VENEZUELA: IL RUOLO DELLA RUSSIA

Pubblicato il 14 settembre 2017 alle 5:55 in Russia Venezuela

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Analisti statunitensi preoccupati per la crescente presenza russa in Venezuela lanciano l’allarme: il rischio è che si ripeta quello che è accaduto in Siria.

Il presidente Maduro. Fonte:jis.com

Il presidente Maduro. Fonte:jis.com

In un paese iniziano manifestazioni di piazza contro un presidente-autocrate, seguite da una violenta repressione che lascia sul terreno decine di morti. La repressione causa ulteriori manifestazioni e il paese precipita in una spirale di violenza. Il Presidente degli Stati Uniti accusa il presidente di essere un dittatore e annuncia che deve andarsene. L’Unione Europea si dice d’accordo, ma la minaccia di intervento militare rimane una minaccia, finché Vladimir Putin mette la Russia al centro della crisi, sostiene il governo in carica e assume il ruolo di principale attore straniero nel paese.

È quanto accaduto in Siria – spiegano gli analisti statunitensi Moisés Naim e Andrew Weiss sulle colonne del País – ed è quel che, per disgrazia di Trump, sta accadendo in Venezuela. Certo, la Russia non ha in Venezuela le basi militari e gli interessi strategici che aveva in Siria, ma il regime chavista è un ottimo cliente e soprattutto un alleato alle porte degli Stati Uniti.

Mosca, fino a qualche tempo fa, era per Caracas il principale fornitore di armi: il Venezuela ha acquistato dalla Russia, tra il 2001 e il 2011, armi per un valore di 11 miliardi di dollari. Oggi, tuttavia, la Federazione è diventata il prestatore di ultima istanza di un Venezuela in piena bancarotta.

Con l’aumento dei problemi economici e politici, il Venezuela ha ridotto l’acquisto di armi dalla Russia ed ha iniziato a ricevere grano ed energia. Mosca ha ricevuto, negli ultimi anni, i diritti di esplorazione e sfruttamento di diversi giacimenti petroliferi nel paese latinoamericano, in cambio dell’aiuto economico e materiale concesso a Caracas.

Uno dei motivi per cui Maduro ha deciso di scavalcare l’Assemblea Nazionale, era l’opposizione del parlamento ad un prestito concesso dalla Russia, che già a dicembre 2016 aveva effettuato un’imponente spedizione di grano e cereali per frenare il deficit di beni alimentari che attanaglia Caracas, con l’accordo del governo Maduro e nonostante l’opposizione del parlamento.

Le sanzioni varate dagli USA e il rischio che la UE faccia la stessa cosa a breve, costringono Caracas, che nei prossimi dodici mesi deve pagare oltre 5 miliardi di debiti in scadenza, a far ricorso all’unico paese disposto a concedere crediti: la Russia di Putin.

Ad erogare i fondi sarebbe l’azienda petrolifera di stato russa, la Rosneft, a quella venezuelana, la PDVSA, che negli ultimi anni ha ricevuto crediti dalla Rosneft per altri 5 miliardi di dollari. In cambio Caracas ha dovuto concedere all’azienda russa i diritti di commercializzazione del crudo in diverse aree del mondo. In tal modo Mosca ci guadagna e la PDVSA subisce di meno il contraccolpo delle sanzioni statunitensi. La Rosneft, d’altronde, supplisce alle forniture della PDVSA ai paesi dell’America Centrale e dei Caraibi quando i venezuelani non sono in grado di consegnare i barili concordati. Considerata la vitale importanza diplomatica delle forniture di petrolio a piccole nazioni che votano a favore di Caracas in tutti i consessi internazionali, il sostegno di Mosca assume un valore che va ben oltre il mero appoggio materiale ed economico.

La posizione politica di Mosca nella crisi venezuelana è conseguenza degli interessi economici in gioco. Il ministro degli esteri Lavrov ha condannato le sanzioni statunitensi e le ingerenze straniere in Venezuela, e la Russia ha riconosciuto l’Assemblea Costituente voluta da Maduro come organo legislativo del paese sudamericano, ammettendo dunque l’esautorazione dell’Assemblea Nazionale eletta nel 2015.

Non è un caso se il Vaticano, nel tentativo di mediazione con Cuba, che avrebbe dovuto condurre alla sostituzione di Maduro con un chavista moderato, ha fatto ricorso ai buoni uffici di Mosca.

Per il momento la scommessa di Putin è di carattere puramente economico, e nonostante la fluidità della situazione venezuelana, sembra che Maduro sia ormai in grado di controllare il paese, per cui è difficile immaginare un intervento diretto di Mosca in stile siriano, ma gli analisti ribadiscono l’allarme: Vladimir Putin non si lascerà sfuggire il controllo di un paese in un continente che gli Stati Uniti erano abituati a considerare “il cortile di casa”.

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.