I DRONI DELL’ISIS

Pubblicato il 16 settembre 2017 alle 10:30 in Approfondimenti Medio Oriente

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Drone ad uso civile. Fonte: Flickr

Drone per uso civile. Fonte: Flickr

L’utilizzo di droni, o aeromobili a pilotaggio remoto, da parte delle organizzazioni terroristiche non è una novità. Nel 2004, i militanti del gruppo paramilitare libanese sciita Hezbollah utilizzarono un Mirsad-1, di manifattura iraniana, per compiere operazioni di ricognizione nei cieli israeliani. Allo stesso modo, i palestinesi di Hamas, della Palestinian Islamic Jihad e di altre organizzazioni locali hanno diffuso alcuni video effettuati con droni, in cui mostravano riprese dell’esercito israeliano dall’alto. Il primo attacco effettuato con un drone è stato registrato nel settembre 2014, quando Hezbollah ha colpito 32 militanti di al-Nusra Front, gruppo affiliato ad al-Qaeda, ad Arsal, in Siria. Recentemente, l’ISIS ha inizato a servirsi di droni per trasportare materiali esplosivi, soprattutto l’Improvised Explosive Devices (IEDs), per colpire i propri nemici.

Secondo quanto riportato dagli studi di Asaad Almohammad e Anne Speckhard, l’ISIS ha sviluppato il proprio programma di droni utilizzando congegni commerciali. Non c’è alcuna prova che le autorità di uno Stato abbiano fornito ai jihadisti dell’ISIS velivoli da guerra, al contrario di quanto è successo a Hezbollah, che si è servito di aeromobili a pilotaggio remoto prodotti in Iran. Man mano che i terroristi di al-Baghdadi hanno iniziato a perdere terreno, sono stati diffusi sempre più filmati effettuati con droni che mostrano operazioni militari, missioni di pattuglia e attacchi in diretta. Secondo i dati raccolti da Almohammad e dalla Speckhard, dall’agosto 2014 al marzo 2017, ci sono stati 20 casi in cui i militanti dello Stato Islamico si sono serviti di droni o per compiere operazioni di sorveglianza e spionaggio, o per attaccare i propri nemici tra la Siria, l’Iraq e la Libia. Nel gennaio 2017, è stato rilasciato un video in cui viene mostrato un drone che sgancia bombe e granate contro alcuni veicoli militari iracheni. Dall’analisi dell’escalation dell’utilizzo dei droni, i due studiosi hanno osservato che l’impiego di velivoli comandati a distanza da parte del gruppo ha contribuito ad accrescere e migliorare le sue capacità combattive.

All’inizio del marzo 2017, l’International Center for the Study of Violent Extremism ha scoperto che l’ISIS aveva fondato un centro per addestrare i militanti a utilizzare i droni, sia a scopo di sorveglianza, sia a scopo di guerra. Tale centro era un ex outlet di vestiti femminili chiamato Banat al-Yawn. Dalla scorsa primavera, sembra che in Siria siano stati avvistati nei cieli diversi aeromobili pilotati a distanza. Il 14 giugno, il Washington Post ha riportato che il Pentagono ha dovuto inviare equipaggiamento militare ulteriore ai propri soldati posizionati intorno a Raqqa, per allestire un sistema anti-droni in grado di sventare i continui attacchi con velivoli comandati dall’ISIS. Tali offensive non hanno causato vittime, ma hanno reso più difficoltose le operazioni dei soldati curdi, alleati della coalizione a guida americana contro lo Stato Islamico, obbligandoli spesso a cambiare postazioni.

Secondo quanto riferito dall’International Center for the Study of Violent Extremism, ogni volta che i militanti dell’ISIS si procurano droni commerciali, li spostano presso un luogo chiamato Panorama Park, a Raqqa, dove vengono modificati e preparati per le operazioni future. Tale base viene utilizzata anche per apportare modifiche e perfezionamenti ad altri dispositivi elettronici e meccanici, ed è gestita principalmente da tre ingegneri: il giordano Abu Azam e i siriani Abu Saad e Abu Usama. Le modifiche più importanti che vengono apportate ai droni consistono nell’installazione di materiale esplosivo al loro interno. Secondo fonti attendibili, nel marzo 2017, l’ISIS è riuscito a caricare un velivolo comandato a distanza con 5 chilogrammi di IED. Una volta completati, i droni vengono mandati presso un secondo centro, impegnato nella loro distribuzione tra le divisioni dei militanti. Tutti i dispositivi difettosi vengono rimandati indietro per essere riparati. In questa seconda base lavorano anche foreign fighters europei, tra cui un inglese, conosciuto con il nome di Abu Jarir, che è il direttore della struttura; il francese Muhammad Jalalia, incaricato di sorvegliare le operazioni, e lo svedese Islam, responsabile della distribuzione. Il comandante generale dell’ISIS che si occupa di tutta la gestione del programma dei droni è Muhammad Islam, un militante inglese di origine malese di circa 30 anni, laureato in Information Technology presso un’università inglese. Il suo braccio destro è il siriano Yahia al-Abdullah, classe 1987 e laureato in Softwar Engineering all’università di Aleppo.

Attraverso i loro studi, Asaad Almohammad e Anne Speckhard hanno concluso che le capacità tecnologiche dell’ISIS sono aumentate significativamente, soprattutto nel corso dell’ultimo anno. A loro avviso, la diffusione massiccia di video e propaganda legati all’uso dei droni è servita per rafforzare il brand dello Stato Islamico, alla luce delle sconfitte subite dai terroristi in Siria e in Iraq. Oltre a continuare a incutere terrore, ciò è altresì servito ai terroristi per continuare a mobilitare seguaci. Gli attacchi rivendicati dall’ISIS in Europa tra il 2016 e il 2017 hanno messo in luce l’adozione, da parte dei simpatizzanti del gruppo terroristico, di nuove tecniche per colpire i nemici. Come è noto, a Nizza, il 14 luglio 2016, a Berlino il 19 dicembre 2016, e a Londra nel marzo e nel giugno 2017, i terroristi si sono serviti di camion e furgoni per investire quante più persone possibili. Tale fatto, ad avviso degli studiosi, dimostra che l’ISIS sta incoraggiando i propri seguaci a ricorrere a strumenti quotidiani, come un’automobile o un coltello, per compiere più facilmente attentati. Dal momento che i droni commerciali sono sempre più utilizzati tra la popolazione civile, soprattutto in Occidente, nel prossimo futuro, potrebbero diventare strumenti di minaccia anche nei Paesi europei, costituendo una nuova sfida per i sistemi di sicurezza. È significativo il fatto che l’ISIS abbia distribuito un elevato numero di guide e manuali per armare e modificare i droni, in modo da renderli strumenti perfetti per compiere attacchi a distanza. Come riferito da Asaad Almohammad e Anne Speckhard, dal momento che il commercio dei droni ad uso civile sta crescendo sempre di più, i leader occidentali potrebbero dover considerare l’adozione di regolamenti preventivi, al fine di salvaguardare i propri Paesi da possibili nuovi attacchi.

Sofia Cecinini

di Redazione

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