Il vero significato dell’intervento di Trump all’Onu

Pubblicato il 21 settembre 2017 alle 13:04 in USA e Canada

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Con l’intervento alla 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu, il 19 settembre, Donald Trump ha preso le distanze dalle posizioni di Barack Obama, segnando un grande cambiamento.

In un articolo pubblicato su The National Interest, James Jay Carafano, vice presidente della Heritage Foundation, spiega che le parole di Trump hanno sorpreso gran parte degli analisti e degli osservatori, i quali sono ossessionati non solo dalla scelta dei termini fatta dal presidente, ma anche dal suo tono e dai movimenti del corpo. Nel complesso, Carafano esprime una valutazione favorevole dell’intervento di Trump all’Onu.

Da quando ha iniziato il mandato presidenziale, il 20 gennaio 2017, Trump ha sfoggiato due tipi di atteggiamento che Carafano chiama “il Trump showman” e il “Trump serio”. Il primo è quello che lancia invettive su Twitter con un linguaggio infuocato, talvolta scagliandosi contro i propri interlocutori, generando confusione e incertezza. Il secondo  è un leader determinato, esigente e cauto.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Fonte: Wikipedia

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Fonte: Wikipedia

E’ stato il “Trump serio” ad annunciare la nuova strategia americana in Afghanistan, il 21 agosto scorso, rendendo noto il nuovo corso d’azione attraverso un discorso avvincente e moderato. Nell’occasione, il presidente, facendo riferimento all’intervento americano in Afghanistan, aveva riferito: “La nostra nazione deve ottenere un risultato onorevole e durevole che sia valso tutti i sacrifici che abbiamo fatto nel corso di questi 16 anni. Le donne e gli uomini che hanno servito il nostro Paese meritano un piano che conduca alla vittoria”. La stessa determinazione e pacatezza si ritrova in altri incontri bilaterali con leader stranieri, come quello con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che Trump ha ricevuto a Washington il 17 maggio. Nell’occasione, i due leader avevano concordato di unire i propri sforzi contro il terrorismo, rafforzando i rapporti bilaterali, nonostante il clima di tensione dovuto alla questione del supporto americano alle People’s Protection Units (YPG), i curdo-siriani che combattono al fianco della coalizione internazionale a guida americana contro l’ISIS in Siria. Mentre la Casa Bianca li considera alleati preziosi, Ankara li tratta come terroristi al pari dei militanti del Kursidtan Workers’ Party (PKK).

Tuttavia, il “Trump serio” non è stato protagonista di tutti i discorsi di politica estera effettuati finora. Ad esempio, l’intervento di Trump al summit della NATO a Bruxelles, il 25 maggio, è stato più confusionale e caratterizzato da un linguaggio meno attento.

Mentre molte persone tendono ancora a confondere il “Trump serio” con il “Trump showman”, il presidente ha ben chiara tale distinzione, e sa quando agire da “leader del proprio popolo” e quando da “statista mondiale”.

Nel discorso del 19 settembre all’Onu, Trump si è focalizzato principalmente sull’attacco ai Paesi e alle organizzazioni terroristiche, considerati “l’asse del male” ovvero Iran, Corea del Nord, Venezuela, ISIS e Hezbollah. Carafano fa notare che, al di là di questo tema dominante, il messaggio chiave del discorso  è stato più profondo e importante, in quanto il presidente ha rivelato la sua visione sul funzionamento del mondo. La comprensione di tale prospettiva è fondamentale perché aiuta a prevedere anche le future mosse del leader americano. In sostanza, Trump identifica il fondamento dell’ordine internazionale negli Stati forti. Ai suoi occhi, le istituzioni internazionali e multinazionali, invece, costituiscono una superstruttura che, nel momento in cui non risponde agli interessi degli Stati forti, cessa di avere importanza. Più semplicemente: le istituzioni internazionali devono modellarsi sugli interessi degli Stati o vengono tagliate fuori.

Questo messaggio si contrappone alla visione del mondo della Cina e della Russia, le quali respingono l’idea che le istituzioni internazionali dettino regole attraverso cui governare il mondo. Al contrario, Pechino e Mosca prendono e fanno direttamente ciò che vogliono, pretendendo di rimodellare la realtà secondo le loro pretese.

Durante il discorso all’Onu, Trump non ha annoverato esplicitamente Russia e Cina  nella lista dei “cattivi che stanno spargendo violenza nel mondo”. Ciò non significa che il presidente americano li abbia inseriti tra “i buoni”. Al contrario, l’amministrazione Trump li ritiene responsabili di molti problemi internazionali. A giudicare dai fatti, l’amministrazione Trump sta trattando Putin e Xi Jinping come avversari. La frase “dobbiamo rigettare le minacce alla sovranità, come in Ucraina e nel Mar Cinese Meridionale”, pronunciata dal presidente americano all’Onu, ha un significato specifico che si traduce in: “Cina e Russia, sappiate che, se pestate i piedi agli Stati Uniti, gli Stati Uniti li pesteranno a voi”. Il riferimento implicito ai due Stati, rivela altresì che, nonostante gli interessi di Mosca e Pechino siano opposti a quegli degli Stati Uniti, Trump spera che in futuro portino avanti politiche meno conflittuali.

In conclusione, Carafano ritiene che Trump sia uscito vittorioso dal primo intervento all’Onu, in quanto ha esortato il mondo a preservare la libertà e a respingere la gabbia di ferro imposta da alcune istituzioni irresponsabili, da regimi dispotici e da gruppi terroristici.

Sofia Cecinini

di Redazione

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