Il Ciad e i diritti umani: la denuncia di Amnesty International

Pubblicato il 28 settembre 2017 alle 6:01 in Africa Ciad

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Amnesty International ha pubblicato un report in cui denuncia che le autorità del Ciad stanno mettendo in atto leggi repressive contro gli attivisti dei diritti umani che lavorano nel Paese.

Secondo quanto riportato dall’organizzazione umanitaria, nel giro di due anni sono state negate le autorizzazioni per effettuare proteste pacifiche a 65 associazioni mentre, nel solo 2016, sono stati emessi 13 decreti ministeriali per bandire le manifestazioni e 10 siti web di organizzazioni umanitarie sono stati bloccati. Oltre alle leggi repressive, il governo ciadiano si sta servendo dell’intelligence per ostacolare il lavoro dei volontari. Il report di Amnesty International, intitolato “Between recession and repression. The rising cost of dissent in Chad”, riferisce che le autorità di N’Djamena hanno persino sospeso la libertà di assemblea.

“Invece di riconoscere l’importanza del lavoro degli attivisti, che combattono le ingiustizie attraverso azioni pacifiche, il Ciad sta minando il loro lavoro attraverso leggi sempre più repressive, e mettendo i volontari sotto sorveglianza. Alcuni vengono persino minacciati e attaccati”, ha spiegato Alioune Tine, direttore di Amnesty International West and Central Africa. A suo avviso, le forze di sicurezza e di intelligence rischiano di creare una realtà di vera e propria dura repressione.

Il Ciad è uno Stato dell’Africa centrale semidesertico e senza alcuno sbocco al mare, circondato da Paesi caratterizzati da forti instabilità, quali la Libia, il Sudan, la Repubblica Centrafricana, il Camerun, la Nigeria e il Niger. In particolare, il Ciad costituisce un importante snodo di passaggio per tutti quei flussi migratori che, dall’Africa orientale e occidentale, confluiscono verso il Nord del continente, soprattutto in Libia, per imbarcarsi alla volta dell’Europa. Da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, la storia del Ciad è stata caratterizzata dall’instabilità e dalla violenza, causata soprattutto dalle tensioni tra i cittadini arabi-musulmani, concentrati nel nord del Paese, e la maggioranza di cristiani e animisti che, invece, vivono nel sud. Nonostante nel 2003 sia iniziata la produzione petrolifera, con il completamento di un condotto che collega il Ciad alla costa atlantica, le autorità di N’Djamena, guidate dal presidente Idriss Déby e dal premier Alber Pahimi Padacké, continuano a faticare per cercare di ridurre il tasso di povertà, e migliorare le condizioni sociali e l’assistenza sanitaria per i cittadini.

A partire dal 2016, le autorità ciadiane hanno intensificato i propri sforzi per reprimere i diritti umani, dichiarando illegali numerosi movimenti e piattaforme sociali, e perpetrando diversi arresti. La principale responsabile di tali azioni è la National Agency for Security (ANS), la quale agisce per attuare la legge ciadiana. Centinaia di persone sono state arrestate ingiustamente e costrette in centri di detenzione, senza la possibilità di vedere le proprie famiglie.

Nonostante diversi attivisti abbiano riferito ad Amnesty International di essere costantemente spiati dai servizi segreti ciadiani, il governo di N’Djamena continua a negare le accuse.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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