Strage di Las Vegas: attacco terroristico?

Pubblicato il 3 ottobre 2017 alle 11:51 in USA e Canada

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I media dello Stato Islamico hanno rivendicato la responsabilità dell’attacco che è stato perpetrato nella notte tra domenica 1 e lunedì 2 ottobre 2017 a Las Vegas, negli Stati Uniti.

Intorno alle 22:08 di domenica 1 ottobre 2017, ora locale, Stephen Craig Paddock, un uomo di 64 anni, ha ucciso almeno 59 persone e ne ha ferite altre 527 durante un concerto all’aperto nella città di Las Vegas. Secondo le ricostruzioni della polizia, Paddock avrebbe aperto il fuoco contro il pubblico che assisteva ad un concerto del Route 91 Harvest Festival, un festival di musica country che si tiene ogni anno a Las Vegas, sparando con un’arma automatica dalla finestra della propria camera d’albergo, situata al 32esimo piano dell’hotel Mandalay Bay. L’uomo si sarebbe suicidato prima che la squadra SWAT, le unità speciali della polizia destinate a compiti ad alto rischio, facessero irruzione nella stanza dell’hotel da cui erano partiti gli spari. Nella camera è stato rinvenuto un arsenale di 23 armi, tra queste pistole, esplosivo, munizioni e “dispositivi elettronici”. Il quotidiano New York Times ha etichettato la strage come “una delle più gravi sparatorie di massa della storia americana”.

La rivendicazione dello Stato Islamico è giunta nella giornata di lunedì 2 ottobre 2017. Secondo quanto si legge nei tweet pubblicati dall’agenzia di stampa dell’ISIS, Amaq: “La persona che ha perpetrato l’attacco di Las Vegas era un soldato dello Stato Islamico e l’attacco è stato condotto in risposta agli inviti a colpire i Paesi della coalizione”. La dichiarazione fa riferimento alla coalizione internazionale, a guida americana, che combatte contro lo Stato Islamico in Siria. In un discorso del 2014, uno degli ex portavoce dello Stato Islamico, Abu Muhammas Al-Adnani, aveva incitato i simpatizzanti dell’ideologia dell’ISIS a perpetrare atti di violenza nel nome dell’organizzazione in tutto il mondo, e, in particolare, nei Paesi coinvolti nella lotta contro il gruppo.

In un altro tweet si legge: “Colui che ha perpetrato l’attacco era tornato all’Islam qualche mese fa”. Stando a tali dichiarazioni, dunque, l’uomo si sarebbe convertito all’Islam e si sarebbe affiliato all’ISIS prima di compiere l’attacco, che sarebbe, quindi, stato condotto a nome dell’organizzazione terroristica.

Dal canto suo, l’FBI non ha confermato la notizia dell’affiliazione di Paddock allo Stato Islamico, asserendo che l’ISIS non avrebbe fornito alcuna prova che confermi le proprie affermazioni.

Lunedì 2 ottobre 2017, nel suo discorso alla nazione, il presidente americano, Donald Trump, ha descritto l’attacco come “un atto di puro male” e ha porto le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime, anticipando che mercoledì 4 ottobre si recherà in visita sul luogo della strage, a Las Vegas. Nelle sue dichiarazioni, non vi è alcun riferimento alla rivendicazione dello Stato Islamico, nonostante questa fosse stata diffusa poco prima del discorso del presidente.

Negli ultimi tempi, lo Stato Islamico aveva rivendicato la responsabilità di numerosi massacri perpetrati in Europa e negli Stati Uniti, senza fornire alcuna prova che attestasse l’esistenza di legami diretti tra gli attentatori e l’organizzazione terroristica.

Secondo il New York Times, l’ISIS, solitamente, rivendica la responsabilità degli atti di violenza compiuti da persone guidate dall’organizzazione o da coloro che si ispirano alla sua ideologia. Tuttavia, negli ultimi mesi, il gruppo avrebbe avanzato alcune rivendicazioni che si sono rivelate false, tra queste un attacco al casinò di Manila, avvenuto il 1 giugno 2017, che ha causato la morte di 36 persone, e che, probabilmente, si è trattato di una rapina e non di un attacco terroristico.

L’ISIS ha sempre incitato i simpatizzanti della propria ideologia a compiere attacchi in tutto il mondo. Secondo un’analisi di Foreign Affairs, recentemente, in seguito alle numerose sconfitte che sta subendo sia in Siria sia in Iraq, lo Stato Islamico si sta trasformando da un’organizzazione di insorti a una rete terroristica clandestina, sparpagliata nella regione e nel mondo. In questo contesto, quindi, la nuova strategia dell’ISIS prevedrebbe un nuovo ri-focus sulla realizzazione di attacchi spettacolari in Occidente, come parte dello sforzo per ottenere attenzione e provare che il gruppo resiste all’oppressione e alle sconfitte.

La strage del 1 ottobre non è l’unica nel suo genere che ha colpito gli Stati Uniti. Il 12 giugno 2016, Omar Mateen, un americano di origini afgane, aveva ucciso 49 persone e ne aveva ferite altre 50 in un locale gay di Orlando, in Florida. Anche in questo caso, l’ISIS aveva rivendicato l’attacco.

Precedentemente, il 16 aprile 2007, uno studente di 23 anni di origine coreana, Seung-Hui Cho, aveva ucciso 32 persone, prima di togliersi la vita nel campus dell’Università di Virginia Tech a Blacksburg. Infine, il 14 dicembre 2012, un giovane di 20 anni, Adam Lanza, aveva ucciso 26 persone, fra cui 20 bambini, nella scuola elementare di Sandy Hook a Newtown, nel Connecticut, prima di suicidarsi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato interamente alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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