Bangladesh: via le foreste per far posto ai Rohingya

Pubblicato il 5 ottobre 2017 alle 21:05 in Asia Myanmar

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Il Bangladesh disboscherà 400 ettari di foresta per creare spazio ai profughi Rohingya che continuano a raggiungere il paese in centinaia di migliaia dallo stato di Rakhine nel Myanmar nord-occidentale.

La crisi umanitaria della minoranza etnica musulmana Rohingya si sta trasformando anche in crisi ambientale in Bangladesh. Il paese ha deciso di procedere al disboscamento di 400 ettari di foresta per ampliare i campi di accoglienza già presenti nella zona di confine con il Myanmar che vertono in condizioni di sovraffollamento ed emergenza sanitaria. Il taglio degli alberi per creare spazio per i campi determina un ingente danno all’ecosistema forestale e la perdita di orientamento degli elefanti e degli altri animali che lo abitano. Un incontro con un elefante è costato la vita a un gruppo di profughi nel mese di settembre.

Sono più di 515 mila i rifugiati fuggiti dalla dura campagna militare dell’esercito del Myanmar che hanno attraversato il confine con il Bangladesh, solo dal 25 agosto e si sono sommati ai 300 mila già presenti nel paese. Secondo le stime delle Nazioni Unite, 1,2 milioni di persone è in una situazione critica e necessita di aiuti umanitari. Il numero comprende sia gli 800 mila sfollati Rohingya che i quasi 400 mila bengalesi che abitano le zone di confine invase dai profughi. L’Onu ha chiesto lo stanziamento di 435 milioni di dollari di aiuti umanitari per il sostentamento di questo milione di persone per circa 6 mesi.

L’organizzazione umanitaria Save The Children ha lanciato l’allarme per la malnutrizione diffusa tra i profughi. Sono 281 mila le persone che necessitano di sostegno alimentare urgente, tra le quali 145 mila sono bambini al di sotto di 5 anni e 50 mila donne in stato di gravidanza o allattamento.

Il Myanmar ha avviato una campagna militare molto dura nel mese di ottobre 2016 in seguito a una serie di attacchi condotti dal gruppo ARSA (Arakan Rohingya Salvation Army), organizzazione di militanti estremisti islamici, ai danni di alcune stazioni di polizia di confine. Per mesi, l’esercito è stato accusato di aver condotto violenze e crimini contro l’umanità contro la minoranza etnica musulmana Rohingya, nello stato di Rakhine. Il 25 agosto 2017, i militanti dell’ARSA hanno avviato una nuova serie di attacchi alle stazioni di polizia per – a loro dire – attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla crisi umanitaria della loro gente. Gli attacchi hanno determinato una risposta ancora più dura da parte dell’esercito e scatenato l’esodo di mezzo milione di persone fuggite verso il Bangladesh.

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Ilaria Tipà

di Redazione

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