Brasile: Temer revoca decreto su sfruttamento Amazzonia

Pubblicato il 1 ottobre 2017 alle 6:05 in America Latina Brasile

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Dopo un mese di polemiche e manifestazioni il governo brasiliano ha deciso di revocare definitivamente il decreto che permetteva esplorazioni minerarie nella riserva naturale di Renca, in Amazzonia.

Il presidente del Brasile Michel Temer ha tentato fino all’ultimo di rendere la riserva naturale di Renca, in Amazzonia, aperta alla ricerca e all’eventuale estrazione di risorse minerarie. Dopo aver presentato un decreto il 20 agosto, poi rivisto il 23 a seguito della pressione di ambientalisti e comunità internazionale e infine sospeso per 120 giorni il 1 settembre scorso dal giudice Rolando Valcir Spanholo, Temer ha deciso di ritirare definitivamente il decreto il 28 settembre scorso.

Nella sua decisione il giudice Valcir Spanholo, oltre ad accogliere parzialmente una petizione popolare presentata aveva sottolineato che per una scelta del genere non basta un decreto, ma serve il previo intervento del Congresso. Appoggio che, a quanto pare, Temer non ha trovato.

La Renca, dove si trovano 9 riserve indigene e ambientali, occupa uno spazio di 46.000 metri quadrati (pari alla Danimarca) tra gli stati di Amapa e Parà. Fu creata nel 1984 dalla dittatura militare, unendo varie aree protette inizialmente separate tra loro.

Il governo di Brasilia ha sostenuto che la riserva fosse stata aperta agli studi minerari per attrarre investimenti stranieri, in un momento in cui l’economia brasiliana deve affrontare una grave recessione che accompagna ormai da anni la crisi politica che vive il paese. Secondo l’esecutivo Temer, le aree protette e i territori indigeni non sarebbero comunque stati toccati. Più di venti società brasiliane e straniere si erano dette interessate a sfruttare le risorse minerarie della Renca: oro, rame, tantalio, minerali ferrosi, nickel e manganese.

Diverse manifestazioni, inclusa la popolare kermesse musicale Rock in Rio, hanno dato risalto nazionale e internazionale alla questione, costringendo Temer a fare marcia indietro. Il Congresso ha discusso un’unica volta la misura, ormai troppo impopolare per essere approvata, in sede di una commissione appositamente nominata.

Anche l’Unione Europea aveva esaminato la questione, ravvisando la violazione degli accordi ambientali sottoscritti da Bruxelles e Brasilia.

Il ministro delle miniere e dell’energia Fernando Conejo Hijo aveva dichiarato nei giorni scorsi che l’azione governativa era volta a regolarizzare una situazione de facto. “Ci sono 30.000 trivellazioni e scavi abusivi nella Renca e nessuno ha mai sporto reclamo, nessuno se ne è mai lamentato” – assicurava il ministro.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato interamente alla politica internazionale.

Traduzione dal portoghese e dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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