Barcellona: migliaia in piazza per l’unità della Spagna

Pubblicato il 9 ottobre 2017 alle 6:04 in Europa Spagna

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Migliaia di persone, guidate dal Premio Nobel Mario Vargas Llosa e dall’ex presidente del Parlamento Europeo Josep Borell, hanno sfilato a Barcellona per l’unità nazionale e contro il nazionalismo catalano, mentre Rajoy assicura che impedirà la dichiarazione d’indipendenza e nel fronte secessionista sorgono dubbi dopo la fuga delle banche e delle grandi aziende.

“Basta, recuperiamo il senno” – con questo slogan, coniato dal premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa e dall’ex presidente socialista del Parlamento Europeo Josep Borrell, migliaia di persone sono scese in piazza a Barcellona domenica 8 ottobre per manifestare contro l’indipendentismo e a favore dell’unità nazionale. La marcia, organizzata dall’associazione anti-indipendentista Societat Civil Catalana, e sostenuta da diverse personalità pubbliche e partiti politici, è la prima grande risposta di quella che gli organizzatori considerano “la maggioranza silenziosa” che rifugge la sfida secessionista.

I manifestanti hanno ripetuto slogan chiedendo le dimissioni di Puigdemont, e affermando l’orgoglio di essere catalani e spagnoli. Parlando in catalano, in aranese e in spagnolo, Mariano Gomá leader di Societat Civil Catalana, ha ricordato “siamo la voce della società civile, la voce della maggioranza dei catalani: non riusciranno a dividerci”. La decisione di parlare in aranese è a favore della minoranza linguistica della Valle d’Aran, contraria all’indipendenza della Catalogna.

“Siamo armati di idee, di ragione e della convinzione profonda che la democrazia spagnola è qui per rimanere e che nessuna congiura indipendentista la distruggerà, non vogliamo che le banche e le industrie se ne vadano dalla Catalogna, come se fosse una città medievale assediata dalla peste – ha dichiarato Mario Vargas Llosa nel suo intervento, che ha concluso la manifestazione – vogliamo che la Catalogna torni ad essere la locomotiva industriale della Spagna, la capitale culturale della Spagna”. Il Premio Nobel ha ricordato come Barcellona ha rappresentato nella storia di Spagna la porta dell’Europa e quindi “la porta della libertà e della democrazia” e non può diventare “la capitale di un paese del terzo mondo”.

Borrell ha definito i mezzi di comunicazione catalani “una vergogna democratica” ed ha lanciato un appello a Puigdemont a non proclamare l’indipendenza unilaterale per evitare una rottura insanabile nella società catalana e al vicepresidente catalano Junqueras a “smettere di mentire e di ingannare la gente”. “Nessuna folla, per quanto gridi, può porsi al di sopra della legge” – ha concluso l’ex leader socialista, prima di rivolgere un appello in inglese e francese agli stranieri a non credere che la Catalogna sia una colonia o un paese occupato.

Gli organizzatori assicurano che la manifestazione, che ha raccolto 950.000 persone, è la più grande concentrazione di gente nella capitale catalana fin dai giochi olimpici del 1992.

La grande sfilata unionista ha avuto luogo 24 ore dopo che migliaia di persone hanno manifestato in diverse città spagnole chiedendo “dialogo” tra il governo centrale e la Generalitat catalana, convocate da partiti e organizzazioni di sinistra. Sabato aveva avuto luogo a Madrid una grande manifestazione unionista, organizzata da movimenti e partiti nazionalisti.

In un’intervista al quotidiano El País, il premier Rajoy, ha assicurato che il governo “agirà contro qualunque dichiarazione d’indipendenza, in qualunque modo si svolga”.  Accusato da più parti di assistere inerte al susseguirsi degli eventi e di non aver fatto ricorso all’articolo 155 che consente al governo di sospendere l’autonomia di una regione, Mariano Rajoy ha così cercato di rassicurare un paese intimorito.

Il Premier ha aperto ad un governo di unità nazionale per affrontare la crisi ed ha sottolineato che comunque tutte le decisioni saranno prese in accordo con le forze politiche “costituzionaliste” e cioè socialisti e liberali. Rajoy ha ribadito inoltre che gli spagnoli “hanno un governo che difenderà, com’è nei suoi obblighi, l’unità del paese e la sovranità nazionale”.

Decine di aziende, intanto, stanno sfruttando il decreto che consente il “trasferimento-express” della sede legale dalla Catalogna ad altre regioni della Spagna. Dopo i grandi gruppi bancari Sabadell e CaixaBank, rispettivamente trasferiti ad Alicante e Palma di Maiorca, sono le multinazionali e le grandi aziende a lasciare Barcellona. Gas Natural, Naturhouse, Oryzon, Eurona, Banco Mediolanum, Arquia Banca, Agbar e Dogi sono tra le imprese che hanno lasciato la Catalogna nell’ultimo fine settimana.

Una delegazione di imprenditori catalani si è recata a Girona, dove vive il presidente catalano Puigdemont, per esporgli la grave preoccupazione degli operatori economici riguardo alla situazione. Il Presidente della Generalitat ha ammesso che la fuga delle imprese è di “estrema gravità” per la Catalogna e ha riconosciuto che sta studiando i modi per guadagnare tempo.

La proclamazione unilaterale d’indipendenza, inizialmente prevista per lunedì 9 ottobre, è stata sposta a martedì 10 dopo che il Tribunale Costituzionale ha sospeso la seduta del parlamento accogliendo un ricorso del Partito Socialista.

L’ex presidente della Generalitat e architetto dell’indipendenza catalana, Artur Mas, molto legato alla borghesia imprenditoriale della regione, in un’intervista al Financial Times, ha affermato che la Catalogna “si è guadagnata il diritto di proclamarsi indipendente”, aggiungendo che tuttavia “la Comunità Autonoma non ha ancora stabilito le basi per l’indipendenza reale”.

“Per essere indipendenti c’è bisogno di cose che noi ancora non abbiamo” – ha ammesso. Le parole di Mas, il leader che nel 2012 ha avviato il processo di rottura con Madrid e che non ha mai nascosto l’ambizione di diventare il primo Presidente della Repubblica di una Catalogna indipendente, hanno causato grande impatto nella galassia secessionista e reso manifesti i dubbi che accompagnano l’eventuale dichiarazione d’indipendenza unilaterale.

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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