Libia: Salamé presenta l’emendamento dell’accordo di Skhirat

Pubblicato il 21 settembre 2017 alle 6:03 in Africa Libia

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Le Nazioni Uniti stanno cercando di ottenere il supporto internazionale per interrompere lo stallo politico in Libia e porre fine ai disordini in corso nel Paese dal febbraio 2011.

L'Inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé. Fonte: Wikimedia Commons.

L’Inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé. Fonte: Wikimedia Commons.

Mercoledì 20 settembre 2017, durante l’incontro di alto livello sulla Libia, che si è tenuto a margine della 72esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, l’inviato dell’ONU in Libia, Ghassan Salamé, ha presentato  una road map che mira a porre fine alla crisi politica e di sicurezza che il Paese sta vivendo dal febbraio 2011. All’incontro erano presenti 10 capi di stato i cui Paesi sono coinvolti direttamente o indirettamente nella questione libica; tra questi vi erano il Primo Ministro italiano, Paolo Gentiloni, il presidente francese, Emmanuel Macron, il Primo Ministro britannico, Theresa May, il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, e il Primo Ministro libico, Fayez Al-Sarraj.

Secondo quanto riportato da Al-Jazeera in lingua araba, il “piano d’azione” proposto da Salamè includerebbe una proposta di emendamento dell’accordo di Skhirat. Si tratterebbe di cambiamenti istituzionali mirati a creare le condizioni per l’organizzazione di elezioni nazionali. L’obiettivo è la stabilizzazione della Libia, dopo sei anni di conflitto e instabilità.

Tra le modifiche da apportare all’accordo vi sono, in particolare, la riduzione del numero dei membri del Consiglio presidenziale del Governo di accordo nazionale (GNA), che da nove diventeranno tre, e la nomina di un nuovo governo di transizione. Salamé ha sottolineato che vi è un totale consenso da parte della Libia nei confronti della modifica del patto.

L’accordo era stato siglato il 17 dicembre 2015 nella città marocchina di Skhirat dai delegati del Congresso di Tripoli e della Camera di Tobruk per la creazione di un governo di accordo nazionale. Il patto mirava a trovare una soluzione politica alla crisi in Libia. La decisione di modificarlo era stata presa dalle parti libiche l’8 settembre 2017, in occasione della quarta riunione del Comitato di alto livello dell’Unione africana sulla Libia a Brazzaville.

Secondo quanto riferito da Al-Jazeera in lingua araba, il Governo di unità nazionale di Tripoli, formato in base a quanto stabilito nell’accordo, non è stato in grado di insediarsi in modo stabile nella capitale, lasciando il Paese nel caos, in balia di tre diversi governi, ciascuno dei quali legato ad alleanze armate rivali. Si tratta del Governo di unità nazionale, riconosciuto dalla comunità internazionale, con sede a Tripoli, del governo di Tobruk e del Governo di salvezza nazionale libico, che si trova a Tripoli, ma non è riconosciuto dalla comunità internazionale.

A causa delle divisioni all’interno del Consiglio presidenziale, composto da nove membri, il governo di Tripoli non è riuscito ad affrontare la grave crisi di liquidità né a salvare i servizi pubblici. Nonostante la produzione petrolifera sia stata parzialmente ripristinata e le forze locali siano riuscite ad allontanare le milizie dello Stato Islamico dalla roccaforte di Sirte, liberata definitivamente il 12 agosto 2016, il vuoto lasciato nella sicurezza, soprattutto nella zona centrale e meridionale del Paese, persiste e i gruppi armati continuano a controllare l’economia informale.

Nel frattempo, il generale della Libyan National Army, Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk, è riuscito a rafforzare la propria posizione sul territorio, grazie anche al supporto di Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Secondo quanto riferito da Al-Jazeera, il generale sarebbe apprezzato dai propri alleati per la sua posizione anti-islamista, mentre verrebbe accusato dai rivali di voler reimpostare un regime militare, al quale i libici si erano opposti già sei anni fa, quando avevano rovesciato il governo di Muammar Gheddafi, ucciso a Sirte il 20 ottobre 2011.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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