Iran, Israele e il futuro della Siria

Pubblicato il 4 ottobre 2017 alle 10:30 in Medio Oriente Siria

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L’Iran sta estendendo sempre più la sua influenza in Siria, a tal punto che, secondo un’analisi del New York Times, è impossibile immaginare un futuro in cui Teheran non sarà coinvolto nella politica siriana, una volta terminata la guerra civile.

Tale influenza si sta già manifestando con atti concreti. Il 26 settembre 2017, l’Iran ha annunciato che sta progettando di costruire una raffineria di petrolio nella città siriana di Homs. Secondo quanto riferito dal giornale iraniano Iran Daily, la raffineria costerà circa 1 miliardo di dollari e, a pieno regime, sarà in grado di produrre fino a 140 000 barili di petrolio al giorno. Oltre al petrolio, i prodotti principali saranno i gas di petrolio liquefatti (GPL), la benzina e il kerosene.

La costruzione della nuova raffineria non è l’unico atto della strategia iraniana. L’Iran infatti ripristinerà il funzionamento di altre due raffinerie già presenti in Siria.

Non solo: all’inizio di settembre, l’Iran ha già garantito la stipula di contratti del valore di circa 155 milioni di dollari con le società elettriche iraniane ad Aleppo. L’accordo prevede che Teheran costruisca 5 centrali elettriche a gas nella città. Quest’ultimo progetto, in particolare, fa parte di un accordo più ampio stretto tra Teheran e Damasco, secondo il quale le aziende iraniane avrebbero il compito di ripristinare le infrastrutture elettriche in Siria.

Il regime siriano ha firmato anche altre concessioni all’Iran, che includono migliaia di ettari di terreno destinati alla coltivazione, ai terminali di petrolio e gas e una miniera di fosfato nella Siria centrale.

Dallo scoppio della guerra civile nel 2011, l’Iran è sceso in campo in difesa del regime di Bashar Al-Assad. Da quel momento, le relazioni tra Iran e Siria, già molto forti, sono diventate ancora più strette, a tal punto che l’Iran si è contraddistinto per essere il principale sostenitore di Al-Assad, nonostante altri Paesi, primo tra tutti la Russia, abbiano svolto un ruolo di primo piano nel supportare il presidente siriano.

L’Iran è riuscito ad accrescere la propria influenza nel Paese non solo nella cooperazione militare, ma in numerosi altri settori, come dimostrano i recenti contratti stipulati tra Teheran e Damasco nel settore economico.

Tutto ciò dimostra che l’Iran è penetrato in Siria in un modo talmente profondo che non potrà essere ignorato dopo la fine del conflitto. Al contrario, Teheran emergerà come principale vincitore. Lo stesso Al-Assad ha fatto trapelare l’importanza assunta dal Paese in un discorso del 20 agosto 2017, nel quale ha ringraziato i propri alleati e ha affermato esplicitamente che nel futuro la Siria guarderà all’Oriente più che all’Occidente.

L’asse Damasco – Teheran preoccupa notevolmente Israele, che teme che l’Iran stia trasformando la Siria in una fortezza miliare, come parte di un più ampio piano mirato a cancellare il proprio Stato, secondo quanto affermato dal Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il 28 agosto 2017 a Tel Aviv, in occasione di un incontro con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

Israele ha più volte espresso la sua preoccupazione nei confronti della crescente influenza dell’Iran in Siria. Il 13 agosto 2017, durante un incontro con il governo israeliano, il capo dell’intelligence israeliana (Mossad), Yossi Cohen, aveva rivelato che le forze iraniane avevano iniziato a occupare le aree da cui si era ritirato lo Stato Islamico sia in Siria sia in Iraq. Gli ufficiali della sicurezza israeliana temevano che Teheran potesse utilizzare la zona occidentale dell’Iraq e quella orientale della Siria come un “ponte” per unire l’Iran al Libano, permettendo il transito di combattenti e di armi tra i due Paesi.

Al fine di gestire tale situazione venutasi a creare negli scorsi mesi, Israele si è mosso su due fronti. Da un lato, ha colpito le milizie di Hezbollah, sostenute dall’Iran, che operano in territorio siriano. Dall’altro lato, ha preso di mira le forze del regime che si scontrano con l’opposizione siriana, in particolare nelle alture del Golan, al confine con il proprio territorio.

Secondo quanto riferito dal New York Times, Israele sarebbe arrivato a sostenere numerosi gruppi di opposizione, inclusi alcuni gruppi jihadisti, al fine di impedire all’Iran di stabilire la propria presenza in Siria. Tale attività di sostegno sarebbe stata confermata anche dall’esercito siriano che, in occasione del bombardamento di Hama, aveva descritto l’attacco israeliano come un “tentativo disperato di sollevare il morale dei terroristi dell’ISIS, ormai crollato”, affermando che l’attacco avrebbe messo in luce “il sostegno diretto di Israele” nei confronti dello Stato Islamico e delle fazioni dell’opposizione armata, che combatte contro le forze del regime.

Il 7 settembre 2017, inoltre, un aereo da guerra israeliano aveva bombardato una postazione militare siriana nel governatorato di Hama, causando la morte di due soldati del regime.

E, più indietro nel tempo, già il 29 giugno 2015, l’ex ministro della Difesa israeliano, Moshe Ya’alon, aveva ammesso che il proprio Paese aveva supportato i ribelli siriani, pur sapendo che molti di loro sono affiliati a gruppi estremisti, a patto che questi non si avvicinassero ai propri confini e non colpissero la minoranza drusa, di fede musulmana sciita.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

 

di Redazione

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