Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Pubblicato il 20 settembre 2017 alle 11:18 in Immigrazione Niger

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Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani.

In un articolo pubblicato su Foreign Affairs, Jerome Tubiana spiega il percorso effettuato dai migranti attraverso il Niger per raggiungere i confini libici. Dal sud del Paese, stipati a gruppi di 30 sui camion, i migranti vengono trasportati dai trafficanti fino alla città di Agadez, dove i veicoli vengono controllati presso un check-point prima di intraprendere la traversata del deserto di Ténéré. Al posto di blocco, è prassi che gli autisti, insieme ai documenti, diano soldi agli agenti per farli passare. Ogni lunedì pomeriggio, un convoglio di furgoni scortato da tre veicoli militari, di cui due armati di mitragliatori, inizia un viaggio di 435 miglia verso Dirkou, al confine con la Libia. La scorta è necessaria per difendere dagli attacchi dei banditi, localmente chiamati coupeurs de route, formati da bande di giovani tuareg e di ex membri di altri gruppi di ribelli. Ogni volta che un veicolo del convoglio rimane più isolati, i banditi sfruttano l’occasione per attaccarlo, derubando i passeggeri di tutti i loro averi e, talvolta, sequestrando i furgoni stessi. Le prime 60 miglia di viaggio, che vengono percorse in circa 2 ore, sono le più pericolose, in quanto i veicoli devono attraversare zone montagnose. Oltre tale area, si estende la spianata di Ténéré, dove gli autisti dei camion accelerano la marcia per guadagnare tempo. Il mattino seguente, il convoglio fa tappa a Putis Esport, a metà strada tra Agadez e Dirkou. A quel punto, la maggior parte dei veicoli abbandonano il convoglio, continuando il viaggio verso il confine libico da soli, rischiando gli attacchi dei banditi.

Jerome Tubiana riferisce che, fino al 2016, i convogli erano formati da almeno 100 o 200 veicoli, e che tale viaggio veniva organizzato una volta a settimana. Dal giugno 2016, sotto la pressione dell’Unione Europea, e con la promessa di supporto finanziario, le autorità nigerine hanno iniziato a contrastare tali flussi di migranti, arrestando i trafficanti e confiscando i veicoli. Oggi, soltanto pochi furgoni riescono a passare corrompendo i militari dei check-point, promettendo di non voler raggiungere l’Europa, ma di volersi fermare in Libia.

Cartina geografica.

Cartina geografica.

Il ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti, in occasione di una riunione segreta con 60 leader tribali libici, tenutasi a Roma il 31 marzo 2017, ha spiegato: “Chiudere i confini a sud della Libia significa chiudere i confini meridionali dell’Europa”. Nell’occasione, è stato firmato un accordo di pace, in base al quale i leader tribali hanno accettato di collaborare con le forze di sicurezza italiane per ridurre il flusso di migranti verso l’Europa. In particolare, i Touareg si sono impegnati a controllare i confini con l’Algeria, mentre i Tobou a gli arabi Awlad Suleiman opereranno lungo i confini con il Niger, il Ciad e il Sudan. Dal momento che il sud della Libia costituisce una zona di transito per i trafficanti di esseri umani, di droghe e di armi, il patto mira a ridurre i flussi migratori dalla Libia, e a diminuire il numero delle morti nel Mediterraneo, dove centinaia di persone perdono la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee.

Tutte e tre le comunità tribali hanno interesse a risolvere il conflitto in Libia dove, dal rovesciamento del regime di Muammar Gheddani, nell’ottobre 2011, regna il caos. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è giunto nuovamente sull’orlo di una guerra civile. Oggi, in Libia sono presenti due governi rivali, uno a Tobruk e l’altro a Tripoli, sostenuto dall’Onu e guidato dal primo ministro Fayez Serraj. Entrambi si rifiutano di riconoscere l’autorità dell’altro. Questa situazione di instabilità ha reso il Paese nordafricano un terreno fertile al traffico degli esseri umani, dove i migranti sono soggetti ad abusi continui e, spesso, vengono costretti in centri di detenzione per mesi.

L’Italia, essendo il principale Paese europeo ad accogliere il maggior numero di migranti che attraversano il Mediterraneo, vuole a sua volta che la Libia raggiunga un’unità politica che stabilizzi il Paese e che sia in grado di porre fine all’attività dei trafficanti. Tuttavia, le comunità tribali traggono beneficio dai traffici di esseri umani e, per questo motivo, si aspettano che l’Italia e l’Europa forniscano ingenti aiuti economici. Le parole di un leader di una milizia dei Tobu aiutano a comprendere meglio la questione: “L’UE vuole usarci per combattere i migranti e il terrorismo, ma noi abbiamo i nostri problemi, quali alternative possiamo dare ai nostri giovani che oggi vivono dei traffici? Queste attività non si fermeranno fino a che l’Italia e l’Europa non ci daranno ingenti aiuti economici per compensare le nostre perdite”. Ultimamente, molti gruppi armati libici stanno diventando veri e propri “cacciatori di migranti”, per impedire che questi arrivino nel nord della Libia. Tuttavia, un altro leader tribale ha spiegato che: “Non facciamo queste cose solo per compiacere l’Europa, lo facciamo per i nostri giovani e per difendere il nostro territorio!”.

Ad avviso di Jerome Tubiana, è importante ricordare l’esempio del Sudan per comprendere che l’attuale situazione potrebbe avere risvolti negativi per i leader europei. Nel 2016, le autorità di Khartoum hanno ricevuto alcuni fondi dall’Unione Europea, volti a contenere l’immigrazione. In cambio, il governo sudanese ha posizionato ai confini con la Libia le truppe delle Rapid Support Forces, reclutate tra le milizie della regione del Darfur, regione del Sudan in preda ad un conflitto civile tra le milizie locali ed il governo centrale dal 2003. Ne è conseguito che, il leader delle Rapid Support Forces, il Brigalier Generale Dagalo, abbia dichiarato di aver arrestato 20,000 migranti, minacciando l’UE di riaprire i confini se le autorità europee non avessero fornito ulteriori aiuti economici.

In conclusione, spiega Jerome Tubiana, l’Italia e l’Unione Europea devono essere molto caute nel fare accordi con i leader tribali e con i governi africani, dal momento che le milizie libiche e nigerine che controllano i confini con il Niger, su esempio del Sudan, potrebbero iniziare a ricattare i Paesi europei chiedendo sempre più soldi.

Sofia Cecinini

di Redazione

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