BRASILE: NUOVE ACCUSE CONTRO TEMER

Pubblicato il 15 settembre 2017 alle 15:42 in America Latina Brasile

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La procura generale ha presentato al parlamento brasiliano una nuova denuncia per corruzione contro il presidente Michel Temer, che lo scorso agosto era stato salvato dall’impeachment grazie alla mancanza di quorum in parlamento.

Il presidente del Brasile, Michel Temer. Fonte: Wikimedia Commons

Il presidente del Brasile, Michel Temer. Fonte: Wikimedia Commons

Il peggiore degli scenari per il presidente brasiliano Michel Temer torna ad essere la realtà: il procuratore generale, Rodrigo Janot, l’unica persona, secondo la legge brasiliana, in grado convocarlo sul banco degli imputati, lo ha denunciato nuovamente per corruzione e, in questo caso, anche per ostruzione alla giustizia e partecipazione ad un’organizzazione criminale che, secondo l’alto magistrato, ha raccolto illegalmente 587 milioni di reais (158 milioni di dollari) in contanti per il Partito del Movimento Democratico (PMDB), di cui il Presidente è stato alla guida fino all’agosto 2016.

La denuncia arriva un mese e mezzo dopo l’ultima, che Temer riuscì a far insabbiare dalla Camera dei Deputati, dove la denuncia non raggiunse il quorum dei 342 deputati su 513 prevista dalla costituzione.

L’accusa si basa su un’inchiesta della Polizia Federale che ha concluso che Temer era a capo di una trama volta a raccogliere tangenti, in cui partecipavano anche molti compagni di partito. La maggior parte dei crimini avvenne, secondo la denuncia, all’inizio dell’ultimo decennio, quando Temer era deputato, ma solo ora la giustizia brasiliana è riuscita a raccogliere le prove necessarie per mettere sotto accusa Temer, che nel frattempo era diventato vicepresidente e poi presidente del paese.

Janot, che fra tre giorni lascia la procura generale, non vuole lasciare nulla di intentato, nonostante tre denunce presentate dal procuratore contro il presidente non abbiano portato a nulla. La procura, tuttavia ha dimostrato ampiamente, grazie a numerose testimonianze, che Temer ha “acquistato il silenzio” di alcuni politici corrotti già detenuti.

In particolare hanno testimoniato contro Temer Joesley Batista, il magnate del gigante della carne JBS, principale finanziatore “oscuro” del partito e Lúcio Funaro, responsabile del PMDB per il riciclaggio di denaro proveniente da operazioni illecite.

Secondo la relazione, il gruppo corrotto guidato da Temer era addirittura conosciuto con il nomignolo di “banda PMDB” e comprende alcuni grandi nomi della politica brasiliana recente, molti di loro già imprigionati e disposti a raccontare alla polizia tutto ciò che conoscono in cambio di un riduzione della pena: il temuto ex-presidente della Camera dei Deputati e principale responsabile dell’impeachment dell’ex presidente Dilma Rousseff, Eduardo Cunha; l’exministro Geddel Vieira Lima, già collaboratore dell’ex presidente Lula da Silva, anch’egli condannato, e i leader delle due correnti del Partito del Movimento Democratico Brasiliano e principali collaboratori di Temer: Moreira Franco e Eliseu Padilha.

In realtà, i motivi espressi dal procuratore nella denuncia sono molto chiari. Queste confessioni costituiscono un vero e proprio arsenale di accuse contro Temer, un presidente soffocato da innumerevoli incriminazioni in casi di corruzione, ma sono inficiate da un dubbio: l’inimicizia politica tra il procuratore e il presidente, che consente a Temer di presentarsi come “perseguitato” dalla giustizia, guadagnando così appoggi in un parlamento dove oltre la metà dei deputati e dei senatori è inquisito. Ogni denuncia contro il presidente, infatti, deve essere sottoposta a due voti parlamentari prima di giungere alla Corte Suprema: prima votano i quaranta deputati che costituiscono la Commissione Costituzione e Giustizia e poi il plenum della Camera. Ogni voto è un’opportunità per Temer di interrompere il processo, ma anche questo rischia di diventare un problema per il presidente: nel caso precedente, lo scorso agosto, i favori promessi in cambio di voti favorevoli sono stati per settimane al centro del dibattito politico e mediatico di Brasilia. Il procuratore Janot, di conseguenza, sta dosificando ogni denuncia, in modo tale che ogni voto possa trovare un presidente con margini di manovra parlamentare sempre più ridotti.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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