L’internazionale indipendentista: tutti gli occhi puntati su Barcellona

Pubblicato il 7 ottobre 2017 alle 6:03 in Europa Spagna

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Corsi, bretoni, scozzesi, fiamminghi… è una vera e propria internazionale indipendentista quella che in questi giorni appoggia in tutte le sedi la corsa catalana verso l’indipendenza da Madrid, suscitando preoccupazione e allarme a Bruxelles e spingendo una UE titubante a schierarsi apertamente a favore del governo Rajoy.

Carles Puigdemont, il sindaco di Girona diventato presidente della Generalitat de Catalunya su indicazione del suo predecessore Artur Mas, vero architetto dell’indipendenza catalana e impossibilitato a formare il governo, è ormai “l’uomo che fa tremare l’Europa”. Se lunedì 9 ottobre proclamerà l’indipendenza della Catalogna da Madrid darà il via a quello che un deputato belga ha definito “l’esperimento dei movimenti nazionalisti di tutta europa”.

Tutti i movimenti nazionalisti, indipendentisti, secessionisti e regionalisti d’Europa hanno mandato qualche rappresentante a Barcellona lo scorso 1 ottobre e a prendere nota di quanto è successo. Con ogni probabilità, lunedì 9 succederà la stessa cosa. “Se la Catalogna diventa indipendente ed entra rapidamente nell’Unione Europea, aiuterà tutti i movimenti, in caso contrario costituirà un monito e un freno” – ha dichiarato Nil Caouissin, portavoce del movimento regionalista bretone Union Démocratique Bretonne.

Sebbene nessun movimento abbia la forza del nazionalismo catalano, a parte, probabilmente, il nazionalismo scozzese e quello fiammingo, e nonostante in molti casi si tratti di piccole forze regionaliste, il caso catalano potrebbe fungere da catalizzatore in mezza Europa. Anche movimenti storicamente tiepidi nei confronti della Catalogna, come lo Scottish National Party, si sono fatti prendere dalla catalanofilia imperante. La premier di Edimburgo, Nicola Sturgeon, che per anni ha sottolineato le differenze tra Scozia e Catalogna, ha rilasciato un’intervista alla BBC in cui prende apertamente partito a favore del referendum indipendentista.

Osservatori sono giunti a Barcellona dalla Corsica, dalle regioni occitane della Francia meridionale, dalle Fiandre e, ovviamente, dai Paesi Baschi. Anche la Lega Nord ha mandato osservatori a Barcellona, anche se – sottolinea il deputato Giancarlo Giorgetti – i nazionalisti catalani hanno sempre respinto i contatti della Lega, considerata xenofoba e razzista da Puigdemont e alleati.

La Nieuw-Vlaamse Alliantie (Nuova alleanza fiamminga), primo partito alle ultime elezioni belghe, ha condannato l’atteggiamento del governo spagnolo e i suoi deputati al parlamento europeo hanno sventolato la “Estelada”, la bandiera indipendentista catalana, tra le proteste dei colleghi spagnoli.

Il governo catalano, così come le associazioni indipendentiste non politiche, come la ANC e Omnium Cultural, hanno reclutato politici indipendentisti e regionalisti in tutta Europa, affinché agissero come “osservatori internazionali” della correttezza delle operazioni di voto. Gli scontri, il caos e l’assoluta mancanza di controlli hanno fatto passare in secondo piano la loro presenza, ma un’eventuale proclamazione d’indipendenza li vedrebbe nuovamente in prima fila.

Tanto clamore nazionalista, che ha superato ormai ampiamente i confini della Catalogna, ha suscitato preoccupazione a Bruxelles. Ancor prima del voto il quotidiano francese Libération metteva in guardia la UE: “il destino dell’Europa si gioca in Catalogna e la sfida nazionalista è un problema europeo” scriveva Maxime Forest, professore a Sciences Po, in un editoriale.

La reazione delle autorità comunitarie è stata lenta e confusa. In un primo momento, pur sottolineando l’illegalità del referendum, hanno condannato la violenza delle forze di polizia spagnole, suscitando le ire di Madrid, poi hanno corretto il tiro, fino alla dura dichiarazione del vicepresidente della Commissione Timmermans che ha giustificato “l’uso proporzionato della violenza, per difendere l’ordine costituzionale e lo stato di diritto”.

Non è un caso che Timmermans abbia preso la parola al Parlamento europeo subito dopo la protesta degli eurodeputati spagnoli per la presenza in aula di bandiere indipendentiste catalane. Ancor prima della UE, Francia, Germania e Olanda avevano emesso un comunicato a favore dell’integrità nazionale della Spagna, seguite subito dopo da Italia e Regno Unito.

L’esistenza di una galassia nazionalista, un’Internazionale nazionalista, come la chiamano a Barcellona, rappresenta una sfida per l’esistenza stessa della UE, molto più grave, probabilmente, di quanto a Bruxelles avessero considerato fino al voto di domenica scorsa.

 

Sicurezza internazionale quotidiano sulla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e dal francese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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