Brasile: il ministro dell’agricoltura sotto accusa

Pubblicato il 19 settembre 2017 alle 14:12 in America Latina Brasile

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Il ministro dell’agricoltura Blairo Maggi è il dodicesimo esponente del governo Temer a finire sotto inchiesta in poco più di un anno, mentre il presidente si prepara ad affrontare una nuova mozione della procura in parlamento.

Blairo Maggi. Fonte:folha

Blairo Maggi. Fonte:folha

La polizia federale brasiliana ha perquisito l’appartamento del ministro dell’Agricoltura, Blairo Maggi, a Brasília, e ha condotto indagini in altri indirizzi legati al ministro nello stato del Mato Grosso, nell’ambito di un’inchiesta condotta dall’ufficio del procuratore generale della Repubblica, per sospetta corruzione.

Blairo Maggi è oggetto di un’indagine da parte della Corte Suprema Federale, con l’accusa di condurre un’organizzazione criminale responsabile di un sistema di corruzione e appropriazione indebita di fondi pubblici nel corso dei due mandati di Maggi come governatore del Mato Grosso (2003-2010 ).

L’inchiesta si basa sulle confessioni di Silval Barbosa, ex governatore dello stato e vice di Blairo Maggi dal 2007 al 2010. La richiesta di perquisizione e sequestro agli indirizzi del ministro è stata presentata dal procuratore generale della Repubblica, Rodrigo Janot, principale accusatore del presidente Michel Temer, e degli ex presidenti Lula da Silva e Dilma Rousseff.

La polizia federale ha reso noto che l’indagine sul ministro dell’agricoltura fa parte dell’indagine nota come “operazione Malebolge” condotta dalle polizie del Mato Grosso, di Brasília e di altri stati brasiliani. Il nome dell’operazione – ha spiegato un portavoce della polizia brasiliana – è un riferimento al diciottesimo canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, dove in un luogo chiamato “Malebolge” sono condannati coloro che hanno peccato di frode.

Nella sua denuncia l’ex governatore Silval Barbosa sosteneva di essere stato coinvolto in un certo numero di irregolarità al cui vertice era Blairo Maggi. Tra queste una sorta di “paghetta” corrisposta ai componenti dell’Assemblea di Stato del Mato Grosso al fine di garantire il sostegno politico per il voto di progetti di interesse del governatore di allora.

L’accusa menziona anche che nel 2010 c’era un accordo tra Silval Barbosa e Blairo Maggi per concorrere di comune accordo il primo per il governo statale e il secondo per il senato. A tal fine, secondo la confessione di Barbosa, era necessario che egli stesso assumesse su di sé i debiti di campagna pur di avere il sostegno di Maggi.

Oltre alla sua testimonianza, Silval Barbosa ha consegnato alcuni video che mostrano il suo ex capo di stato maggiore, Sílvio Côrrea, distribuendo mazzette di denaro ad Emanuel Pinheiro (PMDB, il partito del presidente Temer), ex sindaco di Cuiabá, al deputato Ezequiel Fonseca e agli ex parlamentari Luciane Bezerra , Alexandre Cesar e Jota Barreto, tutti di diversi schieramenti politici, tanto di maggioranza come di opposizione.

In una dichiarazione resa dopo la perquisizione, il ministro Blairo Maggi, che rifiuta di dimettersi, spiega che “non c’è mai stata azione, mia o da me autorizzata, volta ad operare illegalmente nel quadro dell’azione di governo o volta ad ostacolare la giustizia. Non ho nessuna intenzione di oppormi alle indagini perché l’appuramento di tutta la verità è nel mio solo interesse.

Maggi afferma inoltre che non ci sono stati pagamenti “fatti o autorizzati” da lui, e definisce Silval Barbosa “un bugiardo”. “Ho sempre rispettato il ruolo costituzionale delle istituzioni e, in qualità di governatore, ho guidato l’armonioso rapporto tra i poteri dello stato sui pilastri del rispetto degli affari pubblici e dell’etica istituzionale”, ha concluso il ministro.

L’iscrizione di Maggi a registro degli indagati, è la dodicesima che riguarda un ministro del governo Temer dall’ingresso del presidente al palazzo di Planalto nell’agosto 2016.

 

Traduzione dal portoghese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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