REP. DEM. DEL CONGO: UCCISI 36 RIFUGIATI DEL BURUNDI

Pubblicato il 18 settembre 2017 alle 6:01 in Burundi Rep. Dem. del Congo

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Le forze di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo hanno ucciso almeno 36 rifugiati del Burundi, mentre altri 100 sono rimasti feriti, nel corso di scontri emersi intorno alla questione del loro rimpatrio.

Cartina-bandiera della Rep. Dem. del Congo. Fonte: Wikimedia Commons

Cartina-bandiera della Rep. Dem. del Congo. Fonte: Wikimedia Commons

Gli scontri sono scaturiti da una protesta portata avanti dai numerosi rifugiati del Burundi, che sarebbero dovuti essere rimpatriati nel proprio Paese di origine, intorno al rilascio di alcuni connazionali arrestati nella città congolese di Kamanyola, nell’est del Paese.

Il capo della missione di peacekeeping dell’Onu MONUSCO, Maman Sidikou, ha indetto indagini di emergenza, chiedendo agli agenti della Repubblica Democratica del Congo di ricorrere all’uso della forza soltanto in casi di estrema necessità. Allo stesso modo, la UN Refugee Agency ha richiesto l’inizio immediato di indagini per “far luce sul tragico incidente”. Il portavoce Andreas Kirchhof ha riferito ad al-Jazeera in lingua inglese che “le circostanze dell’accaduto sono ancora poco chiare”.

Dall’altra parte, un ufficiale del Ministero dell’Interno locale, Josue Boji, ha riferito che le truppe congolesi hanno cercato disperatamente di contenere i rifugiati che stavano protestando sparando in aria, quando poi sono stati costretti a colpire direttamente gli individui che avevano iniziato a tirare pietre. Il ministro degli Esteri del Burundi, Alain-Aime Nyamitwe, ha scritto su Twitter che “sono necessarie spiegazioni, al più presto possibile”.

Il Burundi, uno degli Stati più poveri al mondo, è caratterizzato da una forte instabilità politica, inaspritasi nell’aprile 2015, quando il presidente Pierre Nkurunziza, in carica dal 26 agosto 2005, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato consecutivo, facendo scoppiare violente proteste in tutto il Paese. Gli scontri hanno costretto più di 380,000 persone a rifugiarsi negli Stati confinanti, soprattutto in Tanzania e nella Repubblica Democratica del Congo. La situazione è talmente grave che, il 6 settembre, le Nazioni Unite hanno accusato il governo del Burundi di crimini contro l’umanità e hanno chiesto alla Corte Penale Internazionale di iniziare un processo il più presto possibile.

La Repubblica Democratica del Congo versa in una situazione simile a quella del Burundi. Nonostante sia uno Stato africano ricco di risorse, le autorità di Kinshasa hanno guadagnato l’indipendenza dal Belgio nel 1960 senza, tuttavia, effettuare una transizione di potere pacifica. La violenza è aumentata e si è estesa in tutta la nazione dopo che il presidente congolese, Joseph Kabila, lo scorso dicembre, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. I leader dell’opposizione hanno firmato un accordo fragile con la coalizione di governo e gli alleati di Khabila, che chiedeva al presidente di ritirarsi dopo le elezioni programmate per la fine del 2017.

Sofia Cecinini

di Redazione

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