Human Rights Watch: aumentano le morti civili nei raid della coalizione a guida USA

Pubblicato il 27 settembre 2017 alle 6:01 in Siria USA e Canada

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Human Rights Watch ha reso noto che alcuni bombardamenti effettuati dalla coalizione internazionale a guida americana nella provincia di Raqqa, lo scorso marzo, hanno causato la morte di almeno 84 civili, tra cui decine di bambini.

Tali dati, spiega l’organizzazione umanitaria, evidenziano la gravità delle morti collaterali nell’ambito dei raid contro l’ISIS. Il 20 marzo 2017, gli aerei della coalizione guidata dagli USA hanno colpito la scuola di Badia, presso Mansoura, uccidendo 40 persone, tra cui 16 minori. Due giorni dopo, altri 44 civili, di cui 14 bambini, sono morti in un bombardamento contro il mercato di Taqba.

Il vice direttore per le emergenze di Human Rights Watch, Ole Solvang, ha spiegato che le bombe hanno sorpreso i bambini mentre erano a scuola, o mentre stavano facendo la fila per mangiare all’interno del mercato. A suo avviso, le forze della coalizione dovrebbero prendere le dovute precauzioni prima di attaccare gli obiettivi, verificando la presenza di civili e di bambini. Nonostante nei luoghi colpiti ci fossero diversi militanti dell’ISIS, gli ufficiali americani dovrebbero cercare di evitare quanti più danni collaterali possibili. “È chiaro che se la coalizione non sapeva che in quei luoghi erano presenti civili e minori significa che i servizi di intelligence non sono stati efficienti”, ha affermato Solvang.

Dall’altra parte, le forze americane continuano a dichiarare di aver preso tutte le misure necessarie a minimizzare la morte o i danni ai civili.

Quello di Human Rights Watch, tuttavia, non è il primo appello rivolto alla coalizione. L’8 settembre scorso, le Nazioni Unite avevano denunciato i bombardamenti degli aerei americani, dichiarando che avevano violato il diritto internazionale nel corso di un raid contro una moschea nel villaggio di Jinah, nella provincia di Aleppo, avvenuto il 16 marzo 2017, in cui sono morti 42 civili. Anche il quel caso, secondo l’Onu, gli Stati Uniti non hanno preso le precauzioni necessarie a evitare danni e morti collaterali. Secondo le stime delle Nazioni Unite, dal 2014, tra la Siria e l’Iraq, sono state 624 le vittime civili dei bombardamenti. Secondo quanto riportato dal quotidiano The New Arab, gli osservatori internazionali hanno notato che, da quando Donald Trump ha iniziato il proprio mandato presidenziale, il 20 gennaio 2017, le morti civili nei raid sono aumentate.

Le organizzazioni umanitarie si stanno preoccupando ulteriormente, in quanto l‘amministrazione Trump sta valutando se eliminare le restrizioni ai bombardamenti aerei e con i droni, che erano state introdotte nel maggio 2013 dal precedente presidente, Barack Obama. In base alle limitazioni, le operazioni aeree delle forze di sicurezza speciali e della CIA avevano l’obbligo di attaccare esclusivamente quei gruppi di militanti considerati “una minaccia continua e imminente” agli interessi dei cittadini americani. Se le limitazioni venissero tolte, gli Stati Uniti potranno effettuare bombardamenti più frequenti contro al-Qaeda, l’ISIS e altri gruppi terroristici, soprattutto in aree dove le forze americane non sono ancora mai intervenute in Yemen, in Libia e in Somalia. Tale opzione è in linea con la politica anti-terrorismo portata avanti da Trump, volta a eliminare definitivamente la minaccia jihadista.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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