Brasile: smentite voci di golpe

Pubblicato il 27 settembre 2017 alle 6:08 in America Latina Brasile

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Il ministro della difesa Raul Jungmann cerca di sedare le voci di golpe militare dopo l’appello all’insubordinazione da parte dell’ex comandante della Regione Militare Sud, dove si trovano le principali città del paese.

Il generale Antônio Hamilton Mourão, già comandante della Regione Militare Sud, ha difeso l’idea di un golpe militare in Brasile, in occasione di una conferenza organizzata da una loggia massonica di Brasilia. Il golpe sarebbe la soluzione alla crisi politica che attraversa il paese dall’impeachment della ex presidente Dilma Rousseff, nell’agosto 2016.

La crisi delle istituzioni, fortemente screditate a causa degli scandali Petrobras e Odebrecht, che hanno coinvolto il presidente Temer, quattro dei cinque ex presidenti del paese ancora in vita, e diverse centinaia di sindaci, governatori, senatori, deputati e ministri, impedisce la normale vita politica del Brasile. Questa l’analisi su cui tutti, analisti, politici e militari sono d’accordo. La soluzione, secondo il generale Mourão è il golpe militare.

Il ministero della difesa e l’esercito hanno deciso di non aprire un espediente contro l’alto ufficiale, negando che sia stata commessa una violazione del diritto militare, nonostante l’aperto appello di Mourão ai suoi subordinati a sovvertire l’ordine costituzionale del paese.

In una nota, il ministro della difesa Raul Jungmann, ha comunicato di aver convocato il Comandante dell’Esercito, generale Villas Bôas per chiarire la situazione ed analizzare eventuali misure da prendere.

Jungmann sottolinea che nelle forze armate “impera un clima di assoluta tranquillità e osservanza dei principi di disciplina e gerarchia costitutivi delle forze armate stesse”, mentre la Procura generale militare informa che non ha riscontrato “alcun illecito penale previsto nel codice militare” nelle parole del generale Mourão, nonostante il parere contrario di molti avvocati che si occupano di diritto militare.

Tanto Jungmann come gli alti comandi militari cercano così di non dare adito ad un dibattito che potrebbe rivelarsi potenzialmente esplosivo in un paese che attraversa una crisi politica sempre più complicata. Il 22 settembre, infatti, il Tribunale supremo ha dichiarato ammissibile la messa sotto accusa del presidente Temer per corruzione, sottoponendo il mandato del primo cittadino al voto del parlamento per la seconda volta in pochi mesi.

Mourão aveva dichiarato che la sua visione è condivisa da molti alti comandi militari, ed aveva aggiunto che “o i politici trovano una soluzione, o i giudici arrestano tutti i corrotti e li espellono dalla vita pubblica, o la soluzione dovremo imporla noi”.

Nell’ottobre 2015, sotto il governo di Dilma Rousseff, Mourão fu deposto dal Comando Militare della regione Sud, per aver dichiarato che era necessaria una “lotta patriottica”, criticando la gestione del governo federale e criticando i continui scandali che avrebbero portato mesi dopo all’impeachment della Presidente. Da quel momento, tuttavia, Mourão è divenuto una sorta di icona per tutti coloro che difendono il ritorno al regime militare.

In Brasile i militari rimasero al potere dal 1964 al 1985, dalla deposizione del presidente João Goulart, il 1 aprile 1964, fino all’elezione di Tancredo Neves nel gennaio 1985. Nei 21 anni di dittatura militare si alternarono 4 presidenti: Castelo Branco, Médici, Geisel e Figuereido. Il Brasile visse una lunga epoca di repressione e violenza che si estese anche oltre i confini del paese quando il presidente Médici siglò con i dittatori di Cile, Argentina, Paraguay, Uruguay, Bolivia e Perù il cosiddetto “Piano Condor”, che garantiva l’eliminazione dei rispettivi avversari politici in esilio.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dal portoghese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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