Il referendum catalano in 10 domande

Pubblicato il 30 settembre 2017 alle 6:02 in Approfondimenti Spagna

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Cosa sta succedendo in Catalogna?

La Generalitat, il governo autonomo catalano, ha convocato per domenica 1 ottobre il referendum sull’indipendenza della Catalogna dalla Spagna, dopo che il parlamento regionale ha approvato la legge sul referendum e la legge sulla transitorietà legale, che sanciscono la rottura con Madrid. A favore Junts pel Sí, coalizione composta dal Partit Democrátic de Catalunya (centro-destra) e da Esquerra Republicana de Catalunya (centro-sinistra), e la CUP, l’estrema sinistra indipendentista.

In alcune scuole, la mattina del 1 ottobre, i seggi elettorali sono stati aperti prima dell’intervento della polizia che ha sequestrato schede e urne. Negli scontri fuori dalle scuole, oltre 800 persone sono rimaste ferite. Il governo catalano ha dichiarato il censo universale, invitando la gente a votare dove possibile, anche con schede stampate a casa. Il governo di Madrid ha esortato la Generalitat a “porre fine alla farsa”.

I votanti sono stati 2,2 milioni, su un potenziale censo di 5,3 milioni. I Sí sono stati 2 milioni. Il voto, illegale secondo Madrid, si è svolto in condizioni di assenza totale di controllo. In alcuni comuni i voti espressi superano il numero degli aventi diritto.

Qual è stata la reazione del governo spagnolo?

Secondo la linea adottata ormai da anni, il governo Rajoy ha seguito le vie legali. Prima ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale, che ha sospeso le leggi varate dal parlamento catalano, poi, lo scorso 20 settembre, ha inviato la Guardia Civil negli uffici dove si preparava il referendum. 14 persone sono state arrestate e dieci milioni di schede elettorali sono state sequestrate. In occasione del fallito referendum del 9 novembre 2014, Rajoy aveva agito allo stesso modo: l’allora presidente della Generalitat Artur Mas è stato condannato a due anni di interdizione dai pubblici uffici e a 5 milioni di euro di multa.

Il governo è stato accusato di “immobilismo” da numerose forze politiche e sociali. Agenti della polizia e della Guardia Civil hanno lamentato di essere stati “abbandonati” dal governo, mentre l’ex premier Aznar ha chiesto le dimissioni di Rajoy, se questi non è in grado di prendere decisioni.

Cos’è accaduto dopo gli scontri?

 

Gli scontri del 1 ottobre sono stati condannati dalla comunità internazionale e da diversi attori politici e sociali. I sindacati catalani hanno convocato uno sciopero generale il 3 ottobre cui hanno preso parte, secondo gli organizzatori, 300.000 persone a Barcellona e oltre 700.000 in tutta la Catalogna.

Manifestazioni contro la polizia e pro-indipendenza si susseguono ormai da giorni in molte località catalane. Diverse manifestazioni anti-indipendentiste stanno avendo luogo tanto in Catalogna come nel resto del paese.

Qual è il ruolo dei sindaci?

I sindaci catalani giocano un ruolo centrale nella vicenda. Molti comuni hanno messo a disposizione i locali per le operazioni di voto, mentre altri, tra cui le maggiori città catalane, quali Barcellona, Tarragona e L’Hospitalet, hanno deciso di non concedere locali pubblici. Gruppi indipendentisti hanno organizzato manifestazioni contro i sindaci anti-referendum. Dopo il blitz della Guardia Civil e le manifestazioni, tuttavia, Ada Colau, sindaco di Barcellona, si è riavvicinata al fronte referendario.

Dopo gli scontri Ada Colau si è apertamente schierata contro il governo centrale, chiedendo il ritiro delle forze di sicurezza spagnole da Barcellona.

Qual è il ruolo dei Mossos d’Esquadra?

I Mossos dipendono al contempo dalla Generalitat e dal Ministero dell’Interno di Madrid. Pochi mesi fa, il governo catalano aveva nominato Comandante Generale del corpo il comandante Trapero, fervente indipendentista. I Mossos hanno reagito con lentezza agli ordini arrivati da Madrid, e il ministro Zoido ha deciso di commissariare il corpo, mentre la Guardia Civil ha reso noto che molti agenti, in segreto, collaborano con gli altri corpi dello stato.

Nei giorni successivi al voto, i Mossos sono stati al centro di numerose polemiche per aver lasciato alla Polizia Nazionale e alla Guardia Civil il compito di restaurare l’ordine, tanto che alcuni sostengono che si sia trattata di una vera e propria trappola. Il comandante Trapero è stato denunciato e richiamato all’ordine dalla magistratura.

Qual è la posizione degli altri attori politici?

Contro il referendum e a sostegno della linea del governo si sono espressi, oltre al Partito Popolare di Rajoy, il Partito Socialista e i liberali di Ciudadanos. Le modalità utilizzate dalla Generalitat hanno provocato la presa di distanza di altri partiti nazionalisti regionali, come Partito Nazionalista Basco e Coalición Canaria. A favore del referendum Bildu, l’estrema sinistra basca.

Dopo gli scontri l’estrema sinistra di Podemos si è avvicinata al fronte indipendentista, e il Partito Socialista ha invitato Rajoy e Puigdemont al dialogo.

Il Re Felipe VI ha parlato alla nazione la sera di martedì 3 ottobre, accusando di “inammissibile slealtà” le autorità catalane e lanciando un appello alla difesa della Costituzione e dello stato di diritto.

Qual è la posizione del mondo imprenditoriale?

 

Contro il referendum si sono schierate le associazioni imprenditoriali spagnola e catalana, quest’ultima denuncia una drastica riduzione degli ordini dell’ultimo mese e un crollo degli introiti dovuti al turismo dall’inizio della crisi.

Le due principali banche catalane, il Banco Sabadell e Caixabank stanno valutando di trasferire la sede legale in altre regioni della Spagna.

Qual è la posizione della comunità internazionale?

L’estrema sinistra spagnola e il governo catalano hanno chiesto in più occasioni la mediazione della comunità internazionale. L’Unione Europea e singoli paesi membri, tra cui Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Olanda hanno respinto la richiesta considerando la questione “un affare interno” spagnolo.

L’Unione Europea, dopo una serie di dichiarazioni che Madrid ha considerato con fastidio “tiepide”, ha preso posizione contro il referendum per bocca del presidente dell’Europarlamento Tajani e, dopo gli scontri, si è allineata alle posizioni di Madrid. “L’uso proporzionato della violenza è giustificato – ha dichiarato il vicepresidente della Commissione Timmermans – quando si tratta di difendere l’ordine costituzionale e lo stato di diritto”.

Contro il referendum anche il presidente americano Trump, che, ricevendo Rajoy alla Casa Bianca, ha dichiarato che una Catalogna fuori dalla Spagna sarebbe “una sciocchezza”.

Madrid ha accusato Mosca di ingerenze nella crisi, ma sono arrivate le smentite sia del Cremlino che del Ministero degli Esteri. Accogliendo le credenziali del nuovo ambasciatore spagnolo Vladimir Putin si è detto “preoccupato”.

Un documento dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’ONU ha messo in guardia Madrid: l’azione di polizia viola i diritti individuali “indipendentemente dalla legalità del referendum”.

Quali sono i precedenti storici?

L’indipendenza della Catalogna è una rivendicazione antica, ma per lunghi anni minoritaria. Il nazionalismo catalano non è di tipo “etnico”: Jordi Pujol, presidente della Generalitat dal 1980 al 2003, amava dichiarare che “è catalano chiunque viva e lavori in catalogna e parli catalano”.

Dal 2012 le rivendicazioni indipendentiste sono aumentate, durante la presidenza di Artur Mas  Tra il 2012 e il 2015 Convergéncia i Uniò, la coalizione di centro-destra che storicamente ha governato la regione (1980-2003 e 2010-16), vedendosi negare da Madrid un accordo economico più vantaggioso per Barcellona, si è spaccata e la maggioranza ha virato dal nazionalismo verso l’indipendentismo. Il governo Puigdemont è nato nel gennaio 2016 con l’unico obiettivo di condurre a termine il processo indipendentista.

A Madrid, tuttavia, vedono la situazione attuale come risultato di un lungo processo organizzato dai governi catalani che si sono succeduti dal ritorno alla democrazia. Il governo, in particolare, accusa la Generalitat di avere utilizzato l’istruzione come arma politica, falsificando la storia (presentando ad esempio la guerra di successione spagnola del 1702-1714 come una guerra tra Spagna e Catalogna), e di aver “fatto il lavaggio del cervello” ai giovani catalani.

 

Si proclamerà indipendente la Catalogna?

Il governo catalano ha convocato una sessione plenaria del parlamento per lunedì 9 ottobre, in cui con ogni probabilità sarà proclamata l’indipendenza della Catalogna dalla Spagna.  L’ufficio legale del parlamento ha reso nota una relazione in cui si sottolinea l’illegalità di tale sessione, ma il presidente Puigdemont ha assicurato che non retrocederà di un millimetro.

Mariano Rajoy ha rivolto un appello alle autorità catalane a fermarsi e a tornare nell’alveo della legalità prima che sia troppo tardi per evitare “mali peggiori”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato interamente alla politica internazionale.

Italo Cosentino

di Redazione

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