DIAMO LA PAROLA ALLA COREA DEL NORD: IL NUCLEARE E’ PER DIFENDERCI

Pubblicato il 14 settembre 2017 alle 6:04 in Asia Corea del Nord

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La Corea del Nord si è impegnata ad accelerare lo sviluppo del suo programma nucleare e missilistico, in risposta alla nuova risoluzione dell’Onu e alle sanzioni in essa contenute. Pyongyang ha anche ribadito la natura difensiva delle sue armi nucleari e la responsabilità degli Stati Uniti nell’escalation di tensione sulla penisola coreana.

Pyongyang ha condannato e rifiutato le nuove sanzioni imposte dalla risoluzione 2375 delle Nazioni Unite approvata l’11 settembre dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu all’unanimità. Le sanzioni, ha affermato il Ministro degli Esteri della Corea del Nord, “costituiscono una barricata nei confronti della nostra economia e sono state guidate dagli Stati Uniti, mirate a soffocare lo stato e il popolo nordcoreano”.

La nuova risoluzione delle Nazioni Unite, scrive l’agenzia di stampa ufficiale del regime di Kim Jong-un, è stata “pilotata dagli Stati Uniti ed è servita come occasione preziosa per confermare che la strada che la Corea del Nord ha intrapreso è corretta. È stata un’occasione per rafforzare la sua risolutezza nel proseguire lungo la stessa strada a un ritmo ancora più sostenuto, senza alcuno scostamento, finché la sua battaglia non sarà finita”.

Il progetto degli Stati Uniti di impedire lo sviluppo della Corea del Nord e di disarmarla attraverso l’uso di “sanzioni e pressione senza precedenti, per poi conquistarla con l’aiuto delle armi nucleari è ora più chiaro che mai e la Corea del Nord raddoppierà gli sforzi per aumentare la sua forza al fine di salvaguardare la sovranità e il diritto di esistere del suo paese e per tutelare la pace e la sicurezza della regione, creando un equilibrio di fatto con gli Stati Uniti”, conclude il comunicato della KCNA.

In un altro articolo, apparso mercoledì 13 settembre, l’agenzia di stampa del regime di Kim Jong-un riafferma il valore puramente difensivo del programma nucleare e missilistico del suo paese.

“L’accelerazione del programma nucleare della Corea del Nord è una misura per l’autodifesa, per la difesa della sovranità nazionale di fronte alle minacce nucleari e belligeranti degli Stati Uniti e dei loro seguaci”, scrive la KCNA.

Dal punto di vista di Pyongyang, il possesso di armi nucleari è la chiave per garantire la difesa del paese e trovarsi in una situazione di parità, almeno virtuale, con gli Stati Uniti. La colpa dell’escalation della tensione sulla penisola coreana è tutta degli Stati Uniti, secondo la KCNA. “Anche dopo che la Corea del Nord è entrata in possesso di armi nucleari, le esercitazioni belligeranti degli Stati Uniti non sono finite, anzi sono divenute più frenetiche. La politica ostile dell’amministrazione Trump nei nostri confronti ha condotto la penisola coreana a una situazione allarmante e fuori controllo”, scrive l’agenzia stampa del regime.

Secondo Pyongyang, gli Stati Uniti si basano su una teoria che non può funzionare. La teoria prevede che “la Corea del Nord sopravvive se abbandona il nucleare e obbedisce agli Usa, ma non tollera la nostra esistenza se siamo in possesso di armi nucleari e manteniamo l’indipendenza”, spiega la KCNA.

Le parole dell’agenzia di stampa nazionale della Corea del Nord sono forti, ma sono “la risposta più modesta che Pyongyang avrebbe potuto dare alla nuova risoluzione dell’Onu”, secondo il Ministro per l’Unificazione della Corea del Sud.

La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu 2375 approvata all’unanimità l’11 settembre è stata il risultato di un delicato negoziato tra gli Stati Uniti, la Cina e la Russia. Gli Usa avrebbero voluto imporre maggiore pressione su Pyongyang e nella loro bozza di risoluzione chiedevano l’embargo di tutte le importazioni di petrolio e carburanti verso la Corea del Nord, il congelamento degli asset di Kim Jong-un, il blocco del commercio di prodotti tessili e il fermo a tutti i bonifici diretti in patria da parte dei cittadini nordcoreani diretti all’estero. La Cina e la Russia erano contrarie a una risoluzione troppo drastica, poiché auspicano il ritorno al dialogo e volevano evitare che Pyongyang si sentisse messa alle strette e ricorresse a nuovi test. La risoluzione 2375 esprime, in modo relativamente moderato, entrambe le posizioni. Le importazioni di carburanti non sono soggette a embargo totale, ma a forti limitazioni. Rimane il blocco del commercio dei prodotti tessili, non vengono congelati gli asset di Kim Jong-un, ma vengono bloccati i bonifici in patria dei residenti all’estero. La risoluzione chiede anche il ritorno al tavolo negoziale e predilige la via pacifica per la risoluzione della crisi nordcoreana.

Ilaria Tipà

di Redazione

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