Trump ordina l’aumento delle sanzioni economiche contro Pyongyang

Pubblicato il 22 settembre 2017 alle 9:33 in Corea del Nord USA e Canada

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Donald Trump ha ordinato l’inasprimento delle sanzioni economiche contro la Corea del Nord, al fine di isolare il regime di Kim Jong-un.

Alcuni esperti hanno definito la manovra “il set di limitazioni economiche punitive più radicale mai adottato dagli USA negli ultimi anni”. Il nuovo ordine esecutivo, firmato dal presidente giovedì 21 settembre, mira a tagliare fuori Pyongyang dal sistema bancario, isolando, in particolare, le sue industrie principali. Secondo quanto riportato da Peter Baker e Somini Sengupta, in un articolo pubblicato sul New York Times, tale decisione dimostrerebbe che, almeno per adesso, Trump continua a puntare sulle sanzioni economiche per esercitare pressione sul regime di Kim Jong-un, evitando il ricorso all’azione militare.

Il presidente americano, Donald Trump. Fonte: Flickr

Il presidente americano, Donald Trump. Fonte: Flickr

In occasione di un pranzo con il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, e il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, che si è tenuto giovedì 21 settembre a New York, Trump ha riferito che “il programma nucleare e missilistico della Corea del Nord minaccia la sicurezza e la pace del mondo”, sottolineando che è inaccettabile che “alcuni supportino finanziariamente Kim Jong-un”. La decisione di aumentare le sanzioni è stata presa nonostante la Banca Centrale cinese avesse imposto alle aziende nazionali di interrompere gli affari con la Corea del Nord, in linea con la risoluzione dell’Onu dell’11 settembre, volta a esercitare pressione su Pyongyang. Non è ancora chiaro se tale mossa avrà un impatto o meno sul commercio con la Corea del Nord, dal momento che la Cina è il principale partner commerciale di Pyongyang.

Nonostante le parole dure utilizzate in seno alla 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu, dove il presidente americano aveva promesso di “distruggere totalmente” il regime di Pyongyang se questo avesse continuato a minacciare gli Stati Uniti e i suoi alleati, Trump si è detto disponibile a negoziati pacifici. Quando i giornalisti, giovedì 21 settembre, gli hanno domandato se, a suo avviso, il dialogo con Kim Jong-un fosse possibile, lui ha risposto: “Perché no?”. La tecnica “bastone e carota” con Pyongyang non è una novità. In diverse occasioni, Trump ha mostrato i denti con dichiarazioni dure, rimanendo, però, sempre aperto al dialogo. Ciò è accaduto all’inizio di agosto quando, in seguito alla minaccia di Kim Jong-un di colpire l’isola di Guam, nel Pacifico, dove gli Stati uniti hanno una base militare, il presidente americano aveva minacciato di “ricorrere al fuoco e alla furia” contro la Corea del Nord, se questa avesse davvero continuato a mettere in pericolo gli USA. Subito dopo, tuttavia, Trump aveva dichiarato: “Certamente terremo sempre in considerazione l’opzione dei colloqui”.

Da parte sua, Kim Jong-un, non dato alcun segnale di apertura. Al contrario, in un comunicato ufficiale, ha definito Trump “una canaglia e un gangster a cui piace scherzare con il fuoco”, affermando che, con il suo discorso all’Onu, “invece di convincerlo a sospendere i lanci, gli ha fatto capire che la via scelta è quella giusta”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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