Cina: le parole di Trump sulla Corea del Nord sono inaccettabili

Pubblicato il 22 settembre 2017 alle 6:02 in Asia Corea del Nord

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante il suo primo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha minacciato di “distruggere” la Corea del Nord, nel caso in cui Pyongyang attaccasse gli stessi Usa o i loro alleati. Non è il messaggio che il mondo si aspettava dal presidente di un paese che reputa se stesso la guida della comunità internazionale. Non è un messaggio accettabile per i paesi “vicini di casa” della Corea del Nord e soprattutto non è un segnale che possa condurre a un allentamento della tensione. L’editorialista del tabloid per la politica estera del Quotidiano del Popolo Cinese, il Global Times, Leng Chunyang, riassume la lettura della Cina delle parole di Trump e ribadisce le responsabilità degli Usa nella crisi con la Corea del Nord.

La Corea del Nord sta sviluppando un arsenale nucleare per cercare di bilanciare la potenza degli Stati Uniti, perché si sente minacciata. Gli Stati Uniti non dovrebbero porsi sullo stesso livello e competere con Pyongyang nel gioco delle minacce reciproche, scrive Leng Chunyang.

“La rabbia di Trump per le azioni provocatorie di Pyongyang è comprensibile, anche la Cina si oppone alla presenza di armi nucleari in Corea del Nord, per questo si è unita agli altri paesi nel sostegno delle risoluzioni Onu”, tuttavia le risoluzioni e le sanzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu non sono sufficienti per risolvere la questione nordcoreana. Accanto ai provvedimenti del Consiglio, occorre intraprendere azioni concrete per permettere una de-escalation della tensione sulla penisola.

La pressione internazionale sulla Corea del Nord finora non ha dato alcun risultato, anzi, afferma l’analista cinese, “continuare con la pressione fine a se stessa potrebbe condurre Pyongyang sulla via del non ritorno di una guerra sanguinosa”. Una guerra che il popolo cinese e quello coreano non vogliono. L’intera Asia sud-orientale non può accettare le parole di Donald Trump. Affermare di voler distruggere la Corea del Nord, nella lettura cinese, significa affermare di voler distruggere la Cina nord-occidentale e tutta la penisola coreana, perché questo è ciò che accadrebbe se scoppiasse la guerra, analizza Leng Chunyang.

Il compito più importante del presidente degli Stati Uniti è quello di evitare che il conflitto esploda e non quello di mostrare al mondo di poterlo vincere. Ciò che gli Usa dovrebbero comprendere, secondo l’analista cinese, è che la Corea del Nord non è un’isola sperduta nel mare, ma è invece comparabile a un edificio in un quartiere densamente popolato, l’Asia nord-orientale. I vicini di casa di Pyongyang sono Pechino, Seoul e Mosca e nessuno dei tre può accogliere positivamente la volontà di “distruggere la Corea del Nord” di Donald Trump.

Se Washington non riesce a comprendere il desiderio degli altri paesi di risolvere pacificamente la questione del nucleare in Corea del Nord, commette un grave errore strategico. Una guerra nucleare tra Stati Uniti e Corea del Nord si diffonderebbe in tutta l’Asia nord-orientale e sarebbe un grave crimine contro la Cina e la Corea del Sud, spiega il giornalista cinese. “La pace è l’unica via possibile, annientare potenziali minacce alla propria sicurezza con il ricorso alla guerra può essere definita soltanto follia nel 21esimo secolo”, secondo Leng Chunyang. Non ci sono dubbi sul fatto che gli Stati Uniti hanno la forza e la capacità di annientare la Corea del Nord, ma l’unica vera vittoria della comunità internazionale deve essere la risoluzione pacifica della questione del nucleare in Corea del Nord, senza il ricorso alla guerra.

Odiare la Corea del Nord è facile. È facile ricorrere alla forza militare. Non è però una scelta saggia, scrive l’analista cinese. “Gli Stati Uniti insistono nel voler avere il ruolo di guida del mondo intero, ma se vogliono esserlo davvero hanno l’obbligo di risolvere problemi come quello del nucleare in Corea del Nord con soluzioni che rispettino gli interessi dell’intera popolazione mondiale. Mettere pressione soltanto e continuare con le minacce non può essere la via giusta”, ribadisce l’analista.

La tensione tra Stati Uniti e Corea del Nord ha raggiunto il suo picco massimo negli ultimi mesi, con l’incremento dei test missilistici e nucleari di Pyongyang – l’ultimo test atomico, il sesto, è stato condotto il 3 settembre – seguiti da risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contenenti aspre sanzioni economiche volte a mettere sotto pressione la Corea del Nord. Se gli Stati Uniti attribuiscono tutta la colpa della tensione attuale a Pyongyang, la Cina non è d’accordo e continua a ribadire con forza che la responsabilità è condivisa e che le esercitazioni congiunte tra Usa e Corea del Sud sono alla base della paura del regime di Kim Jong-un che il suo territorio venga invaso.

Gli Stati Uniti continuano a credere che mostrare la loro potenza sia sufficiente per spaventare e mettere pressione agli altri paesi, continua l’editoriale di Leng, e affermano di voler difendere la sicurezza loro e dei loro alleati. Se gli Usa sono preoccupati per la loro sicurezza, allora Pyongyang ha tutte le ragioni di esserlo ancora di più? E se il presidente degli Stati Uniti non riesce a mantenere la calma ed evitare le minacce, possiamo aspettarci che a farlo sia il capo del regime nordcoreano, Kim Jong-un? Si chiede l’analista del Global Times.

Pyongyang ha la sua parte di responsabilità, poiché ha continuato a violare le risoluzioni Onu e non si rende conto che il suo sogno di venire accettata come stato nucleare dalla comunità internazionale è irrealizzabile, conclude l’articolo cinese.

Cina e la Russia condannano le azioni della Corea del Nord e hanno sostenuto l’ultima risoluzione Onu dell’11 settembre contenente nuove sanzioni contro Pyongyang, tuttavia chiedono agli Stati Uniti e alla Corea del Sud di fermare le esercitazioni militari congiunte come premessa per il ritorno al tavolo negoziale. Questa è la via a doppio binario o del “doppio stop”, nota anche come “ricetta cinese” per risolvere la questione nordcoreana.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Ilaria Tipà

di Redazione

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