LA COREA DEL NORD SOVRASTA IL GIAPPONE

Pubblicato il 14 settembre 2017 alle 17:22 in Asia Giappone

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Le ultime dimostrazioni di forza della Corea del Nord, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, costituiscono una minaccia senza precedenti per il Giappone. Stupisce il modo in cui il Giappone si è fatto trovare impreparato davanti ai progressi militari della Corea del Nord. Il Giappone è rimasto a guardare per troppo tempo e ora il divario tra i due Paesi appare troppo grande.

Il 29 agosto,  Pyongyang ha lanciato un missile balistico che ha sorvolato l’isola giapponese di Hokkaido. Subito dopo, il 3 settembre, ha testato una bomba a idrogeno sotterranea che ha provocato un terremoto di magnitudo 6,3 in tutta la Corea del Nord. In reazione, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, l’11 settembre, ha adottato una nuova risoluzione volta a esercitare pressione sul regime nordcoreano, al fine di contrastare lo sviluppo del suo programma nucleare.

Bandiera del Giappone, fonte: Wikipedia Commons

Bandiera del Giappone, fonte: Wikipedia Commons

Il Giappone è particolarmente preoccupato, in quanto non possiede un sistema di sicurezza in grado di difendere il territorio nazionale da minacce di natura atomica e missilistica. In un articolo per il New York Times, Yoichi Funabashi, direttore di Asia Pacific Initiative, spiega che qualsiasi eventuale attacco americano contro la Corea del Nord produrrebbe effetti negativi su Tokyo, il quale è esposto ai missili di Pyongyang, senza avere i mezzi per difendersi in modo adeguato. Il Ministero della Difesa giapponese ha in programma di portare a 8 il numero delle navi da guerra munite dei sistemi di difesa missilistici, i quali, però, non saranno operativi fino al 2021. Il nuovo ministro della difesa giapponese, Itsunori Onodera, ha annunciato di voler rafforzare le capacità militari del suo Paese. L’obiettivo sarebbe quello di rendere possibili azioni preventive nei confronti del leader nordcoreano Kim Jong-un. Nonostante le buone intenzioni, appare evidente che il Giappone è costretto a una corsa contro il tempo. Avrebbe dovuto attrezzarsi prima. Ora è tardi. Il vantaggio militare della Corea del Nord è diventato troppo grande. Potrebbe essere colmato, ma occorrerebbero troppi anni.

Bisogna aggiungere che, se anche il Giappone decidesse di potenziare i sistemi di difesa terrestri, dovrebbe fare i conti con una serie di vincoli economici e politici. In primo luogo, l’installazione di nuovi sistemi di difesa prevederebbe una spesa molto alta, che Tokyo non ha intenzione di fare fino almeno al 2018. In secondo luogo, qualsiasi balzo in avanti in campo militare violerebbe l’accordo sulla sicurezza con gli Stati Uniti, firmato l’1 settembre 1951 a San Francisco, dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale, il quale prevede che il Giappone mantenga un ruolo difensivo, delegando qualsiasi intervento militare a Washington.

Di fronte a tali limitazioni, alcuni esperti americani hanno avanzato l’ipotesi che il Giappone sviluppi un proprio arsenale nucleare, opzione improbabile, dal momento che la nuclearizzazione del Paese asiatico metterebbe a rischio tutti gli sforzi di denuclearizzazione, convalidando allo stesso tempo lo sviluppo del programma atomico della Corea del Nord.

Date queste evidenti difficoltà, il Giappone non ha altra scelta che perseguire la strada diplomatica per porre fine alla crisi con la Corea del Nord, chiedendo aiuto agli Stati alleati per organizzare negoziazioni pacifiche con Pyongyang. Le recenti azioni di Kim Jong-un hanno fatto sì che gli USA, il Giappone e la Corea del Sud collaborassero a stretto contatto per trovare una soluzione alla crisi, nonostante le divergenze tra Tokyo e Seoul, legate alla questione irrisolta dell’invasione giapponese della penisola coreana negli anni ’30 e ’40. Questa alleanza trilaterale potrebbe porre le basi per futuri colloqui con la Russia e la Cina che, a loro volta, potrebbero facilitare la ripresa dei negoziati pacifici con Pyongyang. Non a caso, l’ultima Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu contro la Corea del Nord, adottata all’unanimità, ha dimostrato che un accordo tra questi Paesi è possibile.

Sofia Cecinini

di Redazione

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