Le donne in Arabia Saudita: i 5 diritti negati

Pubblicato il 27 settembre 2017 alle 13:02 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Le donne potranno prendere la patente e guidare nel Regno a partire dal giugno 2018.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa ufficiale saudita Saudi Press Agency (SPA), il re saudita Salman ha concesso alle donne il permesso di guidare, facendo cadere definitivamente un tabù storico, che, a livello internazionale, era diventato il simbolo dell’oppressione delle donne nel Regno. La misura dovrebbe anche contribuire all’economia del Paese, facilitando le donne nel raggiungimento del proprio posto di lavoro e rappresenta altresì un passo in linea con il cambiamento che sta affrontando l’Arabia Saudita a livello economico, per rendersi indipendente dal petrolio, e di apertura verso i giovani, iniziata con la nomina alla carica di vice primo ministro del 31enne Mohammed bin Salman.

Si tratta di un nuovo passo avanti, dopo che il 17 aprile 2017, il re Salman aveva concesso alcune attenuanti alle leggi sulla tutela maschile sulle donne, consentendo loro di avere accesso ai servizi governativi anche se non sono in possesso del permesso del tutore, a meno che questo non sia richiesto da regolamenti già esistenti. Il tutore, o wali, può essere il marito o un parente di sesso maschile.

Al di là della singola conquista, tuttavia, rimangono molte limitazioni che le donne saudite sono costrette ad affrontare ogni giorno. La riforma annunciata martedì 26 settembre 2017, non implica, infatti, che le donne in Arabia Saudita abbiano raggiunto la completa emancipazione dai vincoli imposti dal patriarcato. Nella società saudita, il potere, l’autorità e i beni materiali restano concentrati nelle mani dell’uomo più anziano e trasmessi per via maschile.

Vi sono almeno cinque comportamenti che le donne saudite non possono adottare. Il primo comportamento è costituito dall’indossare gli abiti che preferiscono. In pubblico, le donne saudite sono obbligate a indossare l’abaya, un vestito lungo e nero. Molte indossano il velo integrale. Nel luglio 2017, una modella è stata arrestata dalle autorità saudite per aver camminato in pubblico, indossando una minigonna.

Il secondo comportamento che le donne saudite non possono adottare è interagire con gli uomini. Le donne accedono agli edifici pubblici utilizzando entrate separate rispetto a quelle degli uomini, incluse le università, gli uffici e le banche.

Il terzo comportamento è viaggiare e sottoporsi ad alcuni trattamenti medici senza il permesso del tutore. In base alla legge della tutela maschile, introdotta nell’aprile 2017, alle donne non è consentito lasciare il Regno senza il consenso del proprio tutore.

Il quarto comportamento che non è concesso alle donne in Arabia Saudita è camminare liberamente in un luogo pubblico, essendo sempre oggetto delle attenzioni della polizia religiosa saudita, l’autorità che garantisce il rispetto dei principi della Sharia, la legge islamica. In Arabia Saudita, ha il compito di controllare che gli abiti e i comportamenti delle donne in pubblico siano conformi alla legge.

Il quinto comportamento che le donne non possono adottare è curare un paziente maschio. Al contrario, i medici uomini possono curare pazienti donne, se ottengono il consenso del loro tutore. Proprio a causa di tale vincolo, nel marzo 2002, 15 ragazze morirono intrappolate in un dormitorio perché la polizia religiosa negò il consenso ai pompieri uomini di salvarle dall’edificio in fiamme, dal momento che le giovani non indossavano l’abaya e non avevano il consenso dei propri tutori.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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