Il dilemma dei rifugiati afghani in Europa

Pubblicato il 9 ottobre 2017 alle 8:46 in Afghanistan Immigrazione

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I cittadini afghani le cui richieste di asilo sono respinte dai Paesi europei vengono rimandati immediatamente in Afghanistan, venendo esposti a gravi rischi.

E’ quanto ha denunciato Amnesty International in un recente report intitolato “Afghanistan: Forced Back to Danger: Asylum-Seekers Returned from Europe to Afghanistan“, in cui l’organizzazione umanitaria racconta i numerosi casi di richiedenti asilo afghani che, una volta giunti in Norvegia, Olanda, Svezia e Germania, vengono costretti a rientrare nel proprio Paese di origine, andando incontro a condizioni di insicurezza. Nel 2016, sono stati almeno 10,000 i cittadini afghani rimpatriati forzatamente.

L’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica che dura da decenni per via dei continui scontri tra i talebani e le forze locali. Dopo essere stati sconfitti dagli Stati Uniti, in seguito all’invasione del 2001, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e cercare di riprendere il controllo del governo. Nonostante il supporto della NATO, le autorità di Kabul continuano a trovarsi in grossa difficoltà a causa della loro forza. Secondo il Country Report on Terrorism del governo americano, nel 2016, l’Afghanistan è stato il secondo Paese del mondo per numero di attentati terroristici, con un totale di 1,340 attacchi che hanno causato la morte di 4,561 persone. Dall’aprile 2015, l’Afghanistan è colpito dalla violenza della Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nella regione, che compie spesso attacchi contro le minoranze sciite locali.

Amnesty International spiega che, nonostante ciò, i Paesi europei rimandano indietro i richiedenti asilo, non curandosi delle situazioni pericolose a cui essi verranno sottoposti. Questa politica è stata messa in atto il 5 ottobre 2016, data in cui la Brussels Conference on Afghanistan ospitò i rappresentanti di 75 Paesi e di 26 organizzazioni internazionali e agenzie per affrontare la questione della sicurezza del Paese asiatico. Nell’occasione, l’Unione Europea si impegnò a supportare le autorità di Kabul, donando circa 5 miliardi di euro sotto forma di aiuti umanitari, e venne firmato un documento chiamato “Joint Way Forward”, il cui obiettivo era quello di facilitare il rimpatrio in Afghanistan dei cittadini afghani presenti in Europa. A un anno di distanza, per aumentare le deportazioni, al-Jazeera in lingua inglese riporta che i governi europei stanno pagando i rifugiati afghani per convincerli a tornare nel proprio Paese.

Nonostante l’intento di solidarietà del Joint Way Forwards, tale documento mira a esercitare pressione sulle autorità afghane, affinché accettino un numero sempre crescente di rimpatri. A tale riguardo, sembra che il ministro della finanza di Kabul, Eklil Hakimi, abbia riferito: “Se l’Afghanistan non coopererà con l’UE sulla crisi dei rifugiati, ci saranno conseguenze negative per il nostro Paese in termini di diminuzione di aiuti”. Più semplicemente, l’Afghanistan avrebbe accettato il Joint Way Forward per paura di perdere i miliardi di donazioni promessi dall’Unione Europea.

In conclusione, Amnesty International sottolinea che il Paese asiatico è ancora troppo pericoloso per effettuare rimpatri di massa. Fino a quando i governi europei non prenderanno coscienza di ciò, le vite di decine di migliaia di rifugiati afghani presenti in Europa saranno incerte.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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