L’Iran minaccia gli Stati Uniti

Pubblicato il 9 ottobre 2017 alle 18:48 in Iran Medio Oriente

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Il capo del Corpo delle guardie della rivoluzione iraniana, il generale Mohammed Ali Jafari, ha intimato agli Stati Uniti di allontanare le proprie basi militari dal confine iraniano, nel caso decidano di imporre nuove sanzioni all’Iran. Obama aveva cercato la distensione con l’Iran; Trump cerca lo scontro. Arrivano i primi effetti della nuova linea della Casa Bianca.

Domenica 8 ottobre 2017, Jafari ha dichiarato “se entreranno in vigore nuove sanzioni, il Paese dovrebbe spostare le proprie basi nella regione a 2000 km” di distanza dal raggio dei missili iraniani.

Le basi militari americane sono state installate in alcuni Paesi vicini all’Iran, tra cui Bahrein, Iraq, Oman e Afghanistan. Questi Paesi distano meno di 500 km dai confini iraniani e possono essere facilmente raggiunti dai missili balistici di Teheran.

Jafari ha rifiutato l’idea di negoziare con Washington in merito alle questioni regionali e ha dichiarato che, se gli Stati Uniti etichetteranno il Corpo delle guardie della rivoluzione iraniana come un gruppo terroristico, le forze iraniane faranno altrettanto e “tratteranno l’esercito americano nello stesso modo in cui trattano i terroristi dell’ISIS in tutto il mondo e, soprattutto, in Medio Oriente”. Il generale ha aggiunto che queste sanzioni eliminerebbero per sempre “ogni possibilità di coinvolgimento” tra Stati Uniti e Iran.

Il 5 ottobre 2017, durante un incontro con gli ufficiali di alto livello dell’esercito americano, Trump aveva annunciato che, entro il 15 ottobre, comunicherà ufficialmente la propria decisione in merito al rinnovo dell’accordo sul nucleare. Secondo quanto riferito dal  New York Times, il presidente annullerà l’accordo. Ciò farebbe parte di una più ampia strategia mirata a inasprire i controlli sul programma di missili balistici iraniano e sulle sue attività di penetrazione strategica in Medio Oriente. L’obiettivo sarebbe quello di mettere sotto pressione Teheran su diversi fronti, con particolare riferimento al suo programma missilistico, al supporto nei confronti dei gruppi militanti, in primis Hezbollah, e al suo intervento nella guerra civile siriana a fianco di Bashar Al-Assad.

L’accordo sul nucleare era stato raggiunto il 14 giugno 2015 tra l’Iran e i membri del gruppo 5+1 ovvero USA, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania. Il patto imponeva all’Iran una limitazione del programma nucleare in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali nei settori finanziario e del petrolio. Il 18 luglio 2017, a poco più di due anni dalla firma dell’accordo, l’amministrazione Trump aveva accusato Teheran di aver violato lo “spirito” del patto, pur avendone rispettato le condizioni. In tale occasione, gli Stati Uniti si erano detti preoccupati per “le sue attività nocive in Medio Oriente”, facendo riferimento, in particolare, al programma di missili balistici iraniano e al contributo del Paese nell’accrescere le tensioni regionali. Di conseguenza, il presidente americano aveva imposto nuove sanzioni contro Teheran.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana IRNA, lunedì 9 ottobre 2017, durante il suo incontro settimanale con la stampa, il portavoce del Ministero degli esteri iraniano, Bahram Qasemi, ha dichiarato: “Speriamo che l’amministrazione americana non commetta questo errore strategico e smetta di percorrere il sentiero sbagliato”. E ha aggiunto che gli Stati Uniti saranno costretti ad affrontare le conseguenze delle loro decisioni sbagliate.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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