IL CIAD E IL TERRORISMO

Pubblicato il 17 settembre 2017 alle 10:07 in Approfondimenti Ciad

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Biandiera del Ciad. Fonte: Wikimedia Commons

Biandiera del Ciad. Fonte: Wikimedia Commons

Il Ciad è uno Stato dell’Africa centrale semidesertico e senza alcuno sbocco al mare, circondato da Paesi caratterizzati da forti instabilità, quali Libia, Sudan, Repubblica Centrafricana, Camerun, Nigeria e Niger. Da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, la storia del Ciad è stata caratterizzata dalla violenza, causata soprattutto dalle tensioni tra i cittadini arabi-musulmani, concentrati nel nord del Paese, e la maggioranza di cristiani e animisti che, invece, vivono nel sud. Nonostante nel 2003 sia iniziata la produzione petrolifera, grazie al completamento di un condotto che collega il Ciad alla costa atlantica, le autorità di N’Djamena, guidate dal presidente Idriss Déby e dal premier Alber Pahimi Padacké, continuano a faticare per cercare di ridurre il tasso di povertà, e per migliorare le condizioni sociali dei cittadini. La situazione umanitaria è ulteriormente aggravata dalle offensive del gruppo terroristico nigeriano, Boko Haram, che è particolarmente attivo nella zona del Lago Ciad, dove i militanti continuano a uccidere civili e a distruggere le abitazioni locali. La violenza dei terroristi ha contribuito ad aumentare il numero di sfollati interni, peggiorando nettamente le condizioni di vita degli abitanti della regione.

Secondo quanto riportato dal governo americano, nel 2016, il Ciad ha intensificato i propri sforzi per migliorare le operazioni anti-terrorismo ma, a causa del peggioramento della crisi finanziaria, le autorità ciadiane hanno riscontrato grosse difficoltà, persino nei pagamenti dei salari alla polizia e ai soldati. Nonostante le scarse risorse economiche abbiano influito sulle attività anti-terroristiche, soprattutto ai confini con il Camerun, il Niger e la Nigeria, l’esercito del Ciad ha preso parte a importanti operazioni militari nei Paesi vicini, continuando a sostenere la Lake Chad Basin Multinational Joint Task Force (MNJTF).

Rispetto al 2015, nel 2016 gli attacchi terroristici di Boko Haram sono diminuiti, soprattutto grazie all’operatività dell’esercito ciadiano. Si ricordano 4 incidenti, tutti avvenuti nella regione del Lago Ciad a gennaio, che hanno causato complessivamente la morte di 3 persone e il ferimento di altre 56. Tutti gli attentati sono stati affettuati per mezzo di bombe.

L’attuale legislazione anti-terrorismo del Ciad è stata adottata il 5 agosto 2015, anche se non è ancora chiaro se qualcuno sia mai stato processato in base a tali norme. In particolare, la legge 034/PR/2015 condanna il terrorismo e prevede pene per coloro che hanno commesso attività terroristiche, infliggendo la pena capitale a coloro che hanno partecipato ad attività di finanziamento, reclutamento, addestramento e hanno partecipazione ad atti di terrorismo. Tale norma prevede inoltre che il sospettato venga trattenuto per 30 giorni prima di poter essere processato. Nel corso del 2016, il direttore generale della polizia nazionale del Ciad ha richiesto che gli agenti venissero addestrati a compiere indagini più approfondite, in modo da rispondere in maniera più efficiente alla crisi di sicurezza, e in modo da migliorare la difesa dei confini. A tal fine, il governo di N’Djamena ha continuato a innalzare i livelli di sicurezza per prevenire e contrastare il passaggio illegale di membri di milizie armate dai Paesi vicini nei propri territori, insieme ad armi e droghe. I controlli alle frontiere sono stati effettuati congiuntamente dalle forze di sicurezza, dai gendarmi, dalla polizia e dai soldati. Nonostante gli agenti ciadiani siano tenuti al rispetto dei diritti umani nello svolgere le proprie funzioni, ci sono stati casi in cui gli ufficiali hanno commesso uccisioni e inflitto torture.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, il Ciad è un membro della Task Force on Money Laundering dell’Africa centrale, e della Financial Action Task Force-style regional body. L’unità di intelligence finanziaria locale, chiamata National Agency for Financial Investigation (ANIF), fa parte dell’Edgmont Group of Financial Intelligence Units. Nel 2003, grazie all’adozione di una legge contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo da parte dell’Economic and Monetary Community dell’Africa centrale, è stato possibile applicare il congelamento immediato degli asset legati alle attività terroristiche.

Per quanto riguarda il contrasto all’estremismo violento, nonostante il governo del Ciad non abbia adottato una strategia, si è sempre sforzato a contrastare tale minaccia all’interno dei propri confini. Nello specifico, le autorità di N’Djamena hanno individuato nella povertà e nella scarsità di opportunità economiche le fonti del fenomeno, il quale è particolarmente propizio tra le persone dello strato sociale più basso. Nel 2016, coloro che si sono arruolati tra le fila di Boko Haram e dell’ISIS provenivano principalmente dall’etnia dei Boudama, originaria della zona settentrionale del lago Ciad. Secondo il governo americano, l’incentivo principale per i giovani a unirsi ai gruppi è stato rappresentato dai legami familiari, anche se ci sono stati casi di individui che si sono radicalizzati attraverso i social network e la propaganda online. L’anno passato, circa 1,000 individui che si erano uniti a Boko Haram sono rientrati in Ciad, delusi dalle aspettative che si erano fatti quando avevano deciso di diventare jihadisti.

A livello della cooperazione regionale e internazionale, il Ciad ha detenuto la presidenza dell’Africa Union nel 2016, rimanendo particolarmente attivo nell’ambito della Trans-Sahara Counterterrorism Partership e della Lake Chad Basin Commission. Il Ciad ha cooperato attivamente anche con il Camerun e la Nigeria nelle operazioni per contrastare Boko Haram lungo i territori di confine. Infine, nel novembre 2016, il Ciad ha firmato un accordo di cooperazione con l’Algeria per rafforzare i legami e la cooperazione in materia di sicurezza.

Sofia Cecinini

di Redazione

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