La Nigeria e il terrorismo

Pubblicato il 1 ottobre 2017 alle 6:01 in Africa Nigeria

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La Nigeria è un Paese dell’Africa occidentale che possiede l’economia più prosperosa di tutta l’Africa ed è una delle nazioni più influenti della regione. Oltre a essere la principale produttrice di petrolio del continente africano, è la quarta esportatrice di gas naturale al mondo. Nonostante ciò, il Paese è dilaniato dalla furia dei jihadisti di Boko Haram, gruppo fondamentalista nigeriano che dal 2006 sparge terrore in tutto il Paese, soprattutto nel nord-est, e nei vicini Camerun, Ciad e Niger. Dal 2009 a oggi, più di 20,000 persone sono state uccise nella sola Nigeria, e quasi 3 milioni di cittadini sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. Le violenze, gli stupri e i sequestri perpetrati dal gruppo nel corso degli ultimi anni sono innumerevoli. In particolare, i jihadisti utilizzano soprattutto donne e bambine che, dopo essere state rapite, sono poi costrette dai miliziani a diventare kamikaze venendo fatte saltare in aria nei pressi di mercati e luoghi affollati. Il 23 agosto 2017, l’UNICEF ha reso noto che il numero di bambini e bambine kamikaze utilizzati da Boko Haram è quadruplicato dall’inizio dell’anno a oggi, rispetto ai dati del 2016. Secondo le stime dell’organizzazione umanitaria, dal primo gennaio 2017, 83 minori sono stati obbligati a farsi saltare in aria nel nord-est della Nigeria. Di questi, 55 erano bambine, spesso al di sotto dell’età di 15 anni, 27 erano maschi e uno era un neonato, che è stato fatto esplodere mentre era in braccio a una ragazzina.

Il 2016 si era concluso con l’annuncio, il 25 dicembre, del presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, in carica dal 29 maggio 2015, riguardo all’eliminazione dell’ultima base di Boko Haram, nello Stato del Borno. Tuttavia, il primo gennaio 2017, il gruppo terroristico ha smentito la propria sconfitta attraverso la pubblicazione di un video e, da allora, gli attentati hanno continuato a susseguirsi. L’ultimo si è verificato il 18 settembre, quando due donne si sono fatte esplodere nel villaggio di Mashalari, nell’area di Kodunga, a circa 40 chilometri da Maiduguri, uccidendo almeno 15 persone e ferendone altre 43.

Per quanto riguarda l’anno statistico 2016, il governo americano rende noto che la Nigeria ha continuato ad aumentare gli sforzi contro il gruppo terroristico, collaborando a stretto contatto con gli Stati vicini colpiti dalla furia dei jihadisti, nell’ambito della Multi-National Joint Task Force (MNJTF). Nonostante ciò, il governo nigeriano non è stato capace di effettuare le riparazioni necessarie in termini di ricostruzione delle infrastrutture civili nelle aree più colpite dai terroristi, riuscendo tuttavia a liberare 21 donne che erano state precedentemente rapite da Boko Haram. Le autorità di Abuja hanno aumentato gli sforzi per cercare di migliorare le condizioni dei cittadini nigeriani sfollati, reinserendoli in comunità e cercando di farli tornare nelle proprie case. Tutto ciò si è svolto in un ambiente particolarmente rischioso, in cui i livelli di sicurezza sono stati bassi. Nel corso dell’anno precedente non è stato adottato alcun piano per accrescere la difesa dei civili nei territori liberati dai terroristi, ma il governo nigeriano, grazie all’aiuto di donatori internazionali, ha dato il via ad una serie di iniziative volte a ricostruire le aree che precedentemente erano state sotto il controllo di Boko Haram.

La legislazione anti-terrorismo della Nigeria non ha subito alcuna variazione nel 2016, anche se numerosi Paesi stranieri, come il Regno Unito, hanno continuato a collaborare a stretto contatto con il Ministero della Giustizia locale per assistere i funzionari nigeriani nelle indagini e nelle prosecuzioni dei casi di terrorismo. L’esercito nigeriano è stato impegnato soprattutto nel nord-est del Paese, area più colpita da Boko Haram, mentre il resto del territorio nazionale è stato monitorato dal Department of State Security (DSS), dalla polizia e dal Ministero della Giustizia. Le attività di queste agenzie sono state coordinate con l’Office of National Security Advisor (ONSA), seppur con limiti a livello dei meccanismi di condivisione delle informazioni. Il governo nigeriano ha partecipato a diversi programmi di addestramento e formazione offerti dagli Stati Uniti, sotto la guida del Department of State’s Antiterrorism Assistance (ATA), grazie al quale gli ufficiali locali hanno imparato a gestire e a rispondere in maniera più efficace a eventuali nuovi attacchi. Le autorità di Abuja hanno altresì collaborato con l’FBI per compiere indagini su questioni relative al terrorismo. I controlli ai confini sono stati effettuati grazie alla coordinazione della polizia nazionale e il Dipartimento of State Security. Grazie al programma ATA, gli ufficiali nigeriani hanno partecipato alle Rural Border Patrol Operations, corsi volti ad accrescere le capacità delle forze di sicurezza nel monitoraggio dei confini del Paese.

I principali attacchi terroristici del 2016 hanno colpito maggiormente l’esercito e gli agenti nigeriani, ma hanno coinvolto anche i civili. Si ricordano i seguenti attentati:

  • Il 28 gennaio, 6 donne si sono fatte esplodere a Chibok, uccidendo 16 persone;
  • Il 30 gennaio, 3 attentatrici suicide, insieme ad altri militanti armati, hanno ucciso almeno 85 persone a Dalori;
  • Il 9 febbraio, due kamikaze si sono fatte esplodere presso il campo profughi di Dikwa, causando la morte di almeno 58 individui, e ferendone altri 78;
  • Il 20 settembre, un convoglio militare è stato attaccato nella città di Malam Fatoru, nello Stato del Borno. Sono morti 40 uomini, mentre altre decine sono rimasti feriti;
  • Il 16 ottobre, l’esercito nigeriano è stato attaccato presso il villaggio di Gashagar, sempre nello Stato del Borno, dove sono morti 24 soldati;
  • Infine, il 9 dicembre, due attentatrici suicide sono esplose presso il mercato di Madagali, nello Stato di Adamawa, uccidendo più di 30 persone e ferendone almeno un centinaio.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, la Nigeria è un membro dell’Inter-Governmental Action Group contro il riciclaggio di denaro nell’Africa occidentale, e fa parte della Financial Action Task Force, un organo regionale. Le autorità nigeriane hanno fatto piccoli progressi nel cercare di adottare una serie di norme volte a contrastare il finanziamento da parte di istituzioni o individui alle attività terroristiche, e a migliorare i controlli sul riciclaggio di denaro. Il Department of State Security è l’organo responsabile di indagare sui casi di finanziamento al terrorismo, ma ha gravi limiti, dal momento che non condivide le informazioni con altre agenzie che compiono attività simili. Il governo nigeriano ha il potere di congelare e confiscare gli asset sospettati di essere legati ad attività terroristiche, in linea con il regime di sanzioni dell’Onu contro al-Qaeda e l’ISIS.

Per quanto riguarda le attività di contrasto alla diffusione dell’estremismo violento, il National Counter Terrorism Center del governo nigeriano ha adottato una strategia per migliorare le proprie attività. In particolare, Abuja ha iniziato ad addestrare il personale nello Stato del Gombe per mettere in atto un programma di reinserimento e reintegrazione per gli individui che hanno compiuto un processo di de radicalizzazione, chiamata Operation Safe Corridor. Nel tentativo di equipaggiare le comunità nel contrasto dell’estremismo, la Nigeria è stata la nazione guida nell’ambito della Global Community Engagement and Resilience Fund (GCERF), il quale richiede ai Paesi membri di stabilire meccanismi di supporto che riuniscano le agenzie governative, le organizzazioni della società civile e del settore privato, per sviluppare programmi di contrasto all’estremismo violento.

A livello di cooperazione regionale e internazionale, nel 2016, la Nigeria ha partecipato ad una serie di conferenze anti-terrorismo, tra cui il 26esimo summit dell’African Union Heads of Satte and Government, avvenuto in Etiopia. Abuja è uno dei membri fondatori del Global Counterterrorism Forum (GCTF), ricoprendo un ruolo guida nel migliorare il dialogo tra gli Stati della regione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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