L’Italia è luogo di transito o base logistica per l’Isis?

Pubblicato il 9 ottobre 2017 alle 17:22 in Il commento

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Cisnetto 3

Anis Hannachi, il fratello del terrorista di Marsiglia, è stato arrestato a Ferrara. Pare che abbia combattuto per l’Isis in Siria. Questo induce alla preoccupazione. Tuttavia, sarebbe sbagliato credere che l’Italia sia una terra di transito o una base logistica per l’Isis.

Ho analizzato tutti gli attentati jihadisti dalla strage del Bataclan del 13 novembre 2015 fino a oggi. In nessuno di questi attentati, i terroristi sono transitati per il territorio italiano per realizzare gli attentati, né hanno utilizzato l’Italia come base logistica.

Chiunque lo creda è vittima di un’illusione ottica. Gli esempi, che aiutano a chiarire, sono due. Il primo riguarda Anis Amri, l’autore della strage contro il mercato natalizio di Berlino del 19 dicembre 2016 che causò 12 morti. Siccome Anis Amri si era radicalizzato in un carcere italiano, alcuni pensano che abbia realizzato l’attentato di Berlino muovendo dal nostro paese. Non andò così. Anis Amri, uscito dal carcere e si recò in Germania, dove arrivò nel luglio del 2015. Il che significa che, prima dell’attentato, visse per un anno e mezzo in Germania, dove realizzò i dettagli del piano. L’Italia c’entra con Anis Amri, ma non c’entra niente con il suo attentato. In Italia, Anis Amri non avrebbe potuto operare perché la polizia aveva scoperto il suo processo di radicalizzazione osservando i suoi comportamenti in carcere e, infatti, aveva decretato la sua espulsione in Tunisia che si rifiutò di accoglierlo.

Il secondo esempio riguarda l’attentato contro il London Bridge del 3 giugno 2017 che causò 8 morti. Uno dei tre attentatori, Youssef Zaghba, aveva nazionalità italiana da parte di madre. Fu fermato una prima volta all’aeroporto di Bologna, il 15 marzo 2016, mentre cercava di recarsi a Instanbul con lo scopo di passare in Siria. Quando si trasferì a Londra, le autorità italiane allertarono i servizi londinesi. Tra la partenza per Londra e il giorno della strage, Youssef Zaghba rientrò in Italia una sola volta per dieci giorni. In quel breve periodo di tempo, la polizia italiana gli fu sempre con il fiato sul collo. In sintesi, il fatto che Anis Amri e Youssef Zaghba abbiano calpestato il suolo italiano durante la loro esistenza non significa che l’Italia sia stata una terra di transito per i loro attentati e, men che meno, una base logistica. L’idea secondo cui l’Italia non ha subito attentati perché chiude un occhio nei confronti dei terroristi dell’Isis è falsa. Lo dimostra il fatto che Anis Amri, in fuga dalla Germania, fu ucciso proprio dalla polizia italiana a Sesto San Giovanni. L’Italia, almeno finora, non ha subito attentati per ragioni complesse che non è possibile sviscerare in questa sede, ma che ho affrontato altrove. Un’altra fonte di confusione sono le espulsioni che, essendo frequenti, inducono a credere che in Italia ci sono molti terroristi. Sarebbe sbagliato crederlo. L’Italia non può espellere i terroristi, ma solo arrestarli. Diventare terroristi significa violare la legge italiana e questo implica un processo. Il ministero dell’Interno non ha mai espulso terroristi, ma coloro che sono sopettati di avere simpatie per l’Isis. È possibile che l’arresto di Ravenna apra nuovi scenari, ma, almeno finora, l’Italia non ha avuto alcun ruolo negli attentati dell’Isis in Europa.

Il fatto che Salah Abdeslam, uno degli attentatori della strage di Parigi del 13 novembre 2015, sia passato per l’Italia nel mese di agosto 2015 fu confermato da Angelino Alfano il 23 novembre 2015, allora ministro dell’Interno. Tuttavia, nessuna indagine ha mai confermato che quel passaggio fosse funzionale alla realizzazione della strage del Bataclan, ovvero al reclutamento, all’addestramento o al reperimento di armi per l’attentato. Per poter affermare che l’Italia è luogo di transito per i terroristi dell’Isis, occorre dimostrare che l’Isis ha una strategia che consiste nel passare attraverso l’Italia per raggiungere le città che colpisce. Se un militante di Hamas passa per l’Italia, non vuol dire che Hamas abbia una strategia militare basata sul passaggio in Italia per colpire Israele.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale

 

di Alessandro Orsini

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