Trump all’Onu: se la Corea del Nord attaccherà, la distruggeremo totalmente

Pubblicato il 20 settembre 2017 alle 9:53 in USA e Canada

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Trump è intervenuto alla 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu con un discorso infuocato contro la Corea del Nord e l’Iran, riferendo che metterà al primo posto gli interessi degli Stati Uniti nell’ambito di qualsiasi accordo internazionale: “Seguirò una politica basata sul principio del realismo. Gli Stati Uniti saranno grandi amici del mondo per sempre, specialmente degli alleati”.

Nel suo primo intervento di lunedì 19 settembre, il presidente americano aveva utilizzato toni pacati e pacifici, evitando qualsiasi confronto diretto con gli altri leader mondiali. Martedì 20 settembre, al contrario, Trump si è riappropriato della retorica dura, che lo ha sempre contraddistinto fin dalla campagna elettorale.

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Donald Trump. Fonte: Wikimedia Commons

Nel corso dell’intervento, durato 42 minuti, Trump ha giurato di “distruggere totalmente” la Corea del Nord, nel caso in cui gli Stati Uniti e i suoi alleati dovranno difendersi dalle sue continue provocazioni. “Rocket Man sta facendo una missione suicida per sé stesso e il suo regime; gli USA sono pronti, disposti e capaci di rispondere, ma speriamo che non sia necessario. Le Nazioni Unite servono a questo, vediamo cosa faranno”, ha esordito il presidente. Senza nominare esplicitamente la Cina, Trump ha criticato anche Pechino per continuare a collaborare con il regime di Pyongyang, affermando che “è un oltraggio il fatto che alcuni Paesi siano disposti a dare supporto e a vendere armi a Kim Jong-un”. Come è noto, la Cina è il principale partner commerciale della Corea del Nord. Nonostante Pechino non si sia opposta all’ultima Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, adottata l’11 settembre, contro Pyongyang, non si è mai schierata apertamente contro il leader nordcoreano, destando molte critiche a livello internazionale.

Riguardo all’Iran, Trump ha definito la Repubblica islamica “una dittatura corrotta che si nasconde dietro la falsa maschera della democrazia”, e ha poi attaccato il patto nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), concluso dalla precedente amministrazione americana di Barack Obama, il 14 luglio 2015. Fin dalla propria campagna elettorale, Trump aveva definito l’accordo negativamente. Il JCPOA prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte dell’Iran. In linea con la propria posizione, il 18 luglio 2017, Trump ha annunciato l’imposizione di nuove sanzioni contro Teheran, accusando il regime iraniano di aver violato lo “spirito” dell’accordo nucleare. Adesso, il presidente americano avrà tempo fino al 15 ottobre per certificare definitivamente se l’Iran sta rispettando l’accordo o meno. “Il patto nucleare con l’Iran è stato una delle transazioni peggiori che gli Stati Uniti abbiano mai fatto. Francamente, è un imbarazzo per il nostro Paese”, ha affermato ieri Trump all’Onu. La CNN ha riportato che i membri della delegazione iraniana presente all’Assemblea Generale hanno ascoltato attentamente le parole di Trump. Durante il discorso, tuttavia, né il presidente iraniano, Hassan Rouhani, né il ministro degli esteri, Javad Zariff, erano presenti nella sala. In un’intervista precedente all’intervento di Trump, Rouhani aveva criticato il leader americano per la sua posizione contro il patto nucleare, mentre Zariff, ieri sera, ha scritto su Twitter: “Il discorso ignorante di Trump, colmo di odio, appartiene al Medioevo, non al XXI secolo”.

La delegazione israeliana ha particolarmente apprezzato la posizione di Trump verso l’Iran, tanto che il premier Benjamin Netanyahu ha applaudito, riferendo di aver ascoltato “il discorso più audace mai fatto all’Onu in 30 anni”.

Con riferimento al terrorismo, il presidente americano ha affermato che gli Stati Uniti, insieme agli alleati, stanno collaborando in Medio Oriente per “schiacciare i terroristi perdenti” e fermare la formazione di nuovi rifugi sicuri dai quali i jihadisti possano lanciare nuovi attacchi contro i civili. Denunciando le violazioni di sovranità commesse da alcuni Stati nel corso degli ultimi anni, Trump ha citato l’esempio dell’annessione della Crimea alla Russia del 2014, e le azioni del governo venezuelano nei confronti dei propri cittadini. “La dittatura socialista di Nicolas Maduro sta infliggendo pene terribili al popolo del Venezuela. Il suo regime corrotto ha distrutto una nazione prosperosa, imponendo un’ideologia fallita che ha prodotto solo povertà e miseria ovunque”, ha affermato Trump.

Infine non è passata inosservata l’assenza di un riferimento al patto sul clima, questione spinosa per il presidente americano, dal momento che, il primo giugno 2017, ha annunciato di voler ritirare gli USA entro il 2020. Tale patto, firmato il 12 dicembre 2015, in occasione della United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) nella capitale francese, ed entrato in forza il 4 novembre 2016, prevede che i 195 paesi firmatari riducano le emissioni di gas a partire dal 2020. Ad avviso di Trump, l’accordo ha imposto misure oppressive agli USA, che stanno arrecando danno agli affari americani.

Sofia Cecinini

di Redazione

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