GLI IMMIGRATI E L’IPOCRISIA DEI DIRITTI UMANI

Pubblicato il 13 settembre 2017 alle 10:08 in Il commento

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Nataly cravatta viola 1

La Francia non ha riguardo per la tutela dei diritti umani quando si tratta di salvaguardare i propri interessi in Africa. Il Ciad, su cui esercita un dominio incontrastato, è stato governato per otto anni da Hissène Habré che, il 30 maggio 2016, ha ricevuto una condanna all’ergastolo per crimini gravissimi contro l’umanità da un tribunale speciale del Senegal. Hissène Habré, noto come il “Pinochet d’Africa”, è stato condannato per stupri, massacri, rapimenti, torture e per l’uccisione di circa 40 mila ciadiani tra il 1982 e il 1990. Quando i governanti francesi ritennero che non fosse più affidabile, fu abbattuto da Idriss Deby, l’attuale presidente del Ciad, il quale riceve critiche durissime da parte di Amnesty International.

La Francia ha sostenuto, alimentato e rafforzato tutti i dittatori del Ciad, salvo favorire la loro caduta quando si mostravano poco affidabili. A dimostrazione degli ottimi rapporti con il brutale Hissène Habré, ricordiamo l’accordo che la Francia strinse con questo dittatore grazie al quale ha potuto impiantare centinaia di soldati a N’Djamena, la capitale del Ciad, nell’ambito dell’operazione “Epervier”, durata ben ventotto anni, dal 13 febbraio 1986 all’1 agosto 2014. Terminata tale operazione, la Francia ha stretto un accordo con Idriss Deby per avviare l’operazione “Serval”, dall’11 gennaio 2013 al 15 luglio 2014. Terminata anche quest’operazione, la Francia ha stretto un nuovo accordo – e siamo a tre – con Idriss Deby e altri dittatori africani per poter avviare l’operazione “Barkhane”, iniziata l’1 agosto 2014, che consente a 3000 soldati francesi di stazionare in cinque Stati africani ovvero Mali, Ciad, Burkina Faso, Mauritania e Niger. Vale la pena ricordare che, in Mauritania, un’altra ex colonia francese, esiste ancora la schiavitù, continuamente denunciata dalle organizzazioni per la tutela dei diritti umani, nonostante sia stata legalmente abolita nel 1981. Per citare un caso tra i numerosi, il 24 dicembre 2014, un blogger di trent’anni, Mohamed Cheikh Ould Mohamed, è stato condannato a morte da un tribunale di Nouadhibou, nel nordest della Mauritania, per avere pubblicato in internet una frase su Maometto del tutto priva di contenuti offensivi, ma ritenuta blasfema dai giudici. Siccome la pena di morte in Mauritania, dove vige la Sharia, non veniva applicata dal 1987, balza agli occhi che la Mauritania, nonostante i rapporti molto stretti con la Francia, continua a violare i diritti umani.

La Francia, che oggi si scandalizza per i campi profughi in Libia, è abituata a tollerare la violazione sistematica dei diritti umani nei paesi africani su cui esercita un controllo molto stretto. Se i lettori presteranno attenzione alle date, si accorgeranno che la Francia, passando da un’operazione all’altra, e stringendo accordi con qualunque tipo di dittatore, non ha mai ritirato i propri soldati da quei paesi dell’Africa che ricadono sotto il suo controllo. La lista delle ex colonie francesi in Africa è talmente lunga da non poter essere riportata per motivi di spazio. A parlar chiaro si fa prima: la Francia ha abbattuto Gheddafi, non per amore dei diritti umani, ma nella speranza di sostituirlo con un dittatore amico e aggiungere la Libia alla lista dei paesi africani su cui esercita il proprio dominio. Pur ribadendo l’orrore dei campi profughi, Andrea Cangini ha fatto bene a richiamare l’attenzione sull’ipocrisia della Francia in materia di diritti umani. La Francia dovrebbe spiegare come intende gestire il problema dei diritti umani non solo in Libia, ma anche in Ciad. La quantità di abusi e violenze di cui è accusato l’attuale dittatore del Ciad desta imbarazzo proprio come la foto in cui Macron lo abbraccia affettuosamente in occasione del meeting sull’immigrazione del 28 agosto 2017 a Parigi. Qualunque discorso sui diritti umani in Africa implica un discorso sul sostegno francese ai peggiori dittatori africani.

Grazie di leggere Sicurezza Internazionale.

(Articolo pubblicato per gentile concessione del “Quotidiano Nazionale”)

di Alessandro Orsini

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