USA: la Cina è troppo indietro sui diritti umani

Pubblicato il 8 ottobre 2017 alle 13:56 in Asia Cina

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La Cina è sempre di più un attore importante sul panorama internazionale, ma in materia di diritti umani e di riforme politiche non fa abbastanza, secondo il rapporto della Commissione Esecutiva sulla Cina del Congresso degli Stati Uniti.

La Commissione Esecutiva sulla Cina del Congresso degli Stati Uniti ha rilasciato il suo report per il 2017. Il documento critica aspramente la situazione dei diritti umani in Cina e sostiene che l’attuazione dello stato di diritto, la libertà di culto e i diritti umani hanno subito un peggioramento nel corso dell’ultimo anno.

La Cina svolge un ruolo sempre più importante sul panorama internazionale. Nel corso del 2017, attraverso gli interventi dei suoi leader presso i maggiori consessi mondiali, Pechino si è proposta come guida della comunità internazionale su temi come il commercio, la tutela dell’ambiente e la globalizzazione economica. Allo stesso tempo, internamente, la Cina continua a registrare una crescita economica senza precedenti che ha portato anche all’uscita dallo stato di povertà di decine di migliaia di persone. Tutto questo, però, non è sufficiente, secondo la Commissione degli Usa, perché non è accompagnato da riforme politiche.

La Cina afferma di essere una “potenza responsabile”, ma ha dimenticato che le grandi potenze hanno l’onere di rispettare i diritti umani. Si tratta di diritti umani sanciti nella costituzione cinese stessa e nei trattati costituenti degli organismi internazionali di cui Pechino è membro attivo.

Il presidente della Commissione Esecutiva sulla Cina –costituita nel 2000 per monitorare i diritti umani e lo sviluppo dello stato di diritto nel paese – il deputato repubblicano Chris Smith scrive nell’introduzione al rapporto che esso “mostra come la Cina continui a violare i diritti umani e fa un’analisi accurata di tali violazioni in ogni settore”.  Il documento si articola in 6 capitoli, al quadro generale segue l’elenco dei principali prigionieri politici detenuti in Cina e un’analisi della situazione dei diversi diritti umani. Si passa dalla libertà di espressione a quella di culto, ai diritti sul lavoro a quelli delle minoranze etniche fino al traffico di esseri umani e ai rifugiati nordcoreani in Cina. Il terzo capitolo si occupa dello stato di diritto e della società civile cinese, mentre gli ultimi tre sono dedicati rispettivamente al Xinjiang – la provincia autonoma della Cina occidentale a maggioranza islamica – al Tibet e alle regioni speciali di Hong Kong e Macao.

Il documento è stato pubblicato il 5 ottobre e nella stessa data la deputata democratica Nancy Pelosi ha presentato al Congresso la richiesta per attribuire la Medaglia D’oro del Congresso al defunto scrittore e dissidente cinese Liu Xiaobo, premio Nobel per la Pace del 2010. Liu Xiaobo è scomparso il 13 luglio 2017 durante la degenza in ospedale. La sua malattia ha attratto l’attenzione internazionale poiché la sua famiglia aveva chiesto il trasferimento all’estero per le cure, ma le autorità cinesi lo hanno negato. Liu Xiaobo era infatti in stato di prigionia dal 2009. Dopo la sua scomparsa, per diversi mesi amici e parenti non hanno avuto notizie di sua moglie, l’artista dissidente Liu Xia.

Sicurezza Internazionale quotidiano di politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

 

di Redazione

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