi dell’Africa maggiormente coinvolti nel transito dei flussi migratori.

The New Arab, quotidiano in lingua inglese dedicato al mondo arabo, effettua spesso denunce contro le violazioni dei diritti umani.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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