Camerun: giornalisti come terroristi

Pubblicato il 22 settembre 2017 alle 13:16 in Africa Camerun

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Secondo quanto riferito da alcuni osservatori internazionali, le autorità del Camerun stanno applicando la legge anti-terrorismo per arrestare e minacciare i giornalisti, creando un clima di paura in tutto il Paese.

Camerun. Fonte: Wikimedia Commons

Camerun. Fonte: Wikimedia Commons

Tale legislazione era stata adottata nel 2014 per contrastare le attività dei militanti del gruppo terroristico nigeriano Boko Haram, il quale ha compiuto, e continua a compiere, numerosi attacchi anche in Camerun. Amnesty International ha reso noto che, dal luglio 2015 al luglio 2016, Boko Haram ha condotto almeno 200 attacchi terroristici nel Paese africano, di cui 40 attentati suicidi nella regione dell’Estremo Nord, che hanno causato la morte di 480 persone. L’ultimo incidente si è verificato domenica 6 agosto, quando un attentatore suicida si è fatto esplodere nella regione dell’Estremo Nord, uccidendo 7 persone.

Mercoledì 20 settembre, il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) ha reso noto che le leggi anti-terrorismo vengono applicate dalle autorità camerunensi per silenziare i volontari che riferiscono notizie riguardo a Boko Haram e alle proteste in alcune regioni del Paese. Di conseguenza, sempre più giornalisti hanno paura di trattare argomenti politici e, soprattutto in vista delle elezioni del prossimo anno, i reporter stanno evitando di trattare determinate questioni sensibili per paura di essere processati. “Il Camerun sta utilizzando la legislazione statale per zittire le critiche della stampa”, ha riferito Angela Quintal, direttrice dell’Africa Program del Comitato per la Protezione dei Giornalisti, la quale ha aggiunto: “Quando si equipara il giornalismo al terrorismo si crea un ambiente dove sempre meno giornalisti sono disposti a trattare di questioni politiche, per paura subire gravi conseguenze. Il Camerun deve smettere immediatamente di processare i giornalisti come se fossero terroristi”.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera in lingua inglese, le autorità camerunensi si sono rifiutate di commentare la questione. Dall’altra parte, numerosi gruppi umanitari si sono scagliati contro la legislazione anti-terrorismo del Camerun, accusando il governo di commettere abusi di potere.

Non è la prima volta che il Paese africano viene accusato di violazioni nei confronti dei giornalisti. Nel luglio 2015, Ahmed Abba, di Radio France Internationale, è stato condannato a 10 anni di carcere dopo essere stato ripetutamente picchiato e torturato dalle guardie camerunensi. Oltre a lui, altri 4 giornalisti sono stati processati secondo la legislazione anti-terrorismo. Tutti sono stati interrogati di fronte a una corte militare.

Secondo il rapporto annuale di Amnesty International, le autorità del Camerun hanno effettuato arresti, detenzioni, torture e violazioni dei diritti umani anche contro tutti quei cittadini che sono stati sospettati di appoggiare Boko Haram. In particolare, il maggior numero di abusi è avvenuto nei pressi dei confini con la Nigeria e il Ciad, dove opera la Rapid Intervantion Battallion, un’unità militare dell’esercito camerunense. L’organizzazione umanitaria ha altresì reso noto che, a causa dell’instabilità causata dalle offensive di Boko Haram e dai continui raid dei militari nei confronti dei giornalisti e dei civili, circa 199,000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case nella sola regione dell’estremo Nord.

Il Camerun è un Paese dell’Africa centrale che ospita più di 200 gruppi linguistici differenti. Per questo motivo, viene considerato come una “Africa in miniatura”. Nonostante l’instabilità politica, il Camerun detiene il livello più alto di alfabetizzazione del continente. Tuttavia, il Paese è dilaniato da una profonda corruzione, che affonda le radici nel 1961, anno in cui il Camerun ottenne l’indipendenza dalla Francia e dall’Inghilterra. L’attuale presidente, Paul Biya, è al potere dal 1982.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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